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Meta nei guai: l'Europa contro il blocco delle altre AI su WhatsApp

Cosa sta succedendo tra UE e WhatsApp: la diatriba per riaprire alle intelligenze artificiali di terze parti prosegue, e si fa sempre più accesa

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whatsapp 123RF

Dallo scorso 15 gennaio 2026, come già annunciato sul finire del 2025, gli utenti di WhatsApp hanno la possibilità di accedere a un unico assistente AI all’interno dell’applicazione di messaggistica. Meta, infatti, ha bloccato l’accesso agli assistenti di terze parti rendendo Meta AI l’unico modo per poter sfruttare l’intelligenza artificiale tramite WhatsApp, senza dover passare a servizi esterni. Questa scelta è stata bocciata da AGCM, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in Italia, e ha attirato l’attenzione anche della Commissione europea che ha pubblicato una valutazione preliminare sulla questione evidenziando un potenziale limite all’espansione del mercato legato alla scelta di Meta.

Cosa è cambiato per WhatsApp

L’integrazione dell’intelligenza artificiale in WhatsApp è avvenuta in vari modi. Inizialmente, Meta ha messo a disposizione delle API di WhatsApp Business per consentire ad aziende terze, come OpenAI con ChatGPT, di integrare il proprio chatbot in WhatsApp. Gli utenti dell’app, quindi, potevano “parlare” con un’intelligenza artificiale di terze parti, invece di interagire con Meta AI. Queste API sono state ritirate, come annunciato nei mesi scorsi dall’azienda, rendendo, di fatto, Meta AI l’unico sistema per poter interagire con l’intelligenza artificiale restando all’interno di WhatsApp e senza passare a un’altra applicazione.

Cosa dice l’UE

Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha diffuso un comunicato stampa annunciando “possibili misure provvisorie per annullare l’esclusione degli assistenti di intelligenza artificiale di terze parti da WhatsApp”. Secondo la Commissione, la scelta di Meta “rischia di impedire ai concorrenti di entrare o espandersi nel mercato in rapida crescita degli assistenti di IA” e “sembra a prima vista violare le norme dell’UE in materia di concorrenza”.

Secondo l’UE è “probabile” che Meta arrivi a dominare il mercato delle app di comunicazione nello Spazio economico europeo con WhatsApp e che l’azienda abusi di questa posizione dominante negando l’accesso all’app ad aziende terze, per quanto riguarda gli assistenti AI. La Commissione ha evidenziato la necessità di misure di protezione per evitare quelli che sono stati definiti possibili “danni gravi e irreparabili alla concorrenza“.

La risposta di Meta

Come riportato da Reuters, Meta ha risposto alla posizione dell’UE con una nota “non c’è motivo per cui l’UE debba intervenire nell’API di WhatsApp Business“. Esistono molte opzioni di intelligenza artificiale e le persone possono utilizzarle tramite app store, sistemi operativi, dispositivi, siti web e partnership di settore”.

In particolare, secondo Meta, la Commissione ha commesso un errore evidente ritenendo che le API di WhatsApp Business (necessarie per poter utilizzare i chatbot di terze parti) possano essere considerate come un canale di distribuzione chiave per quanto riguarda i chatbot AI che, invece, sono accessibili da molti altri canali (molto più utilizzati dagli utenti per altro).

La palla ora passa alla Commissione UE che dovrà valutare le risposte di Meta e interventi mirati sulla questione dei chatbot. Nel frattempo, in Italia, dove i chatbot restano utilizzabili, Meta introdurrà un costo per le aziende terze per ogni risposta che l’AI fornirà agli utenti tramite l’app di WhatsApp.