Arriva la Niña e cambiano le temperature anche in Italia: ecco perché
Come cambierà il clima in Italia (e non solo) con l'arrivo della Niña? Ecco le previsioni per i prossimi mesi
Il prossimo inverno sarà con ogni probabilità influenzato dal ritorno della Niña. Un discorso valido anche per l’Italia. Il fenomeno climatico rappresenta la fase fredda dell’ENSO (El Niño – Southern Oscillation) e si sta intensificando nel Pacifico equatoriale.
Stando alle prime proiezioni del Centro Europeo, avrà degli effetti diretti sulla circolazione atmosferica dell’emisfero nord. Molto dipenderà dal suo comportamento e dall’interazione con il Vortice Polare, dalle precipitazioni alle temperature, fino al quantitativo di neve che cadrà.
Cos’è la Niña e perché influenza il nostro clima
Quando si parla della Niña, le acque superficiali del Pacifico equatoriale, centrale e orientale, si raffreddano più del normale. Si registrano dunque delle anomalie termiche che modificano la distribuzione dell’energia nell’atmosfera. Ciò rafforza gli alisei e altera la circolazione generale su scala globale.
Guardando al pianeta in toto, gli effetti possono essere molto diversi:
- piogge torrenziali in Sud-Est asiatico;
- piogge torrenziali in Sud America;
- siccità in Australia;
- anomalie termiche in Nord America.
Per quanto riguarda l’Europa, l’influenza è di certo attenuata. Può comunque determinare inverni molto rigidi, con ondate di freddo e nevicate più frequenti della norma. Ciò potrebbe valere soprattutto per l’Europa centrale e settentrionale.
Cosa cambia per il Mediterraneo
La Niña agisce come un freno sulla convezione equatoriale. Se da un lato intensifica la cella di Walker, dall’altra riduce l’evaporazione sopra il Pacifico. Un meccanismo che comporta una maggiore ondulazione del getto polare, con creste anticicloniche che si estendono verso la Scandinavia e la Russia. Al tempo stesso, però, comporta seccature che si approfondiscono sull’area del Mediterraneo.
Un fenomeno noto come Rex Block, che favorisce l’ingresso di masse d’aria artiche che scivolano lungo il bordo meridionale dei blocchi di alta pressione. Ciò si traduce in perturbazioni e maltempo sul bacino mediterraneo.
In queste fasi possono svilupparsi delle depressioni secondarie tra Tirreno, Sardegna e Golfo di Genova, responsabili di:
- piogge intense;
- temporali;
- nevicate anche a bassa quota.
Le previsioni per l’Italia
Stando alle simulazioni stagionali del modello ECMWF (SEAS5) e del CFSv2, i prossimi mesi potrebbero essere caratterizzati da un’anomalia di precipitazioni positive. Tra dicembre e febbraio si potrebbe registrare un +50% al Centro-Sud, con picchi di 100-300 millimetri mensili lungo le coste del Tirreno.
Per quanto riguarda il Nord Italia, invece, potremmo dover fronteggiare una stagione più secca nella seconda parte dell’inverno, dopo tanta instabilità e umidità autunnale. Il maggiore afflusso di calore dai tropici dovrebbe inoltre favorire la formazione di blocchi anticiclonici sull’Atlantico settentrionale e sulla Scandinavia. Una configurazione che aumenterà le probabilità di incursioni fredde verso l’Europa meridionale, tra fine 2025 e inizio 2026, insieme con l’indebolimento del Vortice Polare.
Detto ciò, si può parlare di un inverno “dinamico” per l’Italia. Di certo qualcosa di diverso rispetto alle ultime stagioni. Possiamo riassumerlo così: meno periodi di alta pressione persistente e maggiore variabilità. Piogge frequenti e maltempo al Centro-Sud e fasi fredde ma asciutte al Nord.




















