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SCIENZA

Trovata la più antica prova del fuoco, risalente a 400.000 anni fa

Quando abbiamo appreso l'arte dell'accendere il fuoco? Un nuovo studio anticipa questa svolta evolutiva e premia l'ingegno dei Neanderthal

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Fuoco in un bosco 123RF

Il genere umano oggi padroneggia il fuoco, al punto tale da studiarne ogni aspetto e potenziale conseguenze, nel tentativo di arginarlo, controllarlo e spegnerlo, se necessario. Accendere un fuoco è, dunque, quasi banale, considerando come si possa ottenere l’effetto con un semplice accendino.

Per la maggior parte della nostra storia, però, il fuoco non era qualcosa che si poteva “creare”. Si poteva sfruttare quando la natura lo offriva, magari dopo un fulmine o un incendio spontaneo. Ecco la concezione degli esperti fino a oggi. Un nuovo studio pubblicato su Nature, però, cambia radicalmente questa narrazione. Si sposta di colpo molto più indietro nel tempo la nascita di una delle tecnologie più decisive della nostra specie.

La storia del fuoco riscritta

Un team di ricercatori ritiene che un sito archeologico nell’Inghilterra orientale fornisca la prova più antica mai scoperta della capacità umana di accendere un fuoco intenzionalmente. Il sito ha circa 400mila anni e, come spiegano gli autori, rappresenta la prima evidenza concreta nel mondo di esseri umani capaci di produrre delle fiamme da zero.

Il sito è reso eccezionale dalla presenza di materiali chiaramente associabili alla produzione del fuoco. Gli archeologi hanno trovato dei fiammiferi di pirite di ferro, posti di fianco ad asce in selce fratturate dal calore. Il tutto disposto in una struttura che ricorda quella di un focolare.

La pirite, nota anche come “oro degli sciocchi”, è estremamente rara nell’area. Un dettaglio che suggerisce un’azione intenzionale da parte dei nostri antenati. Qualcuno, ben 400mila anni fa, l’ha raccolta, trasportata e usata consapevolmente per generare delle scintille, colpendo al selce.

Nick Ashton del British Museum, tra gli autori dello studio, ritiene questa la scoperta più importante della sua carriera. Non è difficile capirne il motivo, del resto. Finora si riteneva che tale abilità fosse emersa molto più tardi, almeno 350mila anni dopo rispetto a quanto tali dati suggeriscono.

Neanderthal, pionieri della fiamma?

Il controllo del fuoco è considerato, a ben ragione, uno spartiacque nell’evoluzione umana. Ha infatti consentito ai nostri antenati di:

  • difendersi dai predatori;
  • colonizzare ambienti freddi e ostili;
  • cucinare il cibo, aumentando l’apporto energetico e rendendo più efficace la digestione.

Il fuoco ci ha permesso di svilupparsi e creare delle civiltà, contribuendo alla crescita fisica e cognitiva dell’uomo.

C’è di più, dal momento che sedersi intorno a un fuoco dopo il tramonto avrebbe favorito una nuova dimensione sociale. Maggior tempo per interagire, comunicare e trasmettere conoscenze. In tali contesti avrebbero preso forma degli elementi cardine come:

  • linguaggio;
  • narrazione;
  • primi sistemi di credenze.

L’identità degli individui che utilizzavano questo sito resta incerta, ma gli indizi puntano verso i Neanderthal. A meno di 150 km, infatti, sono stati rinvenuti dei resti cranici che risalgono allo stesso periodo, attribuiti proprio a questa specie umana. Se confermato, il dato rafforzerebbe l’idea di Neanderthal tecnologicamente sofisticati, ben lontani dallo stereotipo di esseri primitivi e rozzi.