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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Sì, esiste una mappa AI che prova a prevedere da dove arriverà la prossima pandemia

L’AI non sa dire dove nascerà la prossima pandemia, ma può aiutare a leggere prima i segnali nascosti nei dati sui virus.

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Una ricercatrice studio un virus iStock
  • L'intelligenza artificiale non predice la prossima pandemia, ma aiuta a trasformare grandi moli di dati in mappe del rischio per orientare la sorveglianza.
  • Un catalogo aggiornato con 239 virus a RNA e piattaforme come SpillOver e VISTA consentono di individuare quali specie meritano maggiore attenzione.
  • Segnalare aree a rischio e priorità di sorveglianza può guadagnare settimane decisive per preparare vaccini e misure di controllo nelle emergenze sanitarie.

La prossima pandemia non si può prevedere come un temporale. Non esiste un radar capace di indicare con certezza il punto esatto in cui nascerà una nuova emergenza globale. Esistono però strumenti sempre più raffinati che provano a fare qualcosa di concreto: trasformare milioni di dati dispersi in una mappa del rischio.

È qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale. Non come oracolo, ma come sistema di selezione. Il suo compito è restringere il campo per individuare i segnali che meritano attenzione, così da aiutare ricercatori e autorità sanitarie a non guardare nella direzione sbagliata.

La nuova frontiera della prevenzione: dati ed AI

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo ha aggiornato il più ampio catalogo finora disponibile sui virus a RNA capaci di infettare l’essere umano. Il database comprende 239 specie e raccoglie informazioni su quando sono state identificate, dove sono comparse per la prima volta, quale capacità hanno dimostrato di diffondersi e altri dati utili alla sorveglianza.

L’aspetto più interessante, però, non è la quantità di informazioni raccolte, ma il metodo. La sorveglianza sanitaria sta cambiando perché non si limita più a registrare ciò che è già accaduto, ma prova a leggere gli schemi nascosti dietro le emergenze passate. L’obiettivo è riconoscere prima le minacce future, o almeno capire quali meritano di essere osservate con maggiore attenzione.

Ogni anno gli scienziati individuano in media due o tre virus mai osservati prima nell’uomo. Nella maggior parte dei casi, queste scoperte restano confinate alla letteratura scientifica. Alcuni agenti patogeni spariscono quasi subito dal dibattito pubblico. Altri, invece, possono rappresentare il primo segnale di un problema più grande.

Per questo catalogare non basta. Serve stabilire delle priorità. Un virus può essere pericoloso senza avere le caratteristiche necessarie per causare una pandemia. Il passaggio decisivo è la capacità di diffondersi tra esseri umani in modo stabile. Secondo il nuovo dataset, solo 60 specie tra quelle censite sono in grado di sostenere una trasmissione da persona a persona.

Come funziona una mappa AI delle minacce sanitarie

SpillOver, sviluppata da UC Davis e pubblicata nel 2020, ordina i virus della fauna selvatica in base al rischio di salto di specie. Per farlo incrocia fattori legati agli animali ospiti e alle caratteristiche biologiche dei virus.

Un passo ulteriore arriva da VISTA, piattaforma annunciata da CEPI nel settembre 2023. Il sistema utilizza analisi assistite dall’intelligenza artificiale per valutare oltre mille virus e capire quali meritano una sorveglianza più stretta.

La logica ricorda quella degli algoritmi che mettono ordine dentro masse di informazioni complesse. In questo caso, però, l’obiettivo non è suggerire un contenuto, ma aiutare la sanità pubblica a decidere dove concentrare tempo e risorse.

È un punto importante da chiarire: una mappa di questo tipo non dice “la prossima pandemia partirà da qui”. Indica piuttosto le aree e le minacce in cui il rischio appare più alto sulla base delle conoscenze disponibili.

Perché anticipare anche solo di poche settimane conta

Il nuovo catalogo mostra che 215 dei 239 virus a RNA noti nell’uomo sono presenti anche in animali non umani. Le nuove identificazioni sono arrivate da ogni area del mondo, con l’eccezione dell’Antartide. E man mano che emergono nuovi casi e nuove classificazioni, la mappa può diventare più precisa.

Riconoscere prima una minaccia significa guadagnare tempo. Nelle emergenze sanitarie, anche poche settimane possono fare la differenza nella preparazione di vaccini e sistemi di controllo.

In questo scenario, l’AI aiuta gli epidemiologi a orientarsi dentro una quantità di informazioni impossibile da leggere con la stessa rapidità attraverso i soli strumenti tradizionali. La prossima pandemia resta imprevedibile, ma oggi la scienza ha almeno uno strumento in più per evitare di scoprirla troppo tardi.

FAQ

Che cosa può fare l'intelligenza artificiale nella prevenzione pandemica?

L'AI seleziona segnali rilevanti in grandi database per indicare aree e virus da sorvegliare più da vicino, aiutando prioritarizzare risorse e indagini.

Cos'è il nuovo catalogo dei virus a RNA e perché è utile?

È un database aggiornato con 239 specie che registra dove e quando sono state trovate e la loro capacità di diffusione, utile per costruire mappe del rischio.

Una mappa AI può dire esattamente dove nascerà la prossima pandemia?

Non fornisce certezze né localizza l'origine esatta; segnala però aree e minacce con rischio più alto sulla base dei dati disponibili.

Quanti virus del catalogo possono davvero trasmettersi tra persone?

Secondo il dataset solo circa 60 delle 239 specie censite mostrano la capacità di sostenere una trasmissione stabile da persona a persona.

Perché anticipare anche di poche settimane è così importante?

Qualche settimana in più permette di accelerare preparazione di vaccini e sistemi di controllo, riducendo l'impatto di un'eventuale emergenza.