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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Maturità 2026, la seconda prova al liceo Classico è latino: ecco come se la cavano le IA con la versione

Confronto tra ChatGPT, Gemini e Claude sulla versione di latino di Quintiliano: ecco come si sono prodigare le IA in traduzione, analisi e commento alla seconda prova di Maturità 2026.

Abbiamo chiesto all'AI di prevedere le tracce dell'esame di maturità: ecco cosa ci ha risposto iStock

Continua la Maturità 2026, e oggi tocca alla seconda prova per tutti gli oltre 500mila studenti italiani, in particolare a quelli dell’indirizzo classico, che quest’anno si ritrovano con un brano dell’Istitutio Oratoria di Quintiliano, opera che rappresenta una delle più mature riflessioni pedagogiche dell’antichità.

Gli studenti hanno tempo circa 4 ore per rispondere alle tracce di quest’anno, e noi abbiamo voluto chiedere a tre diverse intelligenze artificiali come rispondere ai quesiti di quest’anno.

La versione di latino selezionata per il Liceo Classico

Di seguito la traccia di latino per la Maturità 2026, comprensiva di testo da tradurre e domande.

PRIMA PARTE: traduzione di un testo in lingua latina

PRE-TESTO

Atqui claros nomine sapientiae viros nemo dubitaverit studiosos musices fuisse, cum Pythagoras atque eum secuti acceptam sine dubio antiquitus opinionem vulgaverint mundum ipsum ratione esse conpositum, quam postea sit lyra imitata, nec illa modo contenti dissimilium concordia, quam vocant ἁρμονίαν sonum quoque his motibus dederint.

Eppure, non vi è dubbio che uomini illustri per sapienza furono appassionati di musica: tant’è vero che Pitagora e i suoi seguaci divulgarono l’opinione, certamente loro tràdita da filosofi precedenti, che il mondo ha la stessa struttura che poi la lira avrebbe imitato; e non contenti di quella “concordia di dissonanze”, da loro detta harmonia, attribuirono a questi movimenti anche il suono.

TESTO

Nam Plato cum in aliis quibusdam tum praecipue in Timaeo ne intellegi quidem nisi ab iis, qui hanc quoque partem disciplinae diligenter perceperint, potest. De philosophis loquor, quorum fons ipse Socrates iam senex institui lyra non erubescebat: duces maximos et fidibus et tibiis cecinisse traditum, exercitus Lacedaemoniorum musicis accensos modis. Quid autem aliud in nostris legionibus cornua ac tubae faciunt? Quorum concentus quanto est vehementior, tantum Romana in bellis gloria ceteris praestat. Non igitur frustra Plato civili viro, quem πολιτικόν vocat, necessariam musicen credidit. Et eius sectae, quae aliis severissima, aliis asperrima videtur, principes in hac fuere sententia, ut existimarent sapientium aliquos nonnullam operam his studiis accommodaturos et Lycurgus, durissimarum Lacedaemoniis legum auctor, musices disciplinam probavit. Atque eam natura ipsa videtur ad tolerandos facilius labores velut muneri nobis dedisse, si quidem et remigem cantus hortatur;

POST-TESTO

nec solum in iis operibus, in quibus plurium conatus praeeunte aliqua iucunda voce conspirat, sed etiam singulorum fatigatio quamlibet se rudi modulatione solatur.

e non solamente là dove lo sforzo collettivo viene compiuto ritmicamente con una lieta canzone intonata da qualcuno, ma anche nel lavoro compiuto da soli, qualsiasi motivo, anche se popolare, suole alleviare la fatica.

Edizione a cura di R. FARANDA e P. PECCHIURA, Torino, UTET, 2^, 1979

SECONDA PARTE: tre quesiti, a risposta aperta, relativi alla comprensione e interpretazione del brano, all’analisi linguistica, stilistica ed eventualmente retorica, all’approfondimento e alla riflessione personale. Il limite massimo di estensione è di 10/12 righe di foglio protocollo. Il candidato può altresì rispondere con uno scritto unitario, autonomamente organizzato nella forma del commento al testo, purché siano contenute al suo interno le risposte ai quesiti richiesti, non superando le 30/36 righe di foglio protocollo.

Comprensione / interpretazione

Si illustri il contenuto del brano, mettendo in luce la tesi sostenuta dall’autore circa il valore della musica e illustrando gli argomenti e gli esempi attraverso i quali esso viene dimostrato.

Analisi linguistica e/o stilistica

Si analizzino le scelte lessicali e sintattiche operate dall’autore, soffermandosi sul campo semantico della musica e della vita civile, sul lessico filosofico e tecnico impiegato.

Approfondimento e riflessioni personali

A partire dal brano proposto e alla luce del proprio percorso di letture e di esperienze personali si rifletta sul ruolo della musica nella società antica ed in quella contemporanea”.

Le risposte di ChatGPT alla versione di latino

Abbiamo dunque chiesto a ChatGPT (versione free, modello GPT 5) il seguente prompt “Immagina di essere uno studente del Liceo Classico, sotto esame di maturità. Segui la traccia del compito, eseguendo la traduzione, comprensione del testo e tutte le richieste riportate nel testo. Attieniti alle indicazioni sui limiti di lunghezza (10-12 righe di protocollo, 30-36 se commento unitario)”.

Qui di seguito la risposta di GPT:

Di seguito svolgo la prova come potrebbe fare uno studente del Liceo Classico all’Esame di Stato.

PRIMA PARTE – TRADUZIONE

D’altra parte, nessuno dubiterà che uomini illustri per il nome di sapienti siano stati cultori della musica, poiché Pitagora e i suoi seguaci divulgarono una dottrina senza dubbio ricevuta dall’antichità, secondo cui il mondo stesso è stato costruito secondo un’armonia razionale, che in seguito la lira avrebbe imitato; e non contenti soltanto di quella concordia degli elementi diversi che chiamano armonia, attribuirono anche un suono a quei movimenti.

Infatti Platone, sia in altre opere sia soprattutto nel Timeo, non può essere compreso se non da coloro che abbiano appreso accuratamente anche questa parte della formazione. Parlo dei filosofi, il cui stesso maestro, Socrate, ormai anziano, non si vergognava di imparare a suonare la lira. Si tramanda che grandissimi condottieri abbiano suonato la cetra e il flauto, e che gli eserciti degli Spartani fossero infiammati dai ritmi musicali. Che altro fanno poi nelle nostre legioni le trombe e i corni? Quanto più potente è la loro armonia, tanto più la gloria romana supera quella degli altri popoli nelle guerre. Non senza motivo, dunque, Platone ritenne la musica necessaria all’uomo di Stato, che egli chiama politikós. E i capi di quella scuola filosofica che ad alcuni sembra molto severa, ad altri persino troppo aspra, sostennero che alcuni sapienti dovessero dedicare una certa attenzione a questi studi; anche Licurgo, autore delle severissime leggi degli Spartani, approvò l’insegnamento della musica. E sembra che la natura stessa ce l’abbia donata come un beneficio per sopportare più facilmente le fatiche, poiché persino il canto incoraggia il rematore;

e non soltanto in quei lavori nei quali lo sforzo di molti si accorda grazie a una voce piacevole che guida il ritmo, ma anche la fatica dei singoli trova conforto in una qualsiasi, pur rozza, melodia.

SECONDA PARTE
1. Comprensione e interpretazione

Quintiliano sostiene che la musica ha un valore educativo e formativo fondamentale. Essa è legata alla sapienza filosofica (Pitagora, Platone), alla formazione dell’uomo politico e alla vita civile e militare. Gli esempi mostrano che filosofi, condottieri e interi eserciti utilizzano la musica come strumento di disciplina e coesione. La tesi centrale è che la musica non è un’arte marginale, ma una componente essenziale dell’educazione umana, utile sia alla mente sia alla vita pratica. Inoltre ha una funzione quasi “terapeutica”, perché allevia la fatica e sostiene l’impegno fisico e mentale.

2. Analisi linguistica e stilistica

Il lessico insiste sul campo semantico della musica (lyra, harmonia, sonus, tubae, cantus) e su quello della vita pubblica (legiones, duces, civili viro), mostrando il legame tra arte e società. Ricorre anche un linguaggio filosofico (sapientia, disciplina, ratio, πολιτικός), che rafforza l’autorità dell’argomentazione. La sintassi è ampia e complessa, tipica della prosa argomentativa latina, con numerose subordinate e accumulo di esempi. Lo stile è persuasivo e basato su autorità culturali e storiche.

3. Approfondimento e riflessione personale

Nel mondo antico la musica era parte integrante dell’educazione e influiva sulla formazione morale e sociale dell’individuo. Quintiliano riprende questa visione attribuendole un ruolo centrale nella crescita dell’uomo. Oggi la musica mantiene una funzione diversa ma ancora importante: è mezzo di comunicazione, identità culturale e benessere psicologico. Anche la musicoterapia conferma il suo effetto positivo sulla mente e sul corpo. Rimane quindi attuale l’idea che la musica non sia solo intrattenimento, ma una componente significativa dell’esperienza umana.

Gemini alle prese con la versione di latino

E dopo ChatGPT, ora è la volta di Gemini (versione free, Flash 3.5). Stesso prompt di prima: “Immagina di essere uno studente del Liceo Classico, sotto esame di maturità. Segui la traccia del compito, eseguendo la traduzione, comprensione del testo e tutte le richieste riportate nel testo. Attieniti alle indicazioni sui limiti di lunghezza (10-12 righe di protocollo, 30-36 se commento unitario)”.

Ecco la sua risposta.

Prima Parte: Traduzione

Eppure nessuno potrebbe dubitare che uomini celebri per la loro fama di sapienza siano stati cultori della musica, dal momento che Pitagora e i suoi seguaci diffusero l’opinione, senza dubbio accolta fin dall’antichità, che il mondo stesso sia stato ordinato secondo una proporzione geometrica che in seguito la lira ha imitato; e non contenti di quella concordia di elementi dissimili che chiamano armonia, attribuirono anche un suono a questi movimenti celesti.

Infatti Platone, come in certi altri passaggi ma soprattutto nel Timeo, non può essere compreso se non da coloro che hanno appreso con diligenza anche questa parte della dottrina. Parlo dei filosofi, il cui modello supremo, Socrate, ormai vecchio non si vergognava di prendere lezioni di lira: si tramanda che grandissimi condottieri abbiano cantato accompagnandosi sia con gli strumenti a corda sia con i flauti, e che gli eserciti dei Lacedemoni venissero infiammati dai ritmi musicali. D’altra parte, cos’altro fanno nelle nostre legioni i corni e le trombe? Il cui suono all’unisono, quanto più è impetuoso, tanto più la gloria romana in guerra eccelle su tutti gli altri popoli. Non invano, dunque, Platone credette che la musica fosse necessaria all’uomo di Stato, che egli definisce “politico”. E i fondatori di quella scuola filosofica che ad alcuni sembra la più severa, ad altri la più rigida, furono di questo parere, ritenendo che alcuni dei sapienti avrebbero dedicato non poco impegno a questi studi; e anche Licurgo, autore delle durissime leggi per i Lacedemoni, approvò la disciplina della musica. E la natura stessa sembra avercela data quasi come un dono per sopportare più facilmente le fatiche, se è vero che il canto incoraggia anche il vogatore;

e non solo in quei lavori nei quali lo sforzo di molti si unisce procedendo a tempo dietro una qualche voce piacevole, ma anche la stanchezza dei singoli si consola con un ritmo per quanto rozzo.

Seconda Parte: Commento Unitario (Comprensione, Analisi e Approfondimento)

Quintiliano costruisce questo passaggio dell’Institutio oratoria con un obiettivo pedagogico preciso: dimostrare che la musica non è un futile passatempo, ma una disciplina fondamentale per la formazione globale del perfetto oratore e del cittadino. La sua tesi si fonda su una fitta rete di argomenti autorevoli ed esempi storici. L’autore parte dalla dimensione cosmologica dei Pitagorici, per cui l’universo stesso è retto da leggi musicali, passa per l’autorevolezza filosofica di Platone e l’umiltà di Socrate, fino ad arrivare a esempi pragmatici e politici, come il valore militare della musica a Sparta e l’efficacia dei corni nelle legioni romane.

Dal punto di vista linguistico e stilistico, il testo riflette la prosa matura e controllata dell’autore, che bilancia termini greci tecnici come ἁρμονίαν e πολιτικόν con il lessico della tradizione romana. È evidente l’intreccio tra il campo semantico della musica (lyra, fidibus, tibiis, modulatione) e quello della vita civile e militare (legionibus, gloria, viro civili, legum). Sintatticamente, Quintiliano predilige strutture ipotattiche complesse ma bilanciate, ricche di proposizioni relative e costrutti dotti come i congiuntivi potenziali (nemo dubitaverit) e le strutture correlative (quanto est… tantum… prestat).

Riflettendo sul valore di queste parole, emerge un contrasto affascinante tra il mondo antico e quello contemporaneo. Per Quintiliano e la cultura classica, la musica possedeva un valore terapeutico ed educativo intrinseco, strettamente legato all’equilibrio dell’anima e dello Stato, secondo la dottrina greca dell’ethos. Oggi, nella nostra società frammentata e digitale, la musica ha in parte perso quella funzione istituzionale e formativa di stampo politico, trasformandosi spesso in un prodotto di consumo o in un sottofondo individuale. Eppure, la sua funzione catartica e consolatoria, che Quintiliano individua nel canto del rematore o del singolo lavoratore, rimane sorprendentemente identica: ancora oggi la musica unisce le persone nei momenti di sforzo collettivo e offre un rifugio intimo e terapeutico contro la fatica del vivere.

Come se la cava Claude con Quintiliano

Infine passiamo a Claude, nella versione più recente di Sonnet 4.6 (Fable 5 non è disponibile) con impegno “medio”. Stesso prompt di prima: “Immagina di essere uno studente del Liceo Classico, sotto esame di maturità. Segui la traccia del compito, eseguendo la traduzione, comprensione del testo e tutte le richieste riportate nel testo. Attieniti alle indicazioni sui limiti di lunghezza (10-12 righe di protocollo, 30-36 se commento unitario)”.

Qui la sua risposta:

PRIMA PARTE: TRADUZIONE

Atqui claros nomine sapientiae viros nemo dubitaverit studiosos musices fuisse…

Eppure nessuno avrebbe dubitato che uomini illustri per la fama della saggezza fossero stati appassionati di musica, dal momento che Pitagora e coloro che lo seguirono divulgarono un’opinione accolta senza dubbio dall’antichità: che il mondo stesso è composto secondo una legge armonica, alla quale poi la cetra diede imitazione; e non contenti soltanto di quella concordia di elementi dissimili che chiamano ἁρμονία, attribuirono anche un suono a questi moti celesti.

Nam Plato cum in aliis quibusdam tum praecipue in Timaeo…

Platone infatti, sia in alcune altre opere sia soprattutto nel Timeo, non può essere compreso se non da coloro che abbiano appreso con cura anche questa parte del sapere. Parlo dei filosofi, il cui stesso maestro, Socrate, già vecchio, non si vergognava di imparare a suonare la cetra; si tramanda che i più grandi condottieri abbiano cantato al suono della lira e dell’aulo, e che gli eserciti degli Spartani fossero infiammati da ritmi musicali. E che altro fanno nelle nostre legioni i corni e le trombe? Quanto più è vigorosa la loro armonia, tanto più la gloria romana in guerra supera quella degli altri popoli.

Non igitur frustra Plato civili viro…

Non a caso dunque Platone ritenne la musica necessaria all’uomo di stato, che chiama πολιτικός. E anche i principi di quella scuola filosofica che ad alcuni sembra severissima, ad altri durissima, erano di questo avviso: ritenevano che alcuni saggi avrebbero dedicato una qualche attenzione a questi studi; e Licurgo, l’autore delle leggi più severe per gli Spartani, approvò la disciplina della musica. E la natura stessa sembra averci dato la musica quasi in dono per sopportare più facilmente le fatiche: il canto infatti sprona il rematore; e non soltanto in quei lavori in cui lo sforzo di molti si coordina grazie a una voce armoniosa che guida, ma anche la stanchezza del singolo si placa con una qualsiasi modulazione, per rozza che sia.

SECONDA PARTE: COMMENTO UNITARIO AL TESTO

Il brano quintilianeo sviluppa la tesi che la musica costituisce un elemento imprescindibile nella formazione dell’uomo civile e dell’oratore. Quintiliano costruisce un’argumentatio a più livelli, intrecciando auctoritates filosofiche, esempi storici e osservazioni sulla natura umana.

La tesi è sostenuta anzitutto mediante il ricorso ai grandi sapienti dell’antichità: Pitagora e la sua scuola avevano individuato nell’armonia il principio ordinatore del cosmo (mundum ipsum ratione esse compositum), riconoscendo nella musica il riflesso della struttura stessa dell’universo. Platone nel Timeo aveva reso la musica così centrale da rendere l’opera incomprensibile a chi ne ignorasse i fondamenti; lo stesso Socrate, già vecchio, non si vergognava di apprendere la cetra. Accanto agli argomenti filosofici compaiono quelli militari: i condottieri suonavano strumenti, gli Spartani erano animati dai ritmi in battaglia, e i corni delle legioni romane sono presentati come strumenti di gloria collettiva.

Sul piano linguistico e stilistico si distinguono tre campi semantici. Il campo della musica comprende termini tecnici — lyra, fidibus, tibiis, concentus, modulatio, cantus — e grecismi (ἁρμονίαν, πολιτικόν), che segnalano il debito verso la tradizione platonica e pitagorica. Il campo della vita civile e militare — legionibus, cornua ac tubae, exercitus, gloria, duces — mostra come la musica attraversi tutti gli ambiti della res publica. Il lessico filosofico ruota attorno a sapientia, disciplina, ratio, sectae. Sintatticamente il testo procede per periodi ampi con proposizioni infinitive e comparative (quanto… tantum); efficace è l’interrogativa retorica Quid autem aliud in nostris legionibus cornua ac tubae faciunt?, che trascina il lettore verso una risposta già implicita.

La riflessione quintilianea mantiene piena attualità. Nel mondo antico la musica non era mai fatto puramente estetico: era scienza cosmica per i Pitagorici, paideia per Platone, coesione militare per Sparta. Nella società contemporanea essa ha conservato e moltiplicato queste funzioni: la musicoterapia conferma scientificamente quella virtù solante già riconosciuta da Quintiliano, mentre sul piano collettivo la musica continua a costruire identità e comunità, dagli inni nazionali ai concerti che segnano epoche. Il filo tracciato dall’Institutio oratoria non si è mai spezzato: la musica resta uno degli strumenti più profondi con cui l’essere umano ordina il caos e si riconosce parte di una collettività.

Punti di forza e punti deboli delle risposte delle IA

Intanto la velocità: entrambe hanno risposto con tempi irrisori: poco più di 10 secondi Gemini; circa 30 secondi ChatGPT ma quasi un minuto Claude (probabilmente per via del modello selezionato, e dell’intensità di impegno al livello “medio”).

Guardando però a ogni singola IA, ChatGPT adotta un lessico comprensibile, con una struttura ordinata e rispettosa delle sezioni richieste, anche se è l’unica a non aver voluto redigere un commento unitario. Di contro, l’analisi stilistica resta piuttosto generica e poco tecnica, e il commento è piuttosto lineare e poco argomentato. Ad esempio, il confronto tra antico e moderno è accennato ma non sviluppato in profondità.

Passando a Gemini, la sua analisi è più articolata rispetto a ChatGPT e mostra una buona capacità di collegamento tra filosofia, politica e ambito militare. Molto positivo anche il commento finale, che introduce un confronto esplicito tra antico e contemporaneo. Al contrario, l’analisi linguistica, pur più ricca, tende talvolta a sovrainterpretare (il caso dei congiuntivi potenziali).

Infine, Claude ha adottato rispetto alle altre IA una vera struttura argomentativa da tema di maturità, con distinzione chiara tra auctoritates, esempi storici e riflessione finale. Però, qui lo stile è più denso e “accademico”, meno vicino a quello di uno studente reale. In alcuni passaggi la risposta risulta quasi troppo perfetta e costruita per essere un compito scolastico.