Libero
SCIENZA

La NASA finanzia una “palla volante” per esplorare le grotte di Titano

Il progetto SPARK punta a spedire droni sferici a propulsione ionica nelle grotte di Titano, la luna di Saturno ricca di idrocarburi, per esplorare terreni inaccessibili ai classici rover.

4 min di lettura

Grande oggetto cosmico giallognolo nell'Universo iStock
  • La NASA finanzia SPARK, piccoli droni sferici pensati per volare su Titano e penetrare grotte irraggiungibili dai rover tradizionali.
  • La loro forza sta nella propulsione ionica, priva di eliche e componenti mobili, adatta ai freddi estremi e ai delicati ambienti sotterranei.
  • Il progetto, nato dall'osservazione dei lifter dei maker, punta a testare alimentazione ed elettronica, ma resta frenato da una bassa efficienza energetica.

Spedire un veicolo su Titano, la luna più enigmatica di Saturno, significa accettare una sfida ingegneristica senza precedenti. Parliamo di un mondo ricoperto da fiumi, laghi e mari di metano ed etano liquidi, caratterizzato da un paesaggio carsico composto da doline e cavità sotterranee. Nessun rover tradizionale, per quanto avanzato, potrebbe muoversi su un terreno simile senza rimanere bloccato. Per superare l’ostacolo, l’Agenzia Spaziale Americana ha deciso di guardare verso l’alto, stanziando un finanziamento nell’ambito del programma NIAC per sviluppare veicoli capaci di volare e addentrarsi nei tunnel più nascosti.

I droni SPARK

I protagonisti di questa potenziale svolta nell’esplorazione spaziale si chiamano SPARK, acronimo di Solid-state Propulsion for Autonomous Reconnaissance of Karst.

Si tratta di droni sferici di piccole dimensioni, progettati da un team guidato da Daniel Drew, docente presso l’Università delle Hawaii a Mānoa, in collaborazione con ricercatori del Jet Propulsion Laboratory e del Blue Marble Space Institute of Science.

La tecnologia della propulsione ionica

La vera forza dei droni ionici SPARK risiede nell’assenza di eliche o parti meccaniche in movimento. Utilizzano infatti la propulsione elettroidrodinamica, nota come propulsione ionica atmosferica.

Questa tecnologia genera spinta accelerando gli ioni all’interno di un campo elettrico. Il risultato è un sistema a stato solido, leggero, estremamente silenzioso e privo di componenti suscettibili di usura o rottura.

Su un corpo celeste come Titano, dove le temperature scendono a livelli criogenici, la semplicità strutturale è un fattore determinante per la sopravvivenza dei dispositivi.

Inoltre, il flusso d’aria generato dai propulsori ionici è così delicato da non alterare i delicati strati di idrocarburi presenti nelle grotte, preservando la stratigrafia scientificamente preziosa del suolo.

Dai garage dei makers ai laboratori di ricerca

L’origine del progetto va in parallelo con il mondo degli appassionati di fai-da-te. Drew ha iniziato a studiare la propulsione ionica durante il dottorato alla UC Berkeley, imbattendosi quasi per caso nella comunità degli amatori che costruiscono i cosiddetti “lifter”: strutture triangolari di legno di balsa e fogli di alluminio capaci di levitare grazie ad altissime tensioni elettriche.

Analizzando vecchi archivi della NASA e della US Air Force, lo studioso ha compreso il potenziale scientifico di quel principio fisico.

Negli anni, le ricerche del team hanno portato alla creazione dei primi micro-attuatori fabbricati su scala centimetrica, dimostrando che minuscoli “ionocraft” possono alzarsi in volo e trasportare un piccolo carico utile.

L’ultimo traguardo, pubblicato su arXiv, riguarda il decollo del primo micro-hovercraft a propulsione ionica.

Prospettive e limiti del progetto per Titano

Il finanziamento di Fase 1 del programma NIAC copre nove mesi di lavoro intensivo. In questa finestra temporale, il team valuterà l’architettura dei sottosistemi di alimentazione e l’impatto delle temperature polari sull’elettronica.

L’obiettivo primario resta l’integrazione con le future missioni destinate a Titano della NASA, ponendosi come apripista per l’esplorazione delle caverne, esattamente come il celebre elicottero Ingenuity ha fatto su Marte.

Non mancano tuttavia ostacoli strutturali. La propulsione elettroidrodinamica soffre di un’efficienza energetica ridotta rispetto ai tradizionali motori a reazione o alle pale rotanti.

Per questa ragione, le sue applicazioni sulla Terra rimarranno confinate a nicchie specifiche, come droni da interno o piccoli sciami da perlustrazione.

Sul satellite di Saturno, tuttavia, le condizioni atmosferiche e di gravità offrono il contesto ideale per trasformare questa debolezza in un successo scientifico senza precedenti.