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Nostalgia dei primi sistemi operativi? Con Virtual OS Museum li riporti sul tuo PC

Con Virtual OS Museum è possibile recuperare i vecchi sistemi operativi grazie a un archivio che consente agli utenti di utilizzarli in modo semplice: ecco tutti i dettagli

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Debutta Virtual OS Museum iStock

Il mondo dell’informatica è un settore in continua evoluzione e non solo per quanto riguarda l’hardware. Il software, infatti, cambia costantemente, aggiornamento dopo aggiornamento e progetto dopo progetto, spesso adattandosi alla tipologia di hardware disponibile. Nel corso degli anni, quindi, i sistemi operativi hanno registrato un’evoluzione profonda, con tanti nuovi progetti che hanno arricchito le opzioni a disposizione degli utenti, seguendo le trasformazioni dell’hardware e la nascita dei nuovi dispositivi, dai computer agli smartphone.

In questo contesto, Virtual OS Museum rappresenta un vero e proprio libro di storia per gli appassionati, garantendo la possibilità agli utenti di scoprire o riscoprire dei sistemi operativi oggi non più utilizzati ma che hanno rappresentato una fase importante nell’evoluzione dell’informatica. Andiamo a scoprire tutti i dettagli in merito.

Di cosa si tratta

Virtual OS Museum è un vero e proprio archivio di sistemi operativi. Si tratta di un progetto quanto mai ambizioso che viene portato avanti dallo sviluppatore Andrew Warkentin, che segue la sua evoluzione da oltre 20 anni.

Si tratta di un sistema che permette l’accesso a numerosi sistemi operativi, già pronti all’uso, senza la necessità di dover fare i conti con emulatori, driver e con le difficoltà legate all’installazione di un sistema obsoleto e non più supportato, per motivi di sicurezza informatica.

Con Virtual OS Museum, infatti, è possibile accedere a più di 1.700 installazioni virtualizzate per un totale di quasi 600 sistemi operativi, tutti pronti all’uso, con un avvio diretto che non richiede particolari competenze.

L’intero progetto gira su una macchina virtuale Linux e punta a conservare la memoria storica del software e dei sistemi operativi, garantendo ad appassionati, curiosi e studiosi la possibilità di riscoprire un determinato software in modo semplice e immediato.

Come si usa

Per accedere a Virtual OS Museum è sufficiente installare l’applicativo che consente l’accesso a tutti i contenuti inclusi. Esistono due versioni: la Full include il progetto completo mentre la Lite occupa meno spazio e richiederà il download di file aggiuntivi al momento dell’avvio di un sistema operativo incluso.

Grazie a Virtual OS Museum è possibile recuperare sistemi operativi “antichi”, come Manchester Baby che risale al 1948, e fino a alle versioni meno recenti degli OS che siamo abituati a utilizzare oggi tutti i giorni, da Android a iOS passando per Windows e per le varie versioni del sistema operativo desktop di Apple, oggi noto come macOS.

Sono disponibili anche sistemi operativi pensati per il settore mobile e che oggi non vengono più utilizzati, come Symbian e Windows CE e molto altro ancora. La lista è davvero lunga ed è tutta da scoprire. Curiosi e appassionati hanno la possibilità di accedere a Virtual OS Museum per ottenere un quadro completo sulla storia dell’informatica.

Per iniziare a utilizzare il servizio è possibile accedere al sito ufficiale, disponibile all’indirizzo virtualosmuseum.org, e avviare subito il download, seguendo poi una procedura guidata per completare l’installazione. Il progetto può essere supportato in vari modi, tramite Patreon e Ko-fi, ad esempio, per contribuire alla sua crescita.