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La NASA ha affidato Artemis III a un pilota italiano, ma non è l'unica "prima volta" di Luca Parmitano

Tra la gioia e la commozione per la scelta di Luca Parmitano come pilota nella missione Artemis III, è bene ricordare le sue "prime volte" e i record più assurdi.

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Luca Parmitano ANSA

C’è un uomo sulla Terra il cui cuore, di fronte all’imminenza di una “cinematografica” morte per annegamento nel vuoto cosmico, ha continuato a battere a 85 battiti al minuto. Calmo, metodico, quasi glaciale. Quell’uomo è Luca Parmitano, colonnello dell’Aeronautica Militare Italiana che, anche per questo “superpotere” biologico, è stato scelto dalla NASA per comandare la missione Artemis III, rompendo un monopolio americano che durava da oltre mezzo secolo.

La notizia della sua nomina come pilota del volo previsto per la metà del 2027 ha fatto il giro del mondo. Artemis III non sarà una tranquilla passeggiata lunare, ma una spietata prova di forza in orbita terrestre bassa: come accadde per la storica e rischiosissima missione Apollo 9 del 1969, l’equipaggio dovrà testare sul campo i prototipi dei lander commerciali di SpaceX e Blue Origin, eseguendo rendezvous e agganci (docking) interamente manuali.

Consegnare le chiavi di Orion a un pilota europeo è un fatto senza precedenti, ma per “AstroLuca” è l’ultima di una straordinaria serie di “prime volte” e record ingegneristici collezionati nel tempo.

Un uomo chiamato autocontrollo

Il 16 luglio 2013, durante la passeggiata spaziale EVA 23, un guasto al sistema di raffreddamento della tuta invase il casco di Luca Parmitano con un litro e mezzo d’acqua. In microgravità, per effetto della tensione superficiale, l’acqua non cade ma forma bolle che aderiscono alle superfici. Così, in pochi minuti il liquido gli coprì gli occhi, riempì le orecchie, bloccando le comunicazioni radio e ostruì il naso, rendendogli quasi impossibile respirare.

Completamente cieco e isolato nel buio della notte orbitale, Parmitano riuscì a rientrare nell’airlock muovendosi solo a memoria. Nonostante la situazione letale, i sensori biometrici registrarono l’incredibile: il suo battito cardiaco non superò mai gli 85 battiti al minuto (BPM), una frequenza da camminata leggera. Questo autocontrollo quasi sovrumano non poteva che essere preso in considerazione dalla NASA.

Lo scontro con una cicogna

Prima di volare nello spazio, Luca Parmitano ha costruito la sua reputazione come pilota collaudatore sperimentale dell’Aeronautica Militare. L’11 maggio 2005, mentre volava sul Canale della Manica a bordo di un caccia AMX, il suo velivolo impattò a grandissima velocità contro una cicogna.

Fu devastante, tanto che si distrusse il blindovetro anteriore ostruendo la visuale, esplose l’Head-Up Display di navigazione e generò un rumore assordante in cabina, provocando una quasi totale avaria radio. Sebbene le procedure autorizzassero l’eiezione con il paracadute, Parmitano mantenne i nervi saldi per salvare il velivolo e, guidato solo dai segnali visivi del suo gregario, compì un atterraggio d’emergenza al limite dell’impossibile.

Ha “toccato” la Terra dallo Spazio

Ma passiamo a un altro episodio da ricordare. Nel 2019, durante la missione Beyond a bordo della ISS, Parmitano è stato il protagonista di Analog-1, un esperimento che ha rivoluzionato la telerobotica spaziale. Orbitando a 400 km di quota, l’astronauta ha controllato a distanza un rover situato in un hangar nei Paesi Bassi che simulava il suolo lunare.

La svolta hi-tech risiedeva nel joystick haptic Sigma 7 a 6 gradi di libertà: grazie a un sofisticato sistema di ritorno di forza bilaterale, Luca Parmitano poteva letteralmente “sentire” la consistenza, il peso e la resistenza delle rocce olandesi direttamente sulle sue dita in microgravità, compensando una latenza di comunicazione di circa 0,8 secondi. Si è trattato della prima dimostrazione reale al mondo di geologia robotica immersiva dallo Spazio.

I tre record europei

Essere scelto per guidare Artemis III consacra definitivamente Luca Parmitano come l’astronauta europeo dei record, scardinando lo storico monopolio riservato ai soli piloti militari statunitensi. E prima?

Era già stato il primo primo comandante italiano della ISS, ruolo assunto nel 2019 durante la Expedition 61 e, dulcis in fundo, è stato anche il primo DJ in orbita: nell’agosto del 2019 ha suonato il primo DJ set di musica elettronica in diretta dallo Spazio per una nave a Ibiza, testando i canali di trasmissione dati ad altissima velocità della stazione.