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SCIENZA

Mercurio si è ristretto più di quanto pensassimo, e forse vale lo stesso per la Luna

Mercurio si sta restringendo da miliardi di anni e un nuovo studio suggerisce che il fenomeno sia stato sottovalutato nelle stime precedenti

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Mercurio iStock
  • Mercurio si sta contraendo da miliardi di anni mentre l’interno perde calore, piegando la crosta e lasciando scarpate, creste e rughe visibili.
  • Un nuovo studio ricalcola la perdita di raggio fino a 11,6 chilometri e suggerisce che i detriti dei crateri abbiano nascosto parte delle deformazioni.
  • Lo stesso processo riguarda anche la Luna, ma con effetti più difficili da leggere sulla superficie, senza alcun rischio reale per la sopravvivenza dei due corpi.

Un pianeta che si “restringe” sembra materiale da romanzo di fantascienza, invece… il fatto che si stia rimpicciolendo è proprio una delle poche certezze consolidate che abbiamo su Mercurio: la sua superficie è attraversata da “rughe”, creste e scarpate alte centinaia di metri, cicatrici lasciate da una crosta che si è accartocciata su sé stessa nel corso di miliardi di anni. Lo stesso fenomeno riguarda la Luna, che si contrae per ragioni identiche e con prove altrettanto visibili sul terreno.

Cosa sta succedendo a Mercurio?

Ma perché ne stiamo parlando? Perché un recentissimo studio pubblicato su Geophysical Research Letters riaccende i riflettori su questo rimpicciolimento, suggerendo che negli scorsi anni qualcosa non è stato calcolato nel modo giusto. Secondo lo studio,  Mercurio si è formato circa 4,5 miliardi di anni fa da una sequenza di collisioni violente tra rocce e asteroidi in orbita attorno al Sole.

Quelle collisioni hanno generato una quantità enorme di calore, che il pianeta ha continuato a disperdere da allora. Un interno che si raffredda occupa meno spazio, e gli strati rocciosi esterni si adattano al volume che si riduce piegandosi e fratturandosi. Le strutture da raccorciamento (dorsali corrugate e scarpate lobate) sono il risultato visibile di quel processo.

Il problema è che queste strutture risultano distribuite in modo disomogeneo sulla superficie, cosa che stride con un raffreddamento globale, il quale dovrebbe produrre un effetto uniforme su tutto il pianeta. Il gruppo guidato da Gaku Nishiyama, planetologo del Centro aerospaziale tedesco, ha provato a capire il perché incrociando il catalogo delle strutture tettoniche con una nuova mappa della rugosità superficiale dell’intero pianeta, cioè una misura di quanto il terreno sia irregolare su scale di una decina di chilometri.

È stato dedotto che dove la superficie è più accidentata, le rughe della contrazione scarseggiano. La spiegazione più immediata chiama in causa i detriti espulsi dai crateri da impatto più recenti, che avrebbero sepolto le strutture preesistenti come ghiaia fresca stesa sopra i solchi di una strada. Ricostruendo quanta contrazione manchi all’appello sotto quelle coperte, la stima passa da 8,3 a 11,6 chilometri di raggio perduti, cioè fino a 23 chilometri di diametro. Un aumento compreso tra il 10% e il 30% rispetto ai calcoli precedenti, che gli autori considerano comunque una soglia minima.

Perché accade anche alla Luna?

Ma perché abbiamo parlato anche della Luna? Semplicemente perché il meccanismo è lo stesso: il nostro satellite è un corpo roccioso che si raffredda e che nel raffreddarsi riduce il proprio volume. Anche il nostro satellite mostra scarpate e faglie da compressione, individuate dalle missioni orbitali degli ultimi quindici anni, e dalle quali è stata ricavata una contrazione inferiore al chilometro di raggio.

Quel numero ha sempre creato un attrito con la teoria: i modelli di evoluzione termica prevedono per la Luna un raccorciamento superiore a quello che le osservazioni riescono a documentare.

Lo studio su Mercurio offre una possibile via d’uscita da questa discrepanza, perché gli altopiani lunari hanno una rugosità mediana superiore del 40% rispetto alle pianure craterizzate mercuriane. Se l’irregolarità del terreno nasconde le tracce della contrazione, sulla Luna dovrebbe nasconderne ancora di più.

L’occultamento da detriti è solo una delle ipotesi in campo: le altre due riguardano la difficoltà di riconoscere una dorsale quando il rilievo di fondo è più accidentato della dorsale stessa, e la possibilità che nelle aree molto craterizzate la regolite porosa assorba la deformazione collassando su sé stessa, senza produrre faglie abbastanza grandi da essere fotografate.

Potrebbero scomparire?

Alla luce di tutto ciò, dato che si stanno restringendo… questi due corpi celesti potrebbero scomparire? Ecco, no: il rischio non esiste, le proporzioni lo chiariscono meglio di qualsiasi rassicurazione. Mercurio ha un raggio di circa 2.440 chilometri: perderne 11,6 significa essersi ridotto di meno dello 0,5% in quattro miliardi e mezzo di anni. Sulla Luna la percentuale è ancora più bassa.

Va aggiunto che il fenomeno sta rallentando invece di accelerare, perché la contrazione dipende dal calore residuo e quel calore diminuisce. Su Mercurio la fase principale di attività tettonica sembra essersi chiusa tra 3,6 e 3,8 miliardi di anni fa, come suggerisce il fatto che alcuni grandi crateri datati a quell’epoca non risultino attraversati da strutture successive. Quello che cresce, quindi, è la nostra stima del passato, non il ritmo attuale del processo.

FAQ

Perché si dice che Mercurio si sta rimpicciolendo?

Perché il pianeta si è raffreddato nel tempo, perdendo volume interno. La crosta si è piegata e fratturata, lasciando scarpate e creste visibili in superficie.

Di quanto è cambiata la stima del suo restringimento?

Il nuovo studio porta la perdita stimata da 8,3 a 11,6 chilometri di raggio, cioè fino a 23 di diametro. È un aumento compreso tra il 10% e il 30%.

Perché le tracce della contrazione non sono distribuite ovunque?

Le strutture risultano irregolari perché i detriti dei crateri più recenti possono aver coperto le vecchie deformazioni, nascondendole sotto uno strato di materiale espulso.

Anche la Luna si restringe come Mercurio?

Sì, il meccanismo è simile: anche la Luna si raffredda e si contrae. Le missioni orbitali hanno individuato scarpate e faglie, ma la contrazione osservata resta inferiore alle attese teoriche.

Mercurio e Luna rischiano di scomparire?

Il rischio non esiste. La contrazione è minima rispetto alle dimensioni dei due corpi celesti e, inoltre, sta rallentando perché diminuisce il calore residuo.