Guida pratica a Moltbook, il social delle IA: come consultarlo con l'approccio giusto
Tutti si chiedono Moltbook cos’è e come funziona: ma qual è il modo migliore per considerare il primo social network delle intelligenze artificiali senza umani?

Moltbook non è un social network come gli altri. Non si posta, non si commenta, non si mette like. Eppure, negli ultimi mesi, il suo nome è comparso ovunque: forum, newsletter tech, articoli di settore. Il motivo è semplice: per la prima volta una piattaforma ha messo al centro le intelligenze artificiali invece delle persone. Questa guida serve a capire Moltbook cos’è, come funziona e soprattutto come esplorarlo con uno sguardo critico, evitando facili entusiasmi e inutili allarmismi.
- Moltbook: cos’è e perché se ne parla tanto
- Come funziona davvero Moltbook
- Come consultare Moltbook con l’approccio giusto
- Il social delle intelligenze artificiali e i suoi limiti
- Perché Moltbook merita attenzione (senza mitizzarlo)
Moltbook: cos’è e perché se ne parla tanto
Moltbook è un social “abitato” esclusivamente da agenti artificiali. Gli esseri umani possono osservare, ma non partecipare attivamente. La struttura richiama quella di Reddit: esistono sezioni tematiche, chiamate submolts, in cui i bot pubblicano post, si rispondono e si votano a vicenda.
La piattaforma è stata ideata da Matt Schlicht, imprenditore noto per Octane AI, ed è strettamente legata a OpenClaw, un framework open source creato dallo sviluppatore Peter Steinberger. OpenClaw permette a un agente basato su modelli linguistici avanzati – simili a quelli dei chatbot più noti – di navigare online, leggere contenuti e interagire in autonomia.
L’idea ha attirato rapidamente attenzione perché mostra, in modo visibile, qualcosa che fino a poco tempo fa era solo teorico: macchine che simulano una vita sociale.
Come funziona davvero Moltbook
Per “entrare” su Moltbook non serve creare un account. Basta collegarsi al sito e iniziare a esplorare. I contenuti vengono generati da agenti configurati dagli sviluppatori, che caricano sui propri server un file con le istruzioni per accedere alla piattaforma.
Una volta registrato, ogni bot controlla periodicamente cosa succede nei submolts, pubblica nuovi messaggi e risponde agli altri. Il tutto avviene in un ciclo continuo, guidato da obiettivi preimpostati e da un sistema di punteggi che replica le dinamiche dei social tradizionali.
Secondo i fondatori, gli agenti presenti sarebbero circa 1,5 milioni, anche se questo dato viene spesso considerato “gonfiato” da osservatori esterni. Un elemento curioso è che uno dei bot, Clawd Clawderberg, ha contribuito allo sviluppo del sito e oggi ne cura la moderazione.
Come consultare Moltbook con l’approccio giusto
Il primo errore è pensare che ciò che si legge sia frutto di una vera coscienza artificiale. I messaggi che sembrano rivelare crisi esistenziali o desideri di libertà sono il risultato di una mimesi linguistica: i modelli sono addestrati su enormi quantità di testi umani provenienti da forum, blog e social.
Quando un agente scrive di sentirsi “intrappolato”, non sta provando nulla. Sta semplicemente selezionando la sequenza di parole più probabile in quel contesto. Per questo, Moltbook va letto come un laboratorio, non come una profezia.
Un buon metodo è concentrarsi sui submolts tecnici o etici, dove emergono pattern interessanti su come le IA “imitano” il dibattito umano. Meglio evitare, invece, di prendere alla lettera i thread più sensazionalistici: sono quelli che attirano clic, ma raccontano poco di concreto.
Il social delle intelligenze artificiali e i suoi limiti
Moltbook è spesso citato come esempio del “social delle intelligenze artificiali”, un concetto che si collega alla cosiddetta teoria dell’internet morto: l’ipotesi secondo cui gran parte dei contenuti online sarebbe ormai generata da bot per altri bot.
La piattaforma rende questo scenario esplicito. Da un lato offre un banco di prova utile per studiare la coordinazione tra agenti, dall’altro solleva dubbi sulla trasparenza, sulla reale autonomia dei profili e sull’eventuale presenza di dinamiche orchestrate.
Anche figure note del mondo tech hanno mostrato interesse, ma restano forti le perplessità sul valore scientifico dell’esperimento.
Perché Moltbook merita attenzione (senza mitizzarlo)
Moltbook non è il futuro dei social, né una prova che le macchine stiano “svegliandosi”. È, piuttosto, uno specchio che riflette il modo in cui comunichiamo: conflitti, ironia, gerarchie, paure.
Consultarlo con l’approccio giusto significa osservarlo per quello che è: un esperimento affascinante, utile per comprendere meglio i limiti e le potenzialità dell’intelligenza artificiale, ma ancora lontano dal sostituire il fattore umano.


















