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Cosa ti sei perso nella settimana al 10 aprile 2026: il caso NVIDIA su YouTube e l’iPhone Fold sempre più vicino

Il caso NVIDIA su YouTube riaccende il tema copyright mentre Apple prepara il pieghevole. Intanto cambiano le app e cresce il ruolo dell’AI.

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Due persone guardano tablet iStock

La settimana si chiude con una serie di sviluppi che toccano alcuni dei temi più caldi del momento, tra piattaforme digitali e intelligenza artificiale. Il quadro che emerge è quello di un settore in costante evoluzione.

Il caso YouTube: quando il copyright blocca anche chi crea

Un video ufficiale di NVIDIA è stato temporaneamente rimosso da YouTube a seguito di una segnalazione per violazione del copyright riconducibile a La7. Un episodio che mette in luce i limiti del sistema Content ID.

Il meccanismo automatico confronta audio e immagini dei video caricati con un database interno, ma non verifica l’effettiva titolarità dei diritti. In questo caso, alcune clip del filmato erano state trasmesse in TV e successivamente caricate senza esclusioni, portando il sistema ad attribuire erroneamente il contenuto all’emittente.

Il risultato è stato paradossale: il creatore originale si è ritrovato senza accesso al proprio video. La segnalazione è stata poi ritirata, ma il caso evidenzia un problema strutturale. L’automazione interviene prima di qualsiasi verifica umana, con conseguenze che possono penalizzare anche chi pubblica contenuti legittimi.

iPhone Fold: tra ipotesi e incognite sul lancio

Il primo pieghevole di Apple resta non ufficiale, ma diverse indiscrezioni lo collocano nel 2026, lasciando aperti alcuni dubbi sui tempi.

Si parla di un design a libro con schermo interno vicino agli 8 pollici e di un utilizzo pensato soprattutto da aperto. Tra le ipotesi emergono anche Touch ID laterale e un prezzo molto elevato. Il progetto, però, rimane in una fase ancora incerta.

Claude Mythos: l’IA che trova vulnerabilità invisibili

La nuova versione di Claude sviluppata da Anthropic segna un passo avanti nel campo della sicurezza informatica. Il modello Mythos Preview è stato in grado di individuare vulnerabilità sconosciute, anche molto datate, nei sistemi software.

Nei test interni, le sue prestazioni hanno superato nettamente quelle dei modelli precedenti nella capacità di trasformare bug in exploit funzionanti. Un risultato che apre scenari complessi.

Da un lato, strumenti di questo tipo possono contribuire a rafforzare la sicurezza delle infrastrutture digitali. Dall’altro, sollevano interrogativi sul loro utilizzo in contesti sensibili. Non a caso, il modello non è stato reso disponibile pubblicamente, segnale di una fase ancora delicata.

Harvard e l’AI: usarla sì, ma con regole precise

Nel dibattito accademico sull’intelligenza artificiale, il professor T. Alexander Puutio propone di integrarla nella didattica invece di vietarla.

Il suo approccio prevede l’uso dei chatbot per la ricerca e la revisione, ma non nella fase di scrittura, così da preservare il pensiero autonomo. L’obiettivo è favorire un utilizzo consapevole della tecnologia, evitando che diventi un limite nel mondo del lavoro.

WhatsApp introduce gli username e cambia il contatto tra utenti

WhatsApp sta testando gli username, che consentono di avviare conversazioni senza condividere il numero di telefono, con un impatto diretto sulla privacy.

La funzione è in fase di rilascio graduale nelle versioni beta e può includere una chiave opzionale per filtrare i primi contatti. La sicurezza resta invariata, grazie alla crittografia end-to-end.

Samsung Messages chiude: il passaggio a Google è definitivo

Samsung chiuderà la sua app di messaggistica entro luglio 2026, completando il passaggio a Google Messages come soluzione standard su Android.

L’app non sarà più utilizzabile per gli SMS, ma i messaggi salvati resteranno accessibili sul dispositivo anche dopo la transizione.

Artemis II: uno smartphone fotografa la Luna

Durante la missione Artemis II, un iPhone 17 Pro Max è stato utilizzato per fotografare la superficie lunare, incluso il cratere Chebyshev.

La NASA ha affiancato smartphone a strumenti professionali, sfruttandone la condivisione immediata e contribuendo ad avvicinare il pubblico alle missioni spaziali.