L'insolita scoperta di due "megablocchi" apre una nuova pagina sulla storia di Marte
Perseverance ha analizzato due megablocchi che riscrivono la storia geologica su Marte: ecco i prossimi step

Si è concretizzata una piccola rivoluzione nel modo in cui osserviamo la storia geologica di Marte. Neanche a dirlo, è tutto merito di Perseverance, che torna a sorprendere tutti. A raccontarlo è Melissa Rice, professoressa di Scienze Planetarie presso la Western Washington University, in un aggiornamento ufficiale della missione NASA.
Nel corso dell’esplorazione dell’area nota come Vernolden, che si trova sul bordo del cratere Jezero, il rover ha analizzato due rocce distanti tra loro pochi metri. Nonostante non ci siano km a dividerle, però, queste raccontano storie completamente differenti.
Due megablocchi, due mondi diversi
Il primo megablocco di questo particolare rilevamento su Marte ha come nome Peachflya. È stato sottoposto ad analisi durante il sol 1618. Ciò ha portato alla scoperta della presenza di clasti, ovvero frammenti minerali con composizione chimica differente.
Un elemento che ci suggerisce come si tratti di una breccia. Ciò vuol dire una rocca composta da frammenti di materiali più antichi, rotti, trasportati e poi cementati insieme. Ma qual è la genesi di questa struttura? Non si esclude che possa risalire a un antico impatto meteoritico. Qualcosa di comune su Marte, stando al suo passato geologico.
Cinque giorni dopo appena, però, ecco la grande sorpresa. Nel corso del sol 1623, infatti, Perseverance ha individuato un secondo bersaglio, noto come Klorne. Abrado, è stato poi sottoposto ad analisi. Il risultato? Completamente differente. La superficie fresca della roccia presenta una tonalità verde, con macchie scure e vene bianche. Tali caratteristiche indicavano una forte alterazione chimica.
Serpentina e un nuovo indizio
La colorazione verde di Klorne è coerente con la presenza della serpentina. Questo è un minerale che si forma tipicamente quando le rocce ultrafemiche reagiscono con l’acqua. Un’osservazione era stata fatta dal rover già in merito a un’altra roccia, Serpentine Kale, al sol 1404.
Un dato curioso e non solo: è un potenziale indicatore di ambienti abitabili, almeno nel passato di Marte. Tali alterazioni chimiche suggeriscono che il pianeta rosso potrebbe aver ospitato ambiente idrotermali.
Il prossimo obiettivo di Perseverance è ora una formazione nota come Monacofjellet. È un altro megablocco. Nello specifico un frammento massiccio e antico della crosta di Marte. Ogni elemento che il rover analizza offre alla Nasa la chance di ricostruire l’enorme puzzle geologico di Marte, tra:
- impatti;
- acqua;
- fratture;
- reazioni chimiche.
Emerge così una storia complessa e stratificata. Non un terreno omogeneo, quello del cratere Jezer. Sembra infatti ospitare una vera e propria varietà geologica. Tutto ciò è importante perché non ci si limita a mappare il terreno. Si stanno ridefinendo le nostre conoscenze su come si sia evoluto Marte e che condizioni ambientali potevano esistere miliardi di anni fa.
Ogni roccia è una finestra su un’epoca a dir poco remota. Ogni campione potrà tornare sulla Terra un giorno, grazie alla missione Mars Sample Return (in sviluppo), in attesa di una nuova fase di analisi.
Se queste prime analisi confermassero la presenza diffusa di minerali alterati dall’acqua, saremmo un passo più vicini a rispondere a una delle domande più affascinanti dell’esplorazione spaziale: Marte ha mai ospitato la vita?

















