Ondate di calore, scoperto da dove (e come) arriva il caldo estremo nel Mediterraneo
Una nuova ricerca potrebbe aiutarci a prevedere e affrontare le ondate di calore estremo nel Mediterraneo: cosa hanno scoperto.
Il Mediterraneo sta affrontando ondate di calore marine sempre più frequenti, lunghe e intense. Dati alla mano, si riscalda il 20% più velocemente rispetto alla media globale. Questa tendenza mette in pericolo la vita marina, oltre alle economie costiere e alla stessa salute umana.
Ma da dove scaturiscono queste ondate estreme? Una nuova ricerca pubblicata su Nature Geoscience, condotta dalla Dottoressa Giulia Bonino del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) di Bologna, ha svelato il meccanismo alla base di questi fenomeni.
Il nuovo studio
Al centro di questa ricerca, come anticipato, c’è il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), istituzione di ricerca pubblica con sede a Bologna. Lo studio intitolato Mediterranean summer marine heatwaves triggered by weaker winds under subtropical ridges è stato coordinato dalla Dottoressa Giulia Bonino con un approccio innovativo, analizzando centinaia di eventi di ondate di calore marine tramite dati satellitari avanzati e analisi di clustering gerarchico, combinati con dati di rianalisi ERA5 ad alta risoluzione.
Lo studio dimostra in modo definitivo che le dorsali subtropicali persistenti sono il principale innesco delle ondate di calore marine nel Mediterraneo. Si tratta di sistemi di alta pressione – che conosciamo come anticicloni africani, che trasportano aria calda dall’Africa verso l’Europa. Principalmente si verificano in estate, ma è la loro persistenza a cambiare tutto, trasformandoli in un fattore critico.
Quando queste dorsali si stabilizzano sul bacino del Mediterraneo per cinque giorni consecutivi o più, diventano stazionarie, interrompendo il normale movimento dei sistemi meteorologici e questa stagnazione prolungata provoca un significativo indebolimento dei venti prevalenti. Se i venti si indeboliscono, il mare non riesce più a disperdere calore in modo efficace e quindi l’acqua si riscalda molto più velocemente.
Possiamo prevedere le ondate di calore estremo?
Per gli esperti, questa ricerca può rappresentare un vero e proprio punto di svolta nell’ottica della previsione climatica. Identificando gli specifici inneschi atmosferici, i sistemi di allerta precoce possono ora andare oltre il semplice monitoraggio delle soglie di temperatura, tenendo conto anche di questa concomitanza di fattori.
Le ondate di calore marine hanno effetti deleteri per gli ecosistemi marini, perché causano stress termico, sbiancamento e cali di popolazione per specie sensibili come coralli e pesci. Inoltre hanno un impatto negativo anche su pesca e turismo, alimentando siccità e carenze idriche con danni anche per l’agricoltura e la sicurezza alimentare.
Sono tante le ragioni per cui sarebbe davvero una svolta prevedere questi fenomeni. Individuando le dorsali subtropicali persistenti e i conseguenti venti indeboliti come il principale innesco delle ondate di calore marine, gli scienziati possiedono ora una comprensione molto più chiara di come e perché si verificano questi eventi, con la possibilità di costruire sistemi di allerta precoce più accurati.
In un Mediterraneo che si sta riscaldando più velocemente della media globale, ciò rappresenta un passo cruciale in avanti nei nostri sforzi collettivi per adattarci e mitigare le profonde sfide poste da un clima in continuo mutamento.



















