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In Alaska è iniziata la lunga notte: ecco fino a quando il Sole non risorgerà

Il 18 novembre è iniziata la notte polare in Alaska e, in particolare a Utqiagvik che è la città più a nord, non si vedrà il Sole per almeno 65 giorni

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In Alaska è ufficialmente cominciata la lunga notte polare: a Utqiagvik, la città più a nord degli Stati Uniti, il Sole non sorgerà fino al 22 gennaio 2026. Per circa 65 giorni l’estremo nord del pianeta vivrà immerso nell’oscurità quasi continua, tra crepuscolo blu e aurore boreali. Si tratta di un fenomeno che ogni anno attira scienziati, curiosi e appassionati di natura.

Notte polare in Alaska: perché a Utqiagvik il Sole scompare per oltre due mesi

Il fenomeno della notte polare in Alaska è la conseguenza diretta dell’inclinazione dell’asse terrestre. Quando l’emisfero nord si trova rivolto lontano dal Sole, tra gli equinozi di settembre e marzo, le regioni situate sopra il Circolo Polare Artico smettono gradualmente di “vedere” l’astro anche nelle ore centrali della giornata.

A Utqiagvik, che si trova a circa 71° di latitudine nord, il Sole non riesce più a emergere oltre l’orizzonte ed è tramontato definitivamente il 18 novembre, dando inizio a un periodo di buio che durerà per 65 giorni. La città, conosciuta fino al 2016 come Barrow, è la comunità più settentrionale del Nord America e ogni anno vive questo ciclo estremo con una naturalezza che sorprende chi non ha familiarità con le dinamiche della vita artica.

Quanto dura la notte polare in Alaska e quando ritornerà il Sole

Da metà novembre fino all’inizio dell’anno successivo a Utqiagvik regna un’oscurità quasi ininterrotta. Durante questo lungo inverno artico la popolazione non assisterà né all’alba né al tramonto e dovrà attendere il 22 gennaio 2026 per rivedere il primo, flebile bagliore del Sole sopra l’orizzonte.

La durata della notte polare a Utqiagvik varia leggermente di anno in anno, ma si aggira sempre intorno ai due mesi e mezzo. Non si tratta però di un buio totale continuo: nelle ore centrali della giornata appare una debole luce crepuscolare diffusa, chiamata civil twilight, che non è sufficiente a illuminare il paesaggio a giorno ma regala comunque un’atmosfera surreale. Il cielo assume tonalità blu scuro e viola che, soprattutto in presenza di neve e ghiaccio, creano scenari quasi extraterrestri.

Aurore boreali e vita quotidiana durante il buio artico

Nonostante l’assenza del Sole, l’inverno nell’estremo nord dell’Alaska non è privo di spettacolo. Nel periodo dell’oscurità aumentano le probabilità di osservare l’aurora boreale, uno dei motivi per cui la notte polare attira fotografi, turisti e appassionati di scienze naturali. I giochi di luce generati dalle particelle solari si riflettono sulle nuvole di ghiaccio e riempiono il cielo di archi verdi, viola e rossi.

La vita quotidiana continua senza pause, seppur adattata ai ritmi del buio. Le temperature scendono spesso sotto i -20 °C e le attività all’aperto richiedono una preparazione accurata, ma la comunità ha sviluppato un equilibrio che permette di affrontare questo lungo inverno senza isolamento psicologico né rallentamenti sociali. Molte famiglie decorano le case con luci artificiali e i servizi pubblici programmano attività per mantenere la percezione del passare del tempo.

Dalla notte senza fine al giorno interminabile: la controparte del Sole di mezzanotte

Il ritorno del Sole non coincide solo con la fine del buio, ma apre un nuovo capitolo stagionale che trasforma radicalmente la regione artica. Da metà maggio a inizio agosto la città entra nel periodo opposto, quello del cosiddetto Sole di mezzanotte, in cui la luce resta presente 24 ore su 24.

La notte polare in Alaska e il giorno infinito estivo sono due facce dello stesso meccanismo astronomico che rende l’Artico una delle aree più estreme e affascinanti del pianeta. Chi ci vive, e chi la visita, scopre così quanto la Terra – con il suo movimento perpetuo – sia capace di scandire l’esistenza umana con ritmi che altrove non è possibile neppure immaginare.

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