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SCIENZA

Nei mari più inquinati d'Italia i veri pericoli sono invisibili: l'allarme

I mari più inquinati d’Italia nascondono minacce silenziose che si accumulano nell’acqua e mettono alla prova la resistenza della vita marina

Nei mari più inquinati d’Italia l’acqua nasconde molto più di quello che si vede a occhio nudo. Dentro correnti lente e piccole onde che arrivano a riva, si mescolano tracce di ciò che arriva da terra: residui, scarichi, frammenti che raccontano storie di uso e abuso, spesso invisibili a chi si ferma alla sola superficie.

L’ultima fotografia di questa realtà arriva dalle campagne estive di monitoraggio che, tappa dopo tappa, hanno rilevato dove il mare soffre di più. Non si tratta di farsi allarmi o di esagerazioni, ma di dati raccolti sul campo che aiutano a capire quali tratti di costa sono più fragili e perché la loro tutela non può essere rimandata.

Il report di Legambiente

Ogni estate, la storica campagna Goletta Verde di Legambiente percorre le coste italiane per analizzare lo stato di salute del mare, affiancata dal progetto gemello Goletta dei Laghi. Anche quest’anno il bilancio finale, diffuso per mezzo di un dettagliato comunicato stampa  ha restituito un quadro che alterna eccellenze e criticità.

Su queste ultime si è aperto un capitolo purtroppo tristemente approfondito, con particolare attenzione ai punti in cui l’inquinamento microbiologico supera i limiti di legge. Come abbiamo già accennato a parlare sono i dati, che derivano da  campionamenti mirati, condotti in zone sensibili.

Legambiente si è mossa tra foci di fiumi e torrenti, scarichi sospetti e tratti di mare prossimi a centri abitati o ad alta frequentazione turistica. L’obiettivo non è solo individuare le aree a rischio, ma fornire alle amministrazioni e ai cittadini uno strumento concreto per comprendere dove intervenire, prima che le pressioni ambientali compromettano in modo irreversibile la qualità dell’acqua e degli ecosistemi costieri.

I ritrovamenti e il loro impatto

Il monitoraggio 2025 di Goletta Verde ha rilevato criticità diffuse in diversi punti della penisola, con 57 prelievi di acqua di mare su 198 risultati oltre i limiti di legge in particolare per la presenza di enterococchi intestinali ed Escherichia coli, indicatori di contaminazione fecale.

Le situazioni più gravi si sono concentrate nelle foci di fiumi e canali non adeguatamente depurati, spesso in corrispondenza di aree urbane o balneari molto frequentate. Tra i tratti di mare che hanno mostrato valori più alti figurano, secondo i dati diffusi, quelli in prossimità delle foci del fiume Sarno in Campania, del torrente Nervi in Liguria e del fiume Cosa nel Lazio, oltre ad altri punti critici segnalati in Calabria e Sicilia.

In questi luoghi, l’acqua porta con sé carichi inquinanti che possono compromettere la balneabilità e incidere sulla biodiversità marina. Sì, perché ovviamente l’impatto non riguarda solo la salute umana, legata alla possibilità di contrarre infezioni durante la balneazione, ma si estende agli organismi marini.

Un mare che soffre

In modo più ampio, quando la qualità dell’acqua si abbassa, il mare diventa un ambiente meno ospitale per tutte le forme di vita che lo abitano. Alte concentrazioni di batteri patogeni e sostanze organiche possono ridurre la qualità dell’habitat, favorire la proliferazione di alghe nocive e sottrarre ossigeno all’acqua, mettendo in difficoltà specie sensibili come molluschi e pesci costieri.

Invertire questa tendenza è possibile solo agendo sulle cause a monte: migliorare la depurazione delle acque reflue, ridurre gli scarichi abusivi, limitare l’uso di sostanze inquinanti e rafforzare i controlli. Legambiente ricorda che la tutela del mare non è un compito solo delle istituzioni, ma una responsabilità condivisa, che inizia dalle scelte quotidiane di ciascuno e si concretizza in politiche lungimiranti capaci di preservare, anno dopo anno, la qualità delle nostre acque.