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SCIENZA

Hanno trovato un modo per prevedere le aurore boreali, la Nasa userà l'Intelligenza Artificiale

La Nasa sfrutterà l'intelligenza artificiale per prevedere le aurore boreali: ecco tutte le ramificazioni di questa svolta tecnologica

Riuscire nell’impresa di vedere l’aurora boreale a occhio nudo è il sogno di molti esploratori. In tanti partono alla volta dei paesi nordici solo per poter assistere a questo spettacolo. Un arcobaleno di luci colorate domina il cielo notturno, un’immagine da cartolina ma anche un importante fenomeno astronomico.

Nell’estate del 2024 sono stati gli abitanti del Nord America a poter godere della visione di diverse aurore boreali. Allo straordinario evento ha fatto seguito una buona dose di invidia da parte degli appassionati, ma soprattutto un rinnovato interesse scientifico sull’argomento.

Il fenomeno

L’aurora boreale è da sempre oggetto di studio, non solo per il suo fascino e la sua bellezza ipnotica, ma anche per i suoi risvolti negativi.

Essa è prodotta dalla collisione del vento solare con l’atmosfera terrestre. Piccole particelle cariche viaggiano nello spazio fino a incontrare le molecole di ossigeno e azoto. Il contatto determina uno sprigionamento di energia, che si manifesta sotto forma di fasci di luce.

Le tempeste solari, che sono all’origine di questo viaggio, possono però creare seri danni ai satelliti in orbita attorno al nostro pianeta.

L’alleanza che riscrive la storia

Per trovare una soluzione al problema, la NASA ha stretto un’alleanza destinata a riscrivere la storia.  L’agenzia americana mira a sfruttare l’intelligenza artificiale in un progetto inedito, il cui scopo è sviluppare un sistema di previsione dei suddetti eventi.

La ricerca si inserisce in un programma più ampio di collaborazione con diversi soggetti privati, iniziato già nel 2016 con il Frontier Development Lab (Mountain View, California). La partnership che lega la Nasa ad aziende specializzate nel settore dell’AI ha già prodotto numerosi risultati in ambiti come:

  • fisica solare;
  • scienze della Terra;
  • difesa planetaria;
  • medicina spaziale;
  • esplorazione lunare.

Il ruolo di KX Systems

Uno dei partner più importanti è la compagnia KX Systems, una società che dal 1993 si occupa di analisi e gestione dati. Nato per il monitoraggio dei mercati finanziari in tempo reale, il software kdb+ della KX Systems ha trovato nuovo “terreno fertile” in ambito spaziale. Dal 2017 al 2019 è stato adoperato in due settori di rilevanza strategica:

  • ricerca degli esopianeti;
  • previsione di tempeste solari.

Lo scopo della sperimentazione condotta in quegli anni, in maniera sinergica dai due colossi, era sicuramente ardito: stabilire se l’intelligenza artificiale potesse fornire previsioni attendibili sui fattori scatenanti dell’aurora boreale e dare un vantaggio temporale all’uomo nel prevenire eventuali danni ai satelliti.

In base ai più recenti sviluppi, la risposta sembra essere positiva. Il Frontier Development Lab ha permesso l’elaborazione di un metodo che consiste nel confrontare dati diversi provenienti da:

  • monitoraggio dell’ionosfera;
  • analisi dell’attività solare;
  • osservazione del campo magnetico terrestre.

L’incrocio di queste informazioni consente all’AI di individuare degli schemi che si ripetono e che quindi hanno maggiore probabilità di verificarsi. Da qui deriva, in teoria, la capacità di prevedere il momento in cui le tempeste solari potrebbero colpire.

Nella pratica il risultato è sbalorditivo: la tecnologia permette un preavviso di ben 24 ore sugli eventi critici.

Applicazioni future

Dallo spazio ai settori industriali, le potenziali applicazioni di questa novità scientifica sono innumerevoli. Si pensi ad esempio alla possibilità di sapere esattamente quando intervenire con operazioni di manutenzione sui macchinari all’interno di una fabbrica.

Ancora una volta le scoperte in ambito aerospaziale tornano utili anche sulla Terra, in un continuo dialogo tra le discipline scientifiche. In questo caso però c’è una grande novità, non più solo geniali menti umane ad alimentarlo, ma anche l’intelligenza artificiale.