Plato: la mappa stellare per individuare un pianeta come la Terra, ma lontano
Con un elaborato sistema di monitoraggio delle stelle la missione Plato è pronta per cercare pianeti rocciosi che ricordino la Terra: del progetto fa parte anche l’Italia.
C’è qualcosa di irresistibile nell’idea di una “mappa del tesoro” che non porta all’oro, ma a un mondo nuovo. È proprio questo il fulcro della missione Plato: un grande atlante del cielo per trovare pianeti simili alla Terra, forse abitabili, forse persino familiari. Dietro l’impresa c’è un lavoro scientifico che dura da oltre quindici anni, con l’Italia in prima linea.
- La missione Plato e la caccia alla seconda Terra
- La mappa stellare di Plato
- Uno sguardo nel cielo australe
- L’Italia dietro le quinte della scoperta
- Perché un pianeta simile alla Terra non è più fantascienza
La missione Plato e la caccia alla seconda Terra
La missione Plato dell’Agenzia Spaziale Europea nasce con un obiettivo chiaro: individuare pianeti rocciosi che orbitano nella cosiddetta zona di abitabilità delle loro stelle, quella fascia dove l’acqua potrebbe restare liquida. Il satellite, che verrà lanciato tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, userà 26 telescopi per osservare in modo continuo centinaia di migliaia di astri, registrando minuscole variazioni di luce. È così che si scoprono i pianeti extrasolari: quando passano davanti alla loro stella, ne attenuano la luminosità per una frazione impercettibile di secondo.
Secondo le stime ufficiali, in circa quattro anni e mezzo di attività Plato potrebbe scoprire oltre 5.000 nuovi esopianeti, tra cui almeno 500 con dimensioni paragonabili a quelle terrestri. Non si tratta solo di numeri suggestivi, ma della base statistica necessaria per capire se il nostro pianeta è un’eccezione o una possibilità frequente nell’Universo.
La mappa stellare di Plato
Ogni esplorazione ha bisogno di una rotta, e per Plato questa rotta si chiama Plato Input Catalog (PIC). È la vera “mappa stellare di Plato”, un elenco di 290.000 stelle selezionate con criteri rigorosi, senza il quale il satellite non saprebbe nemmeno dove puntare i suoi strumenti. Il catalogo nasce da un’analisi su scala monumentale: quasi due miliardi di stelle osservate dal satellite Gaia sono state filtrate fino a ottenere un elenco delle più promettenti.
Il coordinamento di questa impresa è affidato allo Space Science Data Center dell’Agenzia Spaziale Italiana, con la collaborazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e dell’Università di Padova. A guidare il gruppo che ha definito la struttura del catalogo è il professor Giampaolo Piotto, che ha descritto il PIC come «un passo essenziale per sapere dove cercare esopianeti analoghi alla Terra».
Uno sguardo nel cielo australe
Il campo di osservazione scelto per Plato si trova nell’emisfero celeste australe e copre un’area di circa 2.200 gradi quadrati, una porzione di cielo enorme, paragonabile a quella che possiamo abbracciare con lo sguardo. Questa regione, denominata LOPS2, è stata selezionata perché concentra il maggior numero di stelle adatte a ospitare pianeti. Qui Plato misurerà la luminosità degli astri ogni 25 secondi, per anni, accumulando una quantità di dati senza precedenti.
L’area non è stata scelta solo per le sue stelle, ma anche per la sinergia con i grandi telescopi terrestri del Cile, che potranno studiare in dettaglio i mondi scoperti, misurandone massa e densità.
L’Italia dietro le quinte della scoperta
La tecnologia di Plato parla anche italiano. Le 26 telecamere sono state progettate con il contributo di ricercatori dell’INAF e realizzate dall’industria nazionale. L’ASI ha finanziato e coordinato la costruzione dei telescopi, del computer di bordo e del catalogo stellare, mentre il veicolo spaziale è stato assemblato da un consorzio industriale europeo.
Questo scambio tra ricerca pubblica e industria dimostra come la ricerca spaziale non sia solo esplorazione, ma anche innovazione concreta, capace di generare competenze e tecnologie che restano sulla Terra.
Perché un pianeta simile alla Terra non è più fantascienza
La ricerca di un pianeta simile alla Terra non è più una suggestione da romanzo. Con Plato, per la prima volta, si tenterà una vera indagine statistica sui mondi abitabili, partendo da una mappa stellare costruita con pazienza e metodo.
Forse non troveremo una nuova casa, ma capiremo meglio il nostro posto nel cosmo. E, in fondo, ogni grande viaggio inizia sempre da una buona mappa.



















