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SCIENZA

Un nuovo studio ribalta le nostre convinzioni su Titano, la luna di Saturno

Un nuovo studio mette in discussione ciò che pensavamo su Titano, la luna più grande di Saturno: gli scienziati hanno visto qualcosa di insolito.

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Per quasi vent’anni, la comunità scientifica ha considerato Titano, la luna più grande di Saturno, come uno dei luoghi più promettenti per la ricerca di vita extraterrestre: un "mondo oceanico", che si muove per decine di chilometri sotto uno spesso strato di ghiaccio. A quanto pare, però, quest’immagine potrebbe essere sbagliata. Una nuova ricerca pubblicata su Nature e presentata al convegno annuale dell’American Geophysical Union sta mettendo in discussione questa certezza, suggerendo che Titano potrebbe essere più solido e meno "acquatico" di quanto pensassimo.

Il nuovo studio su Titano

Lo studio Titan’s strong tidal dissipation precludes a subsurface ocean, guidato da Flavio Petricca, scienziato planetario del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, afferma che sebbene Titano possa aver ospitato un oceano globale in passato, oggi quel mondo sarebbe quasi completamente ghiacciato.

Questa scoperta non solo riscrive la storia geologica della luna di Saturno, ma apre un acceso dibattito tra gli esperti che per anni hanno analizzato i dati della storica missione Cassini. È stato proprio grazie ai dati di questa missione che, alla fine degli anni 2000, avevano provato l’esistenza di questo oceano sotterraneo. Si trattava principalmente di esperimenti radio: misurando le minuscole variazioni nella velocità della sonda, causate dalla gravità della luna, i ricercatori avevano osservato che Titano subiva delle deformazioni elastiche significative, come delle maree indotte dall’attrazione di Saturno. Questo innalzamento e abbassamento della superficie si poteva spiegare solo con la presenza di uno strato liquido, appunto.

Eppure la conclusione, oggi, sembra essere errata. Petricca e il suo team hanno riscontrato alcune incongruenze: "Se Titano avesse un oceano, la luna non dovrebbe emettere così tanto calore [circa 4 terawatt, ndr]: la maggior parte del calore d’attrito generato dalla sua flessione andrebbe invece a mantenere l’oceano caldo e liquido".

Ma non solo. Sempre secondo quanto riportato nel nuovo studio, la presenza di un oceano interno avrebbe dovuto agire come una sorta di "freno", rendendo circolare l’orbita di Titano nel corso dei millenni. Orbita che resta tuttora ellittica.

Il nuovo modello

Ma quindi cosa c’è sulla luna più grande di Saturno? Il nuovo modello proposto descrive un mondo con circa 500 chilometri di ghiaccio che poggiano direttamente su un nucleo roccioso di 2.000 chilometri. Petricca spiega che questo schema è l’unico in grado di spiegare le osservazioni precedenti e le ultime: "Questa è la prima volta che tutto viene spiegato contemporaneamente da un singolo modello. Questa è la prova più convincente che abbiamo".

Il team di ricerca ipotizza che l’oceano si sia solidificato in tempi geologicamente recenti (decine o centinaia di milioni di anni fa) e che l’acqua sia ancora presente sotto forma di "zone di fusione" o camere isolate all’interno del ghiaccio. Una configurazione "a chiazze" che potrebbe essere potenzialmente più interessante per la ricerca di vita extraterrestre. Lo spiega Ashley Schoenfeld, geologa planetaria del JPL: "Gli oceani sono molto grandi e molto diluiti, e non rappresentano necessariamente un ottimo modo per concentrare materiali importanti per la vita. Un mondo pieno di piccole camere fuse è un argomento ancora più convincente a sostegno del potenziale astrobiologico di Titano".

Il nuovo modello appare solido, ma c’è chi ha delle perplessità. La sfida dei ricercatori adesso è soltanto una: capire quale meccanismo fisico impedirebbe a queste zone fuse di fondersi nuovamente in un oceano globale, assorbendo il calore d’attrito. Bisognerà attendere il 2034, quando la missione Dragonfly della NASA farà atterrare un drone-elicottero su Titano.