Libero
TECH NEWS

Maxi multa alle big tech, da Apple a Google: sotto accusa per le loot box vietate ai minori

Per i giudici le "loot box" somigliano al gioco d'azzardo. Maxi multa ai colossi del tech, che dovranno verificare l'età e cambiare strategia

Pubblicato:

Videogiocatrice iStock

Una stangata notevole, quella che è piovuta sulla “testa” di Apple, Microsoft, Google, Sony e altri colossi dell’elettronica e del gaming. Una cifra che potrebbe bastarci per 20 vite ma che di certo non scalfisce il patrimonio delle big tech.

Al tempo stesso, però, questa sanzione comminata in Brasile, pari a 209 milioni di reale, ovvero circa 50 milioni di euro, rappresenta un segnale importante. Questa somma servirà a risarcire i danneggiati e ad alimentare il Fondo nazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Ma cosa è successo di preciso?

Il 1° Tribunale per i Minori del Distretto Federale ha ravvisato come le aziende non abbiano reso inaccessibili ai più piccoli le cosiddette “loot box” presenti in app e videogiochi per smartphone, tablet e console. Una vicenda che riapre una discussione su scala globale, quella sulla tutela dei minori nei giochi digitali.

Cosa sono le loot box

Occorre ovviamente partire dalle basi, spiegando cos’è una “loot box”. Si tratta di scatole virtuali che contengono una selezione di premi casuali. Possono essere costumi, elementi estetici per i personaggi, nuove armi o personaggi extra.

L’effetto sorpresa e la speranza di ottenere qualcosa dal grande valore spingono gli utenti ad acquistarle con grande frequenza, giocando sempre più per sbloccarle. Un meccanismo che alimenta gli acquisti in-app nel gaming moderno, con caratteristiche simili a quelle del gioco d’azzardo secondo il tribunale.

Tutto ciò stimolerebbe comportamenti compulsivi, il che risulta inadeguato per bambini e adolescenti. I minori che hanno acquistato o utilizzato “loot box”, e che possono dimostrare d’aver subito un danno, avranno modo di chiedere un risarcimento.

Nuovi obblighi per le aziende

La decisione fa scattare dei paletti ben precisi per tutte le società coinvolte, che dovranno introdurre:

  • sistemi efficaci per la verifica dell’età degli utenti;
  • avvisi chiari sulla natura casuale delle ricompense;
  • indicazioni sulle probabilità di ottenere un determinato oggetto.

Si tratta di obblighi che si muovono nella stessa direzione delle indagini avviate altrove sui controlli a tutela dei minori. Un chiaro segno di una pressione normativa ormai trasversale, che supera ampiamente i confini di un singolo Paese.

Le multe società per società

Per quanto riguarda l’aspetto meramente economico, le punizioni più dure colpiscono Apple, Microsoft e Tencent. Sono infatti chiamare a versare circa 8 milioni di euro ciascuna. Seguono poi Google e Sony con 6,7 milioni circa, mentre Nintendo si è fermata a quota 850mila euro, circa. Nella fascia intermedia, infine, figurano nomi del calibro di Electronic Arts, Riot Games, Ubisoft, Valve e Konami.

Una sentenza destinata a fare scuola, in un momento in cui governi e autorità di mezzo mondo stanno alzando l’asticella sulla protezione dei più giovani nell’universo videoludico.