Non solo prompt: ecco perché l'Italia è tra i fanalini di coda nell'uso dell'intelligenza artificiale
Un report conferma le difficoltà degli utenti italiani, soprattutto in ambito lavorativo, di andare al semplice prompt per l'uso dell'IA.

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è ormai essenziale in molti contesti, con l’IA che diventa un vero e proprio strumento di lavoro. Capire come implementare correttamente questa tecnologia è essenziale per migliorare efficienza e produttività.
Il modo con cui è possibile applicare l’intelligenza artificiale al proprio flusso di lavoro può variare, anche significativamente, in base al tipo di attività, alle competenze della singola persona e alla sua predisposizione a testare nuove tecnologie.
In Italia, secondo quanto evidenziato dai risultati della ricerca annuale Work Trend Index 2026 di Microsoft, tra gli utenti che sfruttano l’IA solo una piccola parte riesce ad andare oltre a un utilizzo base, fatto sostanzialmente di prompt.
Si tratta di un aspetto da non sottovalutare per il futuro. Capire come sfruttare l’intelligenza artificiale, per andare oltre le semplici richieste tramite prompt, diventa oggi essenziale e può rappresentare un’arma in più per professionisti e aziende. Ecco alcune evidenze emerse dall’indagine.
L’Italia è indietro?
Il report di Microsoft si concentra su un punto fondamentale legato all’adozione dell’intelligenza artificiale in ambito lavorativo. Dato per assodato la possibilità di utilizzare strumenti IA, infatti, l’indagine punta a evidenziare il modo con cui l’intelligenza artificiale viene utilizzata.
In particolare, l’obiettivo è capire se e come gli utenti sono in grado di “andare oltre” al semplice prompt e, quindi, sfruttare l’IA per operazioni avanzate e non solo le semplici richieste di informazioni e le ricerche online.
Per rendere ancora più efficienti i flussi di lavoro, infatti, è necessario riuscire a sfruttare al massimo gli strumenti di intelligenza artificiale e, stando ai risultati emersi dall’indagine, solo una percentuale ridotta di utenti italiani lo fa.
In particolare, solo il 10% di utenti italiani può rientrare tra i Frontier Professionals, che riescono a sfruttare l’IA in modo più completo, per gestire attività sempre più complesse e avanzate, andando oltre al prompt.
A livello globale, invece, la situazione è abbastanza diversa: la media di utenti che possono rientrare in questa categoria si attesta, in questo momento, intorno al 16% del totale. Per gli italiani, quindi, c’è ancora tanta strada da fare per colmare il divario.
Il freno a questa crescita può essere legato più alle aziende che ai singoli lavoratori. Si tratta di un aspetto molto importante: il passaggio dai prompt all’IA agentica è in corso ed è necessario farsi trovare pronti per raggiungere le capacità e i livelli di produttività richiesti per seguire i trend.
Gli italiani sono pronti al cambiamento?
Dai risultati dell’indagine emergono anche altri fattori interessanti. Ad esempio, il 63% degli utenti di servizi IA in Italia è pronto a imparare rapidamente il funzionamento delle nuove tecnologie, per evitare di restare indietro. Nello stesso tempo, però, il 43% ritiene più sicuro seguire obiettivi correnti, senza concentrarsi sulle possibilità di cambiamento messe a disposizione dall’IA. Da una parte, quindi, gli utenti sono pronti al cambiamento ma dall’altra, però, spesso non c’è la possibilità di riprogettare e cambiare, sfruttando l’IA e si continua a seguire sempre la stessa strada.


















