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Potrebbero aver trovato una nuova specie di antenato umano: la scoperta

I resti di un Australopithecus, ritrovati alcuni anni fa in Sudafrica, potrebbero appartenere ad una nuova specie di antenato dell'uomo: ecco cosa sappiamo su questa scoperta.

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Fossili 123RF

Siamo forse ad un passo dal rivelare un nuovo tassello di quel misterioso e affascinante puzzle che è l’evoluzione dell’uomo. Un recente studio, condotto da un team di scienziati australiani sui resti fossili di un antenato umano conosciuto con il nome di Little Foot, potrebbe in effetti regalare un “ramo” inedito al nostro albero genealogico. Di cosa si tratta? L’ipotesi dei ricercatori è che lo scheletro di Australopithecus ritrovato alcuni anni fa in Sudafrica potrebbe appartenere ad una specie del tutto nuova. Ecco che cosa sappiamo finora.

Little Foot, lo scheletro più completo di Australopithecus

Questa storia ha inizio molti anni fa: nel 1994, il paleoantropologo Ronald Clarke dell’Università del Witwatersrand di Johannesburg ha scoperto qualcosa di sensazionale. Analizzando dei frammenti provenienti da un sistema di grotte di Sterkfontein, in Sudafrica, lo scienziato ha individuato la presenza di alcune ossa che non appartenevano a scimmie cercopitecoidi come tutte le altre. Studiandole più a fondo, Clarke si è reso conto che dovevano essere di un ominide, quindi le ha catalogate come appartenenti al genere Australopitechus. Le quattro ossa, parte del piede sinistro di un nostro antenato, hanno quindi dato il via ad una lunghissima campagna di scavi durata oltre 20 anni.

Il risultato è incredibile: dalle ricerche sono emersi i resti fossili di gran parte dello scheletro di questo ominide, rappresentanti circa il 90% del totale (in confronto, della molto più famosa Lucy possediamo “soltanto” il 40% dello scheletro). Viste le piccole dimensioni delle ossa del piede, le prime ad essere state ritrovate, si è deciso di dare al nostro antenato il nome di Little Foot. Clarke, autore di questa notevole scoperta, ha ritenuto di essere di fronte allo scheletro di un Australopithecus prometheus, mentre altri scienziati hanno successivamente identificato l’ominide come appartenente alla specie africanus. E se invece ci fosse una terza opzione?

La nuova teoria sui resti fossili di Little Foot

Un team di ricercatori australiani ha analizzato nuovamente i resti di Little Foot, descrivendo le sue conclusioni in uno studio pubblicato sull’American Journal of Biological Anthropology. I tratti caratteristici di questo ominide, secondo gli scienziati, differirebbero da entrambe le specie finora prese in considerazione. “Riteniamo che si tratti di una specie di antenato umano finora sconosciuta e non campionata” – ha affermato il dottor Jesse Martin, ricercatore associato de La Trobe University di Melbourne e autore principale della ricerca.

A destare i sospetti degli esperti sono state alcune particolari caratteristiche di Little Foot, in particolare il piano nucale (ovvero una regione situata nella parte posteriore del cranio), che è più lungo rispetto a quello degli Australopithecus che conosciamo. “Si suppone che questa parte del cranio sia abbastanza conservata nell’evoluzione umana, il che significa che non cambia così rapidamente. Se si trovano differenze tra elementi alla base del cranio, è più probabile che rappresentino specie diverse” – ha dichiarato Martin.

La cosa più sorprendente è che, qualora la teoria del team australiano venisse confermata, probabilmente ci troveremmo davanti non soltanto ad un nuovo punto nel nostro albero genealogico, bensì ad un intero ramo di cui finora non avevamo notizia. Il dottor Martin e i suoi colleghi, tuttavia, non hanno voluto riclassificare Little Foot. Il loro studio vuole essere solamente un suggerimento, perché ritengono che il compito spetti al professor Clarke e alla sua squadra, che ha lavorato duramente per oltre 20 anni sui resti fossili dell’ominide.