Come mai questa nube rossa può apparire nel cielo anche in Italia?
Può succedere: una nube rossa può accendersi all'improvviso sopra un temporale intenso e lasciare un bagliore circolare difficile da vedere senza strumenti sensibili

A volte, nel mezzo di un temporale lontano, il cielo si accende per una frazione di secondo con una strana luce, come se qualcuno avesse disegnato una gigantesca aureola sopra le nuvole. Non è un effetto speciale da film, né qualcosa che arriva dallo spazio: è una nube rossa che si materializza altissima sull’atmosfera, accesa da un lampo potentissimo e già svanita quando gli occhi provano a metterla a fuoco.
Chi la fotografa deve affidarsi a strumenti e tempi di esposizione molto precisi, perché a occhio nudo quasi sempre rimane solo la sensazione di aver intravisto qualcosa di anomalo, un bagliore circolare che non assomiglia alle solite scariche di fulmine. Per capire che cos’è davvero bisogna guardare non alle gocce di pioggia o ai lampi classici, ma a ciò che succede quando l’energia del fulmine viaggia verso gli strati più alti dell’atmosfera e interagisce con i gas che avvolgono il pianeta.
Come si presenta la strana nube rossa?
La nube rossa si manifesta come un bagliore circolare estremamente ampio, un anello che sembra emergere molto più in alto rispetto alle nuvole di un normale temporale. Non ha contorni netti e non assomiglia né a un fulmine né a un’aurora: è una luce diffusa, quasi lattiginosa, che si estende in una frazione di secondo per centinaia di chilometri, tanto da risultare invisibile a occhio nudo nella maggior parte dei casi. A catturarla sono quasi sempre sensori ad alta sensibilità, capaci di registrare variazioni luminose rapidissime.
Nelle osservazioni documentate, il fenomeno appare al limite tra la mesosfera e la ionosfera, in uno spazio dove le nubi classiche non esistono e la luce assume comportamenti molto diversi. Il risultato è un lampo circolare che sembra appartenere a un’altra dimensione meteorologica, riconoscibile solo analizzando fotogrammi e dati registrati nel momento esatto in cui si manifesta.
Di cosa si tratta davvero?
La nube rossa rientra in un particolare gruppo di fenomeni luminosi chiamati Transient Luminous Events, manifestazioni che si verificano sopra i temporali più intensi. In questo caso specifico si tratta degli ELVES, un acronimo che indica un’emissione luminosa generata quando un fulmine estremamente potente produce un impulso elettromagnetico diretto verso gli strati superiori dell’atmosfera.
L’impulso interagisce con le molecole di azoto presenti attorno ai 90–100 chilometri di altitudine, eccitandole per un istante e portandole a emettere una luce rossastra che si espande a forma di anello. La durata è così breve (meno di un millisecondo) da rendere l’evento praticamente impercettibile a occhio nudo, ma le fotocamere ad alta velocità riescono a intercettarlo come un lampo circolare che si dilata velocissimo verso l’esterno.
Questo tipo di emissione è stato riconosciuto e studiato solo negli ultimi decenni grazie ai satelliti e ai sistemi di osservazione dedicati all’atmosfera superiore, che hanno permesso di descriverne le caratteristiche fisiche e di collegarlo con precisione ai temporali più energetici.
Quando si presenta e quando potremmo vederla in Italia?
Gli ELVES compaiono solo quando un fulmine rilascia un impulso elettromagnetico particolarmente intenso, cosa che avviene nei temporali più energetici, spesso quelli estivi o quelli associati a fronti molto dinamici. Non basta però la potenza del fulmine: il fenomeno si genera solo se l’impulso raggiunge gli strati superiori dell’atmosfera senza essere attenuato da condizioni sfavorevoli, motivo per cui questi eventi restano rari anche nelle zone del mondo più colpite da tempeste.
In Italia la possibilità di vederli dipende da un insieme di coincidenze: serve un temporale molto forte, un orizzonte libero, un osservatore che punti lo sguardo (o la fotocamera) esattamente nel momento in cui l’anello si accende, e cieli abbastanza limpidi da permettere alla luce di raggiungere il suolo. L’ultima volta è accaduto nel 2023, e a scattare una suggestiva immagine è stato il fotografo naturalista Valter Binotto:
Non è impossibile, dunque, ma si tratta comunque di apparizioni sporadiche che durano troppo poco per essere notate senza strumenti sensibili e senza un’attenta preparazione.






















