Mappati e ricostruiti in digitale quasi 300 mila km di strade dell'Impero romano
Una nuova ricostruzione digitale mostra quasi 300 mila chilometri di strade dell’Impero romano, rivelando come questa rete abbia sostenuto mobilità, scambi e vita quotidiana per secoli

Quasi 300 mila chilometri di strade che non esistono più, eppure oggi si possono seguire curva dopo curva come su una mappa di navigazione: l’ossatura viaria dell’Impero romano è stata ricostruita in digitale, trasformata in un atlante interattivo che permette di “viaggiare” da Londinium ad Antiochia, da Cartagine a Colonia, passando per città che e luoghi che oggi non esistono più.
È un lavoro che riporta in vita, sullo schermo, ciò che per secoli è rimasto frammentato tra scavi, iscrizioni, antiche carte e intuizioni degli archeologi. Dietro questo “Google Maps” dell’antichità, chiaramente, non c’è un semplice esercizio di stile, ma un progetto scientifico internazionale, il cui obiettivo non è solo mostrare dove passavano le strade, ma capire come quella rete ha tenuto insieme per secoli uno dei più vasti sistemi politici della storia.
Una ricostruzione meticolosa
Il progetto di cui stiamo parlando si chiama Itiner-e, ed è nato grazie a dataset ad altissima risoluzione, descritto in una ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Data dal gruppo guidato dagli scienziati Pau de Soto e Tom Brughmans. Questo lavoro, estremamente accurato e impegnativo, ha a sua volta preso le mosse dall’esame sistematico di fonti archeologiche e storiche.
Iscrizioni, pietre miliari, antichi itinerari e mappe topografiche sono poi state combinate con l’analisi tramite telerilevamento e visione da satellite. Il risultato, come abbiamo già accennato, è la digitalizzazione di oltre 299.000 km di strade che attraversavano l’intero territorio che, intorno al II secolo, ricadeva sotto l’egida dell’Impero romano.
La procedura ha previsto l’individuazione di segmenti stradali tramite confronto tra mappe moderne e antiche, l’attribuzione di metadati di localizzazione, l’inserimento di categorie di certezza (certe, congetturali, ipotetiche) e la georeferenziazione di tracce visibili o dedotte.
La nuova mappa digitale
Il dataset Itiner-e copre un’area di quasi 4 milioni di km² corrispondente alla “orbita” massima dell’Impero romano, circa attorno al 150 d.C., e include qualsiasi via terrestre attestata, congetturata o ipotizzata in questo periodo. All’interno della mappa digitale risultano circa 14.769 segmenti stradali distinti.
Di questi, circa il 34,6 % (≈ 103.478 km) sono classificati come “strade principali” (quelle attestabili da pietre miliari o fonti storiche) mentre il restante 65,4 % (≈ 195.693 km) sono “strade secondarie”, spesso meno studiate e documentate. Lo studio sottolinea però che soltanto il 2,737 % delle vie è localizzato con certezza: l’89,818 % è considerato congetturale, il 7,445 % ipotetico.
Ciò significa che la mappa non è “completa” nel senso di assoluta precisione, ma offre una rappresentazione altamente migliorata e raffinata rispetto ai precedenti atlanti. Il portale online consente inoltre il download degli shapefile e dei geodati e l’integrazione di contributi futuri da parte della comunità scientifica.
Infine, la risoluzione spaziale è molto più elevata rispetto alle rappresentazioni precedenti: i tracciati seguono realisticamente la morfologia del paesaggio (curve su pendii, valichi montani, sinuosità) non più solo linee idealizzate tra punti.
Un racconto lungo chilometri
La mappa digitale di Itiner-e restituisce una visione delle strade dell’Antica Roma in cui la mobilità (delle legioni, dei commerci, delle idee) era sostenuta da una rete capillare che abbracciava continenti. Le strade non erano solo “assi” fisici, ma strumenti di coesione politica, amministrativa e culturale.
Il fatto che oggi possiamo tracciare tanta parte di quella rete con precisione rappresenta non solo un salto metodologico, ma offre nuove chiavi interpretative per capire fenomeni quali la diffusione delle epidemie, i percorsi commerciali o la penetrazione dei poteri centrali nelle province.
Pur raccogliendo dati che coprono quasi l’intero territorio romano al suo apice, la ricerca evidenzia anche i limiti della nostra conoscenza: il grado elevato di congettura indica che molte vie restano da consolidare e che nuove indagini sul campo o l’analisi di immagini satellitari potranno ancora colmare parti della mappa.
In ogni caso, con quasi 300 mila km tracciati, il racconto della mobilità antica si estende oggi su scala continentale e diventa parte integrante dei nostri sistemi di conoscenza digitale.




















