Le Linee di Nazca spiegate dall'IA: storia, enigmi e nuove scoperte
L'applicazione dell'intelligenza artificiale ha permesso agli studiosi di ottenere nuove informazioni preziose, in tempi rapidi, sulle Linee di Nazca, scoperte nel Sud del Perù

L’intelligenza artificiale è una tecnologia che può fare la differenza, in tanti contesti di utilizzo e non solo nel settore dell’elettronica e dei prodotti hi-tech. Anche l’archeologia può sfruttare l’IA per velocizzare le ricerche, analizzare i dati e ottenere risultati inaspettati.
L’applicazione dell’intelligenza artificiale nell’analisi delle Linee di Nazca, geoglifi scoperti nella parte meridionale del Perù, è stata un punto di svolta, permettendo ai ricercatori di ottenere risultati notevoli in tempi brevi.
Ecco in che modo l’IA si è rivelata essere un punto di svolta per i ricercatori.
L’IA fa la differenza
In appena sei mesi, grazie all’intelligenza artificiale, l’analisi dei geoglifi ha portato all’identificazione di oltre 300 nuove figure, un numero pari a quasi il doppio di quanto ottenuto in precedenza, senza ricorrere all’IA.
Il team dell’Istituto Nazca dell’Università di Yamagata, guidato dall’archeologo Masato Sakai e supportato da un centro di ricerca IBM, ha addestrato un modello IA per rilevare e analizzare i geoglifi, con l’obiettivo di far luce sui loro segreti.
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale in archeologia viene paragonato, dallo stesso Sakai, alla rivoluzione garantita dalla fotografia aerea di inizio 20° secolo. L’IA è uno strumento che può fare la differenza e che consente di collegare dati e individuare elementi che altrimenti passerebbero inosservati.
Una storia secolare
Le Linee di Nazca risalgono a circa 100 anni prima di Cristo e hanno una lunghezza media di circa 90 metri. I geoglifi scoperti più di recente, invece, sono molto più piccoli (circa 9 metri) e sono più difficili da individuare, anche perché spesso sono nascosti, e da comprendere.
Lo studio delle Linee di Nazca ha registrato una decisa accelerazione a partire dal 2018, con l’applicazione dei primi modelli IA all’analisi dei dati e, in particolare, delle immagini dell’intera Pampa di Nazca e dei deserti circostanti.
L’intelligenza artificiale ha individuato centinaia di siti potenzialmente autentici, dando il via a indagini sul campo mirate a zone ben precise, per consentire ai ricercatori di effettuare analisi mirate, anche grazie al supporto di droni.
Questo tipo di approccio è stato definito da Sakai come un vero e proprio punto di svolta e ha permesso di identificare numerosi siti che, senza l’IA, sarebbero stati impossibili da individuare con semplici sorvoli aerei con droni.
La storia delle Linee di Nazca resta misteriosa. Come raccontato da National Geographic in un articolo dedicato, i grandi geoglifi raffiguranti animali tendono a raggrupparsi nei punti di partenza e di arrivo dei pellegrinaggi verso luoghi sacri e templi.
Per quanto riguarda le Linee più piccole, invece, queste si trovano principalmente vicino a sentieri secondari e potrebbero essere state create da singoli individui e piccoli gruppi. L’ipotesi più accreditata le considera messaggi per i viaggiatori.
C’è ancora tanto da studiare e scoprire sulle Linee di Nazca, ma è chiaro che la tecnologia può rappresentare un’arma in più molto importante. Il miglioramento dell’IA potrebbe garantire ulteriori passi in avanti alla ricerca nei prossimi anni.



















