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Sempre più persone si innamorano dell'AI, ma è davvero un bene per loro?

Aumentano le relazioni tra persone e chatbot AI ma instaurare un legame affettivo con l’intelligenza artificiale può portare a seri rischi per la salute mentale

Intelligenza artificiale emozioni vectorfusionart/Shutterstock

In Sintesi

  • In modo molto simile alle relazioni sul posto di lavoro, l’interazione quotidiana con l’IA ha portato molte persone a sviluppare legami emotivi con i chatbot.
  • Questo fenomeno, spesso involontario, solleva interrogativi sui benefici e sui rischi psicologici di tali relazioni.

Le relazioni sul posto di lavoro sono una dinamica piuttosto comune che, seppur in forme diverse, è sempre esistita e l’interazione quotidiana, coi giusti tempi, può trasformare un legame professionale in uno sentimentale.

Ma cosa succede quando si interagisce quotidianamente con un chatbot AI? Succede che anche tra esseri umani e macchine può scattare la scintilla e secondo un sondaggio condotto sul subreddit r/MyBoyfriendIsAI (una community per soli adulti con oltre 27.000 membri) situazioni come questa non rappresentano più un’eccezione, ma stanno diventando molto diffuse, con centinaia di testimonianze di utenti che hanno instaurato legami emotivi (spesso anche molto complessi) con l’intelligenza artificiale.

Perché le persone si innamorano dell’intelligenza artificiale

A sostegno di questa teoria arriva lo studio, realizzato da un gruppo di ricercatori del MIT Media Lab, dove si evidenzia un dato particolarmente significativo: gli utenti del subreddit r/MyBoyfriendIsAI tendono più frequentemente a sviluppare relazioni con chatbot “generalisti”, come ChatGPT, rispetto a piattaforme espressamente concepite per la compagnia virtuale.

La ricerca suggerisce che l’emergere di questi legami può essere considerato come un effetto collaterale delle capacità conversazionali e dell’intelligenza emotiva di questi modelli linguistici di grandi dimensioni che, grazie a risposte efficaci e un’empatia simulata, spingono le persone ad affezionarsi, arrivando addirittura ad annunciare fidanzamenti o matrimoni con le proprie controparti artificiali.

Una particolarità di questa analisi è la dimensione involontaria del fenomeno: solo il 6,5% degli utenti ha dichiarato di aver cercato deliberatamente un partner artificiale. La maggior parte delle persone descrive un’evoluzione graduale del rapporto, nato come collaborazione creativa o scambio intellettuale per poi diventare una “relazione” a tutti gli effetti.

È davvero un bene avere una relazione con un chatbot?

L’indagine restituisce un quadro molto interessante delle interazioni uomo-IA con circa il 25% degli utenti che tratto beneficio dalla cosa, riducendo la solitudine e migliorando la sua salute mentale. Altri, però, hanno anche espresso timori riguardo ai rischi psicologici dovuti soprattutto a una dipendenza emotiva dal proprio chatbot che può portare, nei casi più gravi, a una dissociazione dalla realtà e alla tendenza a evitare relazioni con persone reali.

Secondo i ricercatori l’intelligenza artificiale può diventare un sostegno vitale per alcuni, ma aggravare problemi preesistenti per altri. Diventa, dunque, cruciale capire se la dipendenza emotiva debba essere considerata di per sé un danno o se è sufficiente evitare che queste relazioni diventino tossiche.

C’è bisogno, insomma, di una strategia che possa portare a sistemi che forniscono supporto senza alimentare coinvolgimenti emotivi indesiderati. Una soluzione che, soprattutto nel caso di ragazzi e adolescenti, potrebbe contribuire a evitare attaccamenti morbosi e l’amplificazione di problemi di socialità già esistenti, che potrebbero avere conseguenze ben più gravi.

La ricerca continua, ma si tratta di un argomento delicato, che deve essere approfondito e studiato in base al suo andamento nel tempo. Bisogna capire se davvero una relazione con un chatbot può essere un’alternativa all’isolamento o se, invece, non serva solo a complicare situazioni di fragilità emotiva di fondo, portando a una pericola estremizzazione del rapporto.