La Nasa è pronta per una missione senza precedenti: quando partirà
È in via di definizione la missione Roman della Nasa, che osserverà il cielo con un campo visivo senza precedenti per studiare fenomeni lontani e capire meglio l’espansione dell’universo.

La Nasa sta per inaugurare una missione, Roman, che cambierà il modo in cui teniamo d’occhio il cielo: un osservatorio spaziale con un campo visivo enorme e una sensibilità finissima pronto a inseguire oggetti che compaiono, si accendono e svaniscono nel giro di giorni o ore.
L’idea è semplice da dire e complessa da fare, perché l’obiettivo più ambizioso è costruire una mappa del cosmo “in movimento”, così da capire meglio come si espande l’universo e dove puntare i telescopi di nuova generazione. Questa caccia ai fenomeni transitori promette di svelare migliaia di bersagli freschi: supernove lontane, galassie che variano, segnali che meritano follow-up immediato con gli altri osservatori.
Cos’è la missione Roman e quali strumenti sfrutta?
Ma scendiamo ancor di più nel dettaglio. La missione Roman, come dicevamo, consisterà nella messa a punto e nel funzionamento del nuovo grande osservatorio spaziale della NASA. Il progetto, di classe flagship come Hubble e James Webb, punta a operare nel vicino infrarosso con un campo visivo circa cento volte più ampio di quello di Hubble, mantenendo però la stessa nitidezza.
Come riporta la NASA, il nome completo è Nancy Grace Roman Space Telescope, in onore della prima Chief of Astronomy della NASA. La sua caratteristica distintiva è la capacità di osservare vaste porzioni di cielo con un livello di dettaglio che finora nessun telescopio spaziale ha raggiunto.
Per farlo, Roman sfrutterà due strumenti principali: il Wide Field Instrument, una fotocamera da 300 megapixel che combina imaging e spettroscopia senza fessura, e il Coronagraph Instrument, un dimostratore tecnologico capace di bloccare la luce delle stelle per osservare direttamente pianeti e dischi circumstellari.
Quando parte e quali sono i suoi obiettivi?
Il lancio del telescopio Nancy Grace Roman è previsto entro maggio 2027, con una missione iniziale della durata di circa cinque anni. Il programma osserverà il cielo in modo sistematico, dedicando gran parte del tempo a tre grandi indagini scientifiche, i Core Community Surveys, che copriranno aree estese e monitoreranno le variazioni di luminosità e posizione di milioni di oggetti.
Questo approccio permetterà di avere una visione ampia e allo stesso tempo profonda dell’universo, spingendosi fino a galassie formatesi dieci miliardi di anni fa. Uno degli obiettivi principali è misurare l’espansione cosmica con una precisione mai raggiunta prima, ricostruendo la storia dell’universo su scale temporali che includono epoche lontanissime nel passato.
Per capire come farà però dobbiamo entrare un attimo nel tecnico: Roman osserverà supernove di tipo Ia, ovvero esplosioni di nane bianche in sistemi binari che sono usate come candele standard (oggetto la cui luminosità reale è nota con buona precisione). Confrontando questa luminosità con quella che si osserva dalla Terra si possono effettivamente calcolare le distanze intergalattiche.
Ancora, Roman studierà la distorsione apparente delle galassie causata dal weak lensing gravitazionale, un effetto dovuto alla presenza di materia oscura. In sostanza, a missione avrà molteplici sfaccettature: ogni scoperta potrà innescare campagne di osservazione con altri telescopi spaziali e terrestri, creando una rete di dati complementari capace di far progredire in parallelo più settori dell’astrofisica.
Aspettative “oscure”
Come abbiamo appena accennato, le osservazioni di Roman toccheranno anche l’argomento materia oscura. La sua partenza è attesissima proprio perché potrebbe chiarire la natura di questa materia e della sua energia che, per chi non lo sapesse, è la misteriosa componente che sembra spingere l’universo a espandersi sempre più velocemente.
Di certo, la sua “nascita” rappresenta un punto di svolta perché trasforma il modo in cui raccogliamo dati sull’universo. Con il suo approccio ampio e multispettrale, il nuovo osservatorio potrà non solo rispondere a domande aperte su energia e materia oscura, ma anche generare un archivio di scoperte che guiderà la ricerca per decenni.



















