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Ho giocato a Marvel's Wolverine, ma tra sangue e artigli qualcosa si è perso: la brutalità non basta

Marvel's Wolverine mette in scena un radicale cambio di paradigma rispetto a Spider-Man: è un action lineare, un po' old school ed estremamente violento

12 min di lettura

Marvel's Wolverine Playstation Blog

Marvel’s Wolverine è disponibile da oggi in esclusiva su PlayStation 5 e porta Insomniac Games in una direzione molto diversa da quella intrapresa con Marvel’s Spider-Man. Più oscuro, violento e viscerale, il gioco prova a costruire un blockbuster attorno a un personaggio che, per caratteristiche e stile di combattimento, offre però meno possibilità di variazione rispetto all’Uomo Ragno.

Ho avuto modo di giocare Marvel’s Wolverine in anteprima grazie a un codice review, e da fan dei giochi Insomniac avevo altissime aspettative, sebbene il personaggio di Wolverine sia molto lontano dal mio sentire; dopo circa venti ore di gioco, il tanto che basta a terminare la storia e svolgere gran parte delle attività secondarie, sono pronto a parlarne in una recensione.

Il confronto con Spider-Man tornerà spesso, non sempre mettendo in buona luce il mutante dagli artigli ferali; ma è un confronto inevitabile, visto il genere di appartenenza e la qualità pregevolissima a cui ci aveva abituato lo studio. Vediamo cosa ha funzionato e cosa invece ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

Un protagonista carismatico, difficile da raccontare

Partiamo col dire che Wolverine è un personaggio straordinariamente efficace come icona, ma molto più complicato da trasformare nell’unico protagonista di un moderno blockbuster tripla A dal taglio cinematografico.

Logan ha un background interessante e un carattere stratificato, e rappresentarlo oggi significa senz’altro accettare una sfida complessa. Un’impresa che Insomniac Games ha portato a termine, restituendoci un personaggio ruvido ma fragile, che è difficile non amare.

Ma l’intera avventura non poteva reggersi solo sul carisma di Logan, e il peso di questo oneroso compito ha fatto apparire le prime crepe di un progetto che sembrava avere tutti gli ingredienti per un risultato impeccabile.

Insomniac Games aveva già dimostrato di saper navigare con disinvoltura nell’universo Marvel con la trilogia di Spider-Man: Peter Parker e Miles Morales sono una coppia di protagonisti che non annoia mai, grazie a una scrittura brillante, a un sistema di combattimento semplice e immediato e soprattutto alle loro abilità di spostamento.

In un’intervista pubblicata sul PlayStation Blog, Marcus Smith, direttore creativo del gioco, ha parlato proprio della differenza tra i personaggi: "Quello che abbiamo capito molto presto è che Peter Parker e Miles Morales sono molto diversi da Logan. Ogni decisione che abbiamo preso dopo aver stabilito cosa fosse fondamentale per Logan, ci ha portato su una strada diversa, che si discostava da Spider-Man. Se Spider-Man è un gioco open world, profondamente legato a New York, in Wolverine tutto è più ravvicinato, più viscerale, c’è più contatto con il mondo, è tutto più concreto".

Eppure, con Wolverine, qualcosa si è perso.

Un plauso per l’accessibilità

Prima di parlare di pregi e difetti, vorrei evidenziare un punto che mi ha piacevolmente colpito fin da subito: l’accessibilità. Sono presenti opzioni per venire incontro a moltissime esigenze: lettori vocali per chi ha disabilità visive, impostazioni per facilitare la pressione dei tasti e livelli di difficoltà personalizzabili.

La cura riposta nel rendere il videogioco accessibile a molte tipologie di giocatori è assolutamente da lodare, e in questo Insomniac dà un esempio che molte altre software house dovrebbero seguire.

Un combat system senza guizzi

Il modo di combattere di Wolverine è, per sua stessa natura, molto immediato. Logan è brutalità allo stato puro: artigli, calci, sangue e rigenerazione. Un mix che funziona benissimo come fantasia di potere, ma alla lunga diventa poco stimolante, soprattutto quando deve sostenere un’avventura AAA di almeno 20 ore.

Dal punto di vista prettamente visivo, il gioco sa essere davvero spettacolare: alcune sequenze d’azione sono molto avvincenti e restituiscono con efficacia la ferocia del personaggio. Logan attraversa gli scontri come una macchina da guerra e la distruttibilità ambientale contribuisce parecchio a questa sensazione.

Per qualche momento si ha persino la sensazione di essere dentro un film d’azione in cui Wolverine può affrontare i pericoli frontalmente, incassare colpi e continuare a combattere. Ma è purtroppo una sensazione destinata a durare poco.

Il combattimento diventa presto ripetitivo. Le abilità a disposizione di Logan non sono particolarmente numerose e nessuna modifica davvero il modo di affrontare gli scontri. Sostanzialmente il gioco ci chiede di premere continuamente quadrato, alternare la combo base con triangolo per un colpo finale più potente e deviare o schivare gli attacchi nemici.

Abbiamo anche alcune abilità da attivare con il dorsale destro e i quattro tasti frontali, ma sono tendenzialmente attacchi più potenti da inserire nel flusso appena il cooldown lo permette. Verso i due terzi del gioco si aggiunge anche la possibilità di emanare un’onda d’urto che allontana i nemici: una scelta che stride con la natura dei poteri di Wolverine, non viene particolarmente giustificata sul piano narrativo e arriva forse troppo tardi.

La progressione, di conseguenza, offre pochi incentivi a sperimentare. Dopo molte ore il combattimento si riduce facilmente alla pressione dei pulsanti, senza quella sensazione di varietà che dovrebbe accompagnare un sistema action.

Nelle situazioni più caotiche la gestione degli scontri diventa inoltre poco fluida. Logan può essere attaccato contemporaneamente da più direzioni e fare fatica persino a completare una combo senza dover deviare qualche colpo. Il gioco in sé non è particolarmente difficile: è il ritmo a essere poco equilibrato, tra combo interrotte, attacchi da ogni direzione e stimoli visivi continui.

Il confronto con Spider-Man è inevitabile

Anche combattere con Spider-Man poteva diventare ripetitivo, certo, ma tra uno scontro e l’altro c’era New York. Oscillare tra i grattacieli, esplorare la città, scoprire attività e raggiungere il prossimo obiettivo con le ragnatele era già parte del divertimento.

Il traversal era parte integrante del gameplay. Muoversi per la città con le ragnatele era divertente anche quando non si stava facendo nulla di importante. Anche il tragitto verso un obiettivo contribuiva al piacere di giocare.

Lo stesso vale per i collezionabili. Nei tre Spider-Man erano numerosi e soprattutto vari: scovarli in giro per New York significava continuare a esplorare la città, approfittando delle possibilità di movimento offerte dal personaggio o semplicemente della vista mozzafiato dalla cima di un grattacielo.

In Marvel’s Wolverine gli elementi da raccogliere si riducono sostanzialmente a due categorie: le bottiglie di whiskey e le Porte dell’Incubo. Le prime sono coerenti con il personaggio, ma spesso finiscono per spezzare il ritmo dell’avventura. Può capitare di trovarsi in una situazione concitata, impegnati a salvare mutanti o civili durante una battaglia, e subito dopo vedere Logan allontanarsi per seguire la scia dell’odore di una bottiglia di whiskey. Il contrasto è straniante e finisce per rompere l’immersione.

Le Porte dell’Incubo offrono invece varianti del combattimento o brevi percorsi da attraversare: combattimenti a ondate, gruppi di nemici specifici da eliminare oppure sezioni nelle quali raggiungere la fine di un percorso sfruttando le capacità di movimento di Wolverine.

Il punto è che Logan non gode di particolare mobilità: può correre, saltare e arrampicarsi. Stop. Può sfruttare gli artigli per muoversi su determinate superfici, ma il suo repertorio di movimento rimane estremamente limitato rispetto a quello di Spider-Man.

Peter Parker e Miles Morales possono oscillare tra gli edifici, correre sui muri, planare, lanciarsi da un punto all’altro della città e concatenare queste possibilità in un sistema di movimento che è già, di per sé, un gioco nel gioco.

Quando una Porta dell’Incubo chiede a Wolverine di attraversare un percorso usando corsa, salto e arrampicata, la differenza si sente immediatamente. Semplicemente, non è altrettanto divertente.

Esplorare un corridoio

Wolverine non deve diventare Spider-Man, ben inteso. Una volta rinunciato a quella componente, però, occorrono altri sistemi capaci di compensare la minore varietà del protagonista. E Marvel’s Wolverine ci riesce solo in parte.

La struttura è molto lineare e anche le aree apparentemente più aperte sono limitate da numerosi muri invisibili. In un’occasione mi sono persino ritrovato a seguire una scia di odore che probabilmente conduceva a una bottiglia di whiskey, salvo scoprire che oltrepassava i confini esplorabili della mappa in quel momento. Probabilmente avrei dovuto percorrere quella strada in un altro momento della missione, ma l’indicazione visiva era rimasta attiva e mi ha portato fuori strada.

L’esplorazione raramente dà quindi la sensazione di essere una vera attività di gameplay, e nemmeno il ritrovamento di note, registrazioni vocali e altri appunti che approfondiscono la lore sono sufficienti a far venire voglia di deviare dal percorso principale.

Il paradosso di Jean Grey

Un altro aspetto curioso riguarda i comprimari. In alcune sezioni del gioco saremo affiancati da altri componenti del Team X, ma la loro presenza è poco incisiva e le interazioni con Wolverine sono poche e circoscritte. Ma guardando Jean Grey combattere, in più di un’occasione mi sono ritrovato a pensare che avrei preferito impersonare lei.

Jean possiede un arsenale estremamente più versatile del protagonista: telecinesi, scudi psichici, capacità di volare e la possibilità di manipolare gli avversari. Sono abilità che offrono molta più varietà per costruire un sistema di combattimento e di esplorazione differente.

Jean è presente in moltissime porzioni di gioco, ma non è mai controllabile. Quando combatte al fianco di Logan, le sue capacità possono essere sfruttate solo in circostanze molto limitate, per esempio per confondere gruppi di nemici o inscenare alcune finisher. Non esiste nemmeno una breve sezione pensata per cambiare ritmo e offrire al giocatore un’esperienza diversa.

In un gioco che fatica a trovare varietà nel combattimento, avere davanti un personaggio tanto più versatile e non poterlo controllare lascia soprattutto una domanda: perché mostrarci continuamente una possibile soluzione senza mai permetterci di provarla?

Lo stealth, una meccanica poco adatta a Wolverine

Il gioco vuole spingerci a impersonare Logan e immedesimarci il più possibile nel personaggio. La meccanica stealth va però nella direzione opposta, perché si allontana dalla sua natura brutale. Wolverine è praticamente immortale, robusto, pesante. Perché dovrebbe scegliere di uccidere dei nemici senza farsi notare?

La furtività non è legata a una necessità narrativa particolare e non offre nemmeno un vantaggio evidente sul piano ludico. Non ci sono situazioni in cui passare inosservati sia davvero indispensabile: è semplicemente un modo per partire avvantaggiati durante gli scontri.

La sensazione è che la meccanica sia stata inserita perché ormai rappresenta una componente quasi obbligatoria degli action moderni, senza trovare una vera giustificazione nelle caratteristiche di Wolverine.

Una storia che parte bene e perde rapidamente mordente

Il primo atto è interessante e suggerisce sviluppi che avrebbero potuto dare alla storia una direzione originale. In Marvel’s Wolverine, i mutanti sono pochi, emarginati e fragili perché isolati, facili prede di Trask, che vuole sostanzialmente eliminarli. È una storia di oppressione, razzismo ed esclusione sociale, temi attuali che avrebbero offerto parecchio materiale da approfondire.

La narrazione abbandona però presto questa premessa. Il secondo atto prova a raccontare il passato di Logan, ma non riesce davvero a toccare corde sensibili; il terzo torna verso gli elementi del primo ma senza recuperare la carica emotiva promessa all’inizio. Il risultato è che sembrano tre atti tra loro slegati, con personaggi che di fatto scompaiono per lunghe sezioni di gioco senza un motivo valido.

Anche il rapporto tra Logan e Jean Grey, così tormentato nei fumetti, appare molto semplificato. È un rapporto importante per la storia, ma viene trattato in maniera piuttosto convenzionale, senza riuscire a lasciare un’impressione particolarmente forte. E la totale assenza di Ciclope, che nell’universo Marvel è il marito di Jean, elimina un elemento che avrebbe contribuito ad alimentare la tensione tra i due.

Vedere Logan mostrare un lato più umano e fragile è sicuramente una boccata d’aria fresca, ma in certe occasioni appare così forzato da perdere vigore.

Tecnicamente ambizioso e solido, con qualche pecca

Tecnicamente, il gioco è abbastanza solido seppur non sempre impeccabile. In modalità Prestazioni, su PlayStation 5 base, i 60 fps sono garantiti e praticamente la scelta obbligatoria per godere appieno di un gioco action, ma non mancano alcuni bug e situazioni bizzarre come nemici sconfitti che compenetrano muri, o Logan che improvvisamente inizia a girare in cerchio tra una cutscene e l’inizio di un combattimento.

C’è da aggiungere, poi, che la messinscena non è così sontuosa: le ambientazioni rappresentate non sono molto varie e si ha spesso una sensazione di dejà vu. Sul fronte delle animazioni, invece, Logan appare credibile in ogni momento e qui emerge un lavoro egregio, ma alcune animazioni facciali dei personaggi secondari sono tra gli aspetti meno convincenti, con espressioni che in alcune scene risultano sorprendentemente poco naturali.

TOTALE PUNTI 7

Marvel's Wolverine

PRO
  • Il carisma di Logan
  • Tecnicamente solido
  • Accessibilità ben integrata
  • Combattimento brutale e viscerale...
CONTRO
  • ... Che alla lunga diventa ripetitivo
  • Storia disorganica
  • Esplorazione poco stimolante
  • Qualche bug
Comparto visivo
VOTO: 8.5

Comparto sonoro
VOTO: 7

Storia
VOTO: 6

Gameplay
VOTO: 6.5

Riassunto

Marvel's Wolverine

Comparto visivo
8.5
Comparto sonoro
7
Storia
6
Gameplay
6.5
Conclusioni

Marvel's Wolverine è un buon gioco d'azione, che tuttavia manca di varietà sia nei combattimenti che nell'esplorazione. Tecnicamente e visivamente valido, ma non così incisivo come i precedenti lavori di Insomniac Games. La storia parte con premesse interessanti, ma poi si perde. Poteva essere un gioco davvero memorabile, ma qualcosa non è andato per il verso giusto.

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