Te lo ricordi il Metaverso? Beh, praticamente neanche noi
Dal boom tra 2021 e 2022 ai tagli del 2025: il metaverso perde centralità mentre l’industria tech guarda a IA e dispositivi indossabili.
Fino a pochissimi anni fa il metaverso era ovunque. Le aziende annunciavano progetti e piattaforme tridimensionali, gli investimenti crescevano a ritmo sostenuto e l’idea di muoversi in mondi virtuali sembrava destinata a diventare una consuetudine. Per qualche mese, tra il 2021 e il 2022, lo scenario appariva quasi inevitabile: lavoro con il visore indossato, shopping tra avatar, concerti digitali, una nuova Internet immersiva pronta a sostituire quella, ormai considerata “semplice”, che conoscevamo.
Nel 2026, però, il quadro è cambiato radicalmente. Il metaverso è diventato soprattutto un ricordo ingombrante nei bilanci di Meta e un termine che ha perso gran parte della sua forza evocativa, mentre l’attenzione dell’industria tecnologica si è spostata altrove, in particolare sull’intelligenza artificiale e sui dispositivi indossabili.
- Dal rebranding di Facebook ai conti in rosso
- Metaverso, il calo dell’interesse
- Quattro anni dopo, la grande ritirata
- Un’idea ancora in cerca di forma
Dal rebranding di Facebook ai conti in rosso
L’idea di un metaverso, del resto, non nasce con Mark Zuckerberg. Il termine compare già nel romanzo Snow Crash del 1992 e, negli anni successivi, trova prime forme concrete in mondi virtuali come Second Life o in numerose esperienze online persistenti, dagli MMO ai social game. È solo nel 2021, però, che il concetto entra davvero nel linguaggio comune, quando Facebook cambia nome in Meta e lega in modo esplicito il proprio futuro a una visione di Internet immersiva.
Da quel momento l’azienda ha riversato nel progetto risorse enormi. La divisione Reality Labs, responsabile dei visori per la realtà virtuale e degli occhiali con funzioni di realtà aumentata, ha accumulato perdite enormi a partire dal 2021. Nel solo terzo trimestre del 2025 il rosso operativo ha raggiunto i 4,43 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, le spedizioni dei visori Quest hanno iniziato a rallentare: nei primi tre trimestri del 2025 Meta ha consegnato circa 1,7 milioni di unità, il 16% in meno rispetto allo stesso arco temporale del 2024, secondo i dati IDC. Un segnale difficile da ignorare, che indica come il pubblico non stia affollando questi mondi virtuali come inizialmente sperato.
Metaverso, il calo dell’interesse
Il raffreddamento dell’interesse è visibile anche al di fuori dei conti di Meta. I dati di Google Trends mostrano come le ricerche legate al termine “metaverse” abbiano raggiunto il massimo tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, per poi diminuire in modo costante nei mesi e negli anni successivi.
Quattro anni dopo, la grande ritirata
A fine 2025 e in questo inizio di 2026 il cambio di rotta appare ormai esplicito. Secondo diverse ricostruzioni, Meta starebbe valutando tagli fino al 30% del budget destinato al metaverso. La revisione passa anche dal fronte occupazionale. All’interno di Reality Labs, che conta oggi circa 15 mila dipendenti, l’azienda ha avviato il licenziamento di oltre mille persone, pari a circa il 10% della divisione, con l’obiettivo dichiarato di rendere il business più sostenibile nel lungo periodo.
In parallelo sono stati chiusi tre studi interni dedicati ai contenuti in realtà virtuale, Armature, Sanzaru e Twisted Pixel, ed è stato interrotto lo sviluppo di nuovi contenuti per Supernatural, la piattaforma di fitness in VR.
Un’idea ancora in cerca di forma
Sul piano teorico, il metaverso resta definito come uno spazio virtuale in cui utenti rappresentati da avatar interagiscono all’interno di ambienti tridimensionali. Nella pratica, però, l’adozione su larga scala continua a faticare. Diverse piattaforme che si proponevano come “il” metaverso hanno registrato numeri modesti, lontani dalle aspettative generate negli anni dell’entusiasmo.
Alla fine, l’immagine più onesta del metaverso oggi è quella di un’idea arrivata con largo anticipo rispetto alle reali abitudini delle persone. Una promessa presentata come imminente, che si è scontrata con limiti tecnici e con il desiderio diffuso di non trasformare ogni momento della vita in un’esperienza mediata da un visore. Il metaverso non è scomparso del tutto, ma si è ridotto a una presenza laterale, mentre il dibattito pubblico guarda ormai altrove.


















