Nothing Ear 3, gli auricolari con il pulsante misterioso che pochi usano
Design premium e audio eccellente, ma quel pulsante Talk sulla custodia in alluminio continua a essere un rebus anche dopo settimane di utilizzo quotidiano

Nothing è uno di quei brand che non si accontenta di mettere sul mercato l’ennesimo paio di cuffiette anonime. Gli auricolari trasparenti sono diventati il loro segno distintivo, un modo per dire "noi siamo qui e facciamo le cose a modo nostro".
Con i Nothing Ear 3, presentati mesi fa ma che abbiamo avuto modo di usare intensamente nelle ultime settimane, il marchio londinese alza ancora l’asticella. Materiali più pregiati, custodia in metallo e una trovata che sulla carta sembra geniale: trasformare l’astuccio di ricarica in un microfono. Peccato che dopo due mesi di test quotidiano, quel famoso pulsante Talk l’abbiamo premuto forse una volta.
Questo però non significa che siano auricolari da bocciare. Tutt’altro. La qualità c’è, si sente e si vede. Ma alcune scelte progettuali rischiano di diventare un esercizio di stile, senza una vera utilità nell’uso di tutti i giorni.
Nothing Ear (3)
Partiamo da un dato di fatto: i Nothing Ear 3 sono auricolari dal design curatissimo, con materiali che si fanno notare e un suono che convince. Driver da 12 mm, bassi profondi, cancellazione del rumore adattiva fino a 45 dB e una custodia in alluminio riciclato che pesa il giusto e si infila in tasca senza problemi.
Poi c'è quel pulsante. Il Talk. L'idea è semplice: premi il tasto sulla custodia mentre sei in chiamata e trasformi l'astuccio in un microfono esterno. Dovrebbe migliorare la qualità dell'audio catturato, integrando i microfoni già eccellenti degli auricolari stessi.
Sulla carta funziona. Nella pratica quotidiana, dopo settimane di uso intenso, rimane un po' cervellotica come funzione. Non che sia inutile, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il gesto di tirare fuori la custodia, tenerla vicino alla bocca e premere il pulsante. Un passaggio in più che, con auricolari già ottimi nelle chiamate, finisce per sembrare superfluo.
Eppure questi Nothing Ear 3 meritano attenzione. Perché al di là del mistero del pulsante, offrono una qualità complessiva che fa dimenticare i piccoli dubbi.
- Design trasparente con inserti metallici premium
- Custodia in alluminio riciclato resistente
- Audio potente con bassi corposi
- Chiamate nitide grazie ai sensori a conduzione ossea
- Autonomia solida fino a 22 ore
- Ricarica wireless comoda
- Pulsante Talk poco pratico nell'uso reale
- Frequenze alte a volte aggressive
- Alcune funzioni esclusive per smartphone Nothing
Il primo impatto con i Nothing Ear 3 è visivo. Le capsule trasparenti lasciano intravedere i circuiti interni, ma questa volta Nothing ha aggiunto inserti in metallo lucido che danno un tocco premium. Non è solo plastica trasparente: c'è una cura nei materiali che si percepisce subito.
La vera sorpresa però arriva quando prendi in mano la custodia. Niente più plastica: il case è realizzato in alluminio riciclato, con finiture precise che lo rendono compatto e resistente. Al tatto la differenza è netta rispetto alle generazioni precedenti.
Ma la custodia non serve solo a ricaricare. Integra un micro-altoparlante, un LED di stato e il famoso pulsante Talk. L'idea è trasformarla in un sistema vivavoce portatile: premi il tasto, avvicini la custodia alla bocca e il microfono interno cattura la tua voce inviandola allo smartphone.
Funziona? Sì. È comodo? Meno. Dopo settimane di test possiamo dire che l'abbiamo usato pochissimo. Gli auricolari catturano già benissimo la voce grazie ai tre microfoni MEMS e al sensore a conduzione ossea. Aggiungere un ulteriore passaggio con la custodia diventa un gesto in più che raramente vale la candela.
Dal punto di vista tecnico, i Nothing Ear 3 non scherzano. Driver dinamici da 12 mm con membrana rigida e leggera, capaci di arrivare fino a 40 kHz in risposta in frequenza. Tradotto: sono compatibili con l'audio ad alta risoluzione, soprattutto usando il codec LDAC.
Ogni auricolare monta tre microfoni MEMS più un sensore VPU a conduzione ossea che rileva le vibrazioni della mascella. Questo sistema migliora tantissimo la cattura della voce nelle chiamate, isolando i rumori di fondo in modo efficace.
La cancellazione attiva del rumore raggiunge i 45 dB, con un sistema adattivo che monitora in tempo reale l'ambiente circostante. Se i gommini non sigillano bene, l'algoritmo lo rileva e compensa. Il risultato è un isolamento convincente, anche se non ai livelli dei top di gamma Sony o Bose.
La certificazione IP54 li protegge da polvere e pioggia leggera. Il Bluetooth 5.4 garantisce stabilità e bassa latenza, con supporto a Fast Pair su Android e Swift Pair su Windows. In confezione trovate tre paia di gommini, cavo USB-C e manuale.
I Nothing Ear 3 suonano bene. I bassi sono corposi e profondi, merito del driver più grande e di una gestione dinamica che enfatizza le frequenze basse senza distorcere. Non sono auricolari da audiofilo, ma per generi come elettronica, hip hop o pop restituiscono un'esperienza d'impatto.
Le frequenze medio-alte sono presenti, forse fin troppo in certi casi. Voci e strumenti emergono netti dal mix, ma in alcune tracce più brillanti possono risultare leggermente affaticanti. Nulla di grave, ma è un dettaglio che si nota.
Provo decine di auricolari e lo faccio con una playlist predefinita, che spazia tra diversi generi, per avere un'idea complessiva molto ampia della qualità del suono e, pur avendo una buona dotazione di Bassi, questi auricolari di Nothing non raggiungono mai la profondità di alcuni concorrenti come gli auricolari di Technics o di Sony, mentre in alcuni casi scivolano tantissimo sugli alti, una caratteristica tipica di molti prodotti asiatici.
L'app Nothing X permette di intervenire con un equalizzatore a 8 bande, offrendo margini di personalizzazione ampi. C'è anche l'audio spaziale statico, che non segue i movimenti della testa ma regala comunque un effetto tridimensionale nelle colonne sonore e nei brani ben registrati.
Nel complesso, parliamo di auricolari che sanno farsi ascoltare. Non perfetti, ma capaci di regalare emozioni senza svuotare il portafoglio.
Nelle telefonate i Nothing Ear 3 si comportano benissimo. La combinazione di microfoni e sensore VPU isola la voce dai rumori di fondo in modo efficace. Il vento viene attenuato fino a 25 dB, permettendo conversazioni stabili anche all'aperto.
E poi c'è il Super Mic della custodia. Tieni il case vicino alla bocca, premi Talk e trasformi l'astuccio in un microfono direzionale. Sulla carta è geniale. Nella pratica, dopo due mesi di utilizzo quotidiano, l'abbiamo premuto forse una volta.
Il motivo? Gli auricolari funzionano già benissimo da soli. Aggiungere il passaggio della custodia diventa un gesto in più che raramente sembra giustificato. In ambienti molto rumorosi potrebbe avere senso, ma quante volte capita davvero?
Ce lo siamo fatti spiegare più volte, abbiamo provato a capirne l'utilità, ma nell'uso reale continua a sembrarci una funzione più curiosa che necessaria. Non un difetto, sia chiaro: semplicemente una scelta progettuale che fatica a trovare posto nelle abitudini quotidiane.
L'app Nothing X offre un set di funzioni completo. Qui puoi eseguire un test dell'udito per creare un profilo personalizzato, salvare equalizzazioni su misura e condividerle tramite QR code. Puoi attivare la connessione simultanea a due dispositivi, localizzare gli auricolari smarriti e modificare i comandi a pressione sugli steli.
Interessante l'integrazione con ChatGPT, disponibile se abbinati a uno smartphone Nothing: con un doppio pinch o premendo Talk sulla custodia, richiami direttamente l'assistente AI. Una scelta che rafforza l'identità di ecosistema del brand, pur rimanendo accessoria per chi usa telefoni di altri marchi come quelli Nothing.
Chi preferisce la semplicità può usare gli Ear 3 senza mai aprire l'app: funzionano subito, con cancellazione attiva e comandi base già pronti.
La batteria è stata migliorata sensibilmente. Ogni auricolare ospita una cella da 55 mAh, mentre la custodia offre 500 mAh complessivi. Con ANC attivo ottieni circa 5 ore e mezza di autonomia continua, che salgono fino a 22 ore includendo la custodia.
Disattivando la cancellazione del rumore arrivi a 10 ore di uso continuo e 38 ore totali. Valori più che sufficienti per la maggior parte degli scenari.
C'è anche la ricarica rapida: dieci minuti collegati via USB-C bastano per ottenere fino a 10 ore di utilizzo combinato. Non manca il supporto alla ricarica wireless, ormai indispensabile per chi vuole liberarsi dai cavi.
Nothing Ear (3)
I Nothing Ear 3 sono auricolari che si fanno notare. Design unico, materiali premium, custodia in alluminio e un'idea innovativa come il Super Mic. Dal punto di vista del suono offrono bassi convincenti e alti brillanti, mentre la gestione delle chiamate è eccellente con voci sempre chiare.
La resa sonora riflette un gusto particolare che potrebbe non piacere a tutti, con frequenze alte a volte aggressive. Il famoso pulsante Talk rimane un mistero: funziona, ma nell'uso quotidiano fatica a trovare un ruolo chiaro. Alcune funzioni come ChatGPT hanno senso solo per chi ha uno smartphone Nothing.
Nel complesso restano tra i modelli più originali oggi sul mercato, capaci di offrire molto di più del solito paio di auricolari true wireless. Il prezzo di 149 euro rappresenta un buon equilibrio rispetto alla concorrenza, anche se segna un salto netto rispetto ai 99 euro della prima generazione. Ma quella era una proposta di lancio insostenibile nel lungo periodo. Oggi Nothing Ear 3 si posizionano come una scelta interessante per chi cerca qualità, personalità e un pizzico di originalità.
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