Nuova eccezionale scoperta sui Neanderthal, trovati resti risalenti a 70.000 anni fa
In Polonia hanno studiato un sito eccezionale, che ridefinisce i Neanderthal dimostrandone organizzazione e ingegno: cosa sappiamo.
Nella valle del fiume Zwoleńka, nella Polonia centrale, una scoperta archeologica potrebbe riscrivere la storia dei Neanderthal. Un team di archeologi polacchi ha riportato alla luce un “laboratorio” paleolitico risalente a circa 70.000 anni fa: si tratta di una vera e propria officina, un luogo dedicato alla riparazione e alla manutenzione di utensili in selce. Un ritrovamento dal valore eccezionale, e per diverse ragioni.
Una scoperta eccezionale
Il ritrovamento dei resti colpisce non solo per la sua antichità, ma anche perché si tratta del sito all’aperto più settentrionale della Polonia in cui sono stati conservati resti organici dei Neanderthal.
Ma lo scavo, condotto da un team del Museo archeologico statale di Varsavia, della Facoltà di archeologia dell’Università di Varsavia e dell’Istituto di archeologia dell’Università di Breslavia, aggiunge qualcosa in più: centinaia di strumenti in selce, tra cui coltelli e raschiatoi, insieme a ossa e denti di mammiferi, sono la prova che i Neanderthal non solo cacciavano animali di grandi dimensioni come mammut, rinoceronti e cavalli, ma erano anche abili nel mantenere e riparare gli strumenti che usavano per macellare.
“Questo è l’unico sito del Paleolitico medio in Polonia attualmente oggetto di ricerca attiva – ha affermato il Witold Grużdź, responsabile del progetto presso il Museo Archeologico Statale -. I nostri risultati suggeriscono che i Neanderthal fossero attivi in questa regione tra 64.000 e 75.000 anni fa“.
I Neanderthal oltre gli stereotipi
Per decenni, i Neanderthal sono stati descritti come cacciatori-raccoglitori primitivi, incapaci di pensiero complesso e con uno stile di vita puramente nomade. Oggi sappiamo che erano molto più evoluti di così e la scoperta di Zwoleńka ne è l’ulteriore prova.
L’analisi degli utensili ha rivelato che venivano portati in questo specifico luogo per essere affilati e riutilizzati. Vuol dire che hanno costruito un vero e proprio centro di riparazione e manutenzione specializzato, testimonianza di un livello di pianificazione e organizzazione che va ben oltre la semplice sopravvivenza.
La comunità Neanderthal che ha utilizzato il sito doveva avere una profonda comprensione del ciclo di vita dei propri utensili e un’organizzazione logistica sofisticata per poter conservare e trasportare gli strumenti, per poi tornare in un luogo preciso per la loro manutenzione. Una prassi che suggerisce anche una forma di territorialità, o comunque di un utilizzo prolungato di un’area specifica.
A questo possiamo aggiungere un altro elemento rilevante: circa 70.000 anni fa l’Europa attraversava un massimo glaciale, con quell’area della Polonia interamente coperta da ghiaccio. Per sopravvivere in un ambiente così ostile non si poteva lasciare nulla al caso e i Neanderthal, in qualche modo, hanno sviluppato una capacità di adattamento che ha consentito loro di prosperare anche in condizioni estreme.
Il ritrovamento di Zwoleńka non è un caso isolato, ma si aggiunge a un crescente corpo di evidenze che ridefiniscono i nostri “parenti” Neanderthal, oltre lo stereotipo. Inoltre, un tempo classificati come un ramo separato dell’albero genealogico umano, recenti ricerche hanno confermato che hanno creato l’arte rupestre oltre 64.000 anni fa e si sono incrociati con l’Homo sapiens, contribuendo al pool genetico dell’uomo moderno.



















