Meta fa marcia indietro: la funzione AI di Instagram appena annunciata sparisce
Dietrofront per il colosso di Mark Zuckerberg: a sole 72 ore dal lancio del nuovo modello generativo Muse Image, Meta ha rimosso la funzione su Instagram.

Meta aveva annunciato in pompa magna il lancio di Muse Image, il modello generativo proprietario più avanzato dell’azienda, sviluppato da Meta Superintelligence Labs e progettato per competere direttamente con le tecnologie di OpenAI e Google. Eppure l’entusiasmo si è spento nel giro di appena settantadue ore: venerdì 10 luglio, Meta ha rimosso frettolosamente la funzionalità più discussa e controversa del nuovo strumento. Ma cosa è successo?
Il comunicato di Meta
“All’inizio di questa settimana, abbiamo annunciato che un modo per le persone di generare immagini in Meta AI è quello di @-menzionare account pubblici di Instagram che desiderano utilizzare come riferimento – si legge -. La nostra intenzione era fornire uno strumento creativo utile e dare alle persone il controllo su se il loro contenuto pubblico potesse essere referenziato in questo modo. Abbiamo ricevuto i feedback secondo cui questa funzionalità non ha raggiunto l’obiettivo, quindi non è più disponibile“.
Come si legge nel comunicato, la funzione incriminata permetteva a chiunque di utilizzare le foto di un qualsiasi account pubblico di Instagram semplicemente digitando una menzione con la chiocciola all’interno di un comando testuale su Meta AI. Il sistema utilizzava immediatamente le immagini del profilo citato come riferimento visivo per modificare l’aspetto del soggetto senza che questi ricevesse alcuna notifica o richiesta di autorizzazione.
Le polemiche contro Muse Image
Appropriarsi e modificare senza alcuna comunicazione o permesso le immagini degli utenti, chiunque essi fossero, è stato un motivo più che sufficiente per scatenare un’ondata di indignazione. Sono stati in molti a denunciare una grave violazione della privacy e del diritto d’immagine e a sottolineare – con ogni ragione – come questa “scorciatoia” potesse essere facilmente sfruttata per attività illecite, molestie, furti d’identità, anche per la creazione di contenuti fake.
Oltre agli utenti tradizionali, a entrare a gamba tesa nella polemica sono stati anche i vertici dell’industria cinematografica e dello spettacolo statunitense. Agenzie e sindacati hanno espresso dure critiche, temendo una sistematica violazione dei diritti d’immagine dei professionisti dello spettacolo e la proliferazione incontrollata di deepfake di personaggi pubblici.
A peggiorare la situazione per Meta è stata un’inchiesta di Reuters, che ha svelato una falla nel sistema clamorosa: i nuovi strumenti di rilevamento dell’intelligenza artificiale dell’azienda non erano in grado di identificare le proprie immagini generate da Muse Image una volta che queste venivano semplicemente ritagliate. Nessuna garanzia contro la diffusione di falsi d’autore, insomma.
Come proteggere le proprie immagini?
Meta ha fatto marcia indietro e non avrebbe potuto fare altrimenti: spingersi oltre non può prescindere dal diritto fondamentale alla tutela dei dati personali.
Attenzione, però, perché l’azienda ha rimosso la scorciatoia delle menzioni dirette ma il modello Muse Image resta comunque attivo per la modifica ordinaria delle foto caricate volontariamente dagli utenti.
Se volete blindare il vostro profilo ed evitare che le foto vengano prese dagli algoritmi in futuro, l’unica soluzione attuale consiste nel navigare manualmente nel menu delle impostazioni di Instagram, alla voce dedicata alla condivisione e ripubblicazione, per disattivare l’autorizzazione all’uso dei contenuti da parte dei sistemi di intelligenza artificiale di Meta.

















