Allarme massa di nebbia "radioattiva" in USA: come si è formata?
La verità sulla nebbia radioattiva negli USA conferma che non contiene radiazioni: definita tule fog o radiation fog, è un particolare fenomeno meteorologico che avviene in California

Una vasta distesa di nebbia radioattiva avvolge milioni di persone in California, ma il termine inganna: la cosiddetta radiation fog non contiene radiazioni. L’allarme nasce da un fenomeno meteorologico complesso che, pur non essendo nucleare, ha effetti seri sulla salute e sulla sicurezza. In questi giorni la nebbia radioattiva negli USA ha riportato l’attenzione internazionale sulla tule fog, una coltre tipica dell’inverno californiano che può trasformarsi in un pericolo invisibile.
Cos’è davvero la nebbia da radiazione
Nonostante il nome inquietante, la nebbia da radiazione non ha nulla a che vedere con processi radioattivi. È un fenomeno naturale che si produce quando, dopo il tramonto, il suolo si raffredda rapidamente e rilascia calore nell’atmosfera. Questa perdita di energia porta alla condensazione dell’umidità nei bassi strati dell’aria, dando vita a una nebbia molto densa e aderente al terreno.
Nella California centrale questa forma di nebbia prende il nome di tule fog, un termine radicato nella tradizione agricola della regione. A differenza delle nebbie più comuni, la tule fog rimane intrappolata nelle vallate piatte della San Joaquin Valley e della Sacramento Valley, dove l’aria stagnante impedisce la sua dispersione. È una presenza ricorrente tra novembre e febbraio, ma alcuni episodi risultano particolarmente estesi, come quello che ha coperto un’area di circa 400 miglia nelle ultime settimane.
Perché la nebbia sembra “radioattiva” e perché è pericolosa
La definizione di nebbia radioattiva negli USA è diventata virale, alimentata anche da confusione mediatica e da associazioni con episodi di geoingegneria o inquinamento industriale. In realtà la pericolosità della radiation fog deriva da un meccanismo puramente fisico: la nebbia agisce come un coperchio che intrappola gli inquinanti.
Quando si forma, uno strato di aria più calda rimane sospeso sopra la nebbia fredda vicino al suolo. Questo strato superiore impedisce la dispersione del particolato fine, dei gas di scarico e del fumo proveniente da camini e attività industriali. Le particelle PM2.5 restano così concentrate proprio nell’aria che le persone respirano, con rischi soprattutto per bambini, anziani e soggetti fragili.
Gli ospedali della Central Valley registrano ogni anno un aumento dei ricoveri per difficoltà respiratorie, tosse e peggioramento dell’asma nei giorni di tule fog. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera questo tipo di inquinamento uno dei principali fattori di mortalità prematura a livello globale.
La nebbia che blocca le strade e confonde i sensi
Oltre ai problemi sanitari, la tule fog rappresenta una delle principali minacce per la sicurezza stradale negli Stati Uniti occidentali. Nei giorni più critici la visibilità può scendere a pochi metri, rendendo pericolosi anche gli spostamenti più brevi. Alcuni dei peggiori incidenti stradali della storia recente californiana sono stati causati proprio dalla nebbia da radiazione, con tamponamenti a catena che hanno coinvolto decine di veicoli e provocato vittime e feriti.
Quest’inverno non fa eccezione: le autorità meteorologiche hanno emesso allerte di livello massimo per il trasporto e invitato gli automobilisti a evitare gli spostamenti nelle prime ore del mattino, quando la nebbia è più fitta e il sole non è ancora riuscito a dissolverla.
Un fenomeno in evoluzione nella California che cambia
Studi recenti mostrano che la presenza della tule fog è diminuita negli ultimi decenni grazie a normative ambientali più severe che hanno ridotto il particolato atmosferico. L’aria più pulita rende la nebbia meno frequente, perché le gocce si formano più facilmente in presenza di particelle da cui condensare. Tuttavia nelle aree più inquinate del sud della Central Valley il fenomeno resta intenso, e quando si presenta può avere conseguenze estese.

















