Lavoro e intelligenza artificiale: ecco chi ci sta davvero guadagnando dall'ondata IA
Mentre i ruoli tradizionali calano, queste professioni invece vedono un boom di richieste. Ecco chi ci guadagnerà dall'ondata IA.

Il binomio lavoro e intelligenza artificiale è ormai il tema centrale di moltissime analisi di settore, tutte che cercano di capire se l’introduzione di chatbot, agenti intelligenti e strumenti affini stia effettivamente favorendo le nuove assunzioni.
Oppure se stia contribuendo a frenarle, come suggerisce l’ultima ricerca firmata Indeed, secondo cui le aziende nel Regno Unito stanno sì creando posti di lavoro per personale esperto, ma anche riducendo le assunzioni in altri settori.
E qui la domanda: chi ci sta davvero guadagnando da tutto ciò?
- IA sempre più richiesta dalle aziende: chi ci sta guadagnando di più
- Chi perderà a causa dell'ondata IA
- Sempre più richieste per i ruoli legati all'IA: cosa fare
IA sempre più richiesta dalle aziende: chi ci sta guadagnando di più
I datori di lavoro integrano sempre di più l’IA con lo scopo di contenere i costi e migliorare la produttività, al punto che, si legge nella ricerca di Indeed, le offerte pubblicate dalle imprese britanniche sono circa il 10% in meno rispetto a gennaio 2025.
Un dato che sembra dunque confermare una delle preoccupazioni più diffuse, ovvero che l’intelligenza artificiale non sia proprio dalla parte dei lavoratori, quanto più delle imprese.
Tuttavia, serve comunque la presenza di addetti qualificati per poterla impiegare al meglio nei propri sistemi aziendali.
Addetti come gli sviluppatori di software: infatti, dopo aver vissuto una profonda trasformazione della professione e un drastico calo delle opportunità lavorative dal 2022, questa categoria è tornata a essere molto richiesta, registrando un incremento del 14% nelle offerte di lavoro, in larga parte su posizioni di livello senior o ruoli direttamente collegati allo sviluppo e alla gestione di queste tecnologie.
A sua volta, ambiti come l’IT e l’ingegneria figurano tra i pochi settori che sono riusciti a tenere testa dall’estate scorsa, grazie al fatto che l’intelligenza artificiale valorizza l’esperienza diretta automatizzando le mansioni più ripetitive.
In pratica sarebbero questi i lavoratori che più ci guadagneranno dall’attuale ondata IA, mentre altri rischiano di finire nella risacca.
Chi perderà a causa dell’ondata IA
Mentre il mondo software “vola” a livello di assunzioni, altri ambiti professionali si ritrovano con cali a doppia cifra.
Dal commercio al dettaglio e alla produzione, fino ai ruoli impiegatizi più vulnerabili alla sostituzione, come la contabilità o il marketing; in tutti questi ambiti le posizioni vacanti sono diminuite notevolmente. E questo perché i datori di lavoro stanno cercando di fare fronte all’aumento generale del costo del lavoro e a un contesto economico caratterizzato da maggiore instabilità.
Tra l’altro, la tipologia dei nuovi posti creati, focalizzata appunto su figure senior con competenze tecnologiche verticali, rischia di escludere un’ampia fascia di persone. In particolare quelle che stanno cercando di rientrare nel mercato, cambiare carriera o trovare la prima occupazione.
Proprio per loro l’accesso a questi ruoli sarà particolarmente difficile. Ma non impossibile.
Sempre più richieste per i ruoli legati all’IA: cosa fare
Se guardiamo ad altre indagini i risultati non si distaccano troppo da quelli di Indeed.
Ad esempio, nella ricerca 2026 Global AI Jobs Barometer firmato da PwC, su 2,4 milioni di annunci analizzati per posizioni entry-level negli Stati Uniti, è emerso che i ruoli junior maggiormente esposti all’IA hanno oggi una probabilità sette volte superiore di richiedere competenze “ad alta intensità umana” (leadership, creatività, gestione dei rapporti diretti) storicamente associate a profili senior.
A sua volta, una ricerca condotta da Bain & Company ha rilevato che in Europa, a fronte di una generale flessione della domanda di lavoro nel 2025 con cali a doppia cifre in quasi tutte le funzioni, le assunzioni nell’ambito dell’IA hanno mostrato una ripresa, pur rimanendo caratterizzate da forte volatilità.
In sostanza, per le aziende il futuro del lavoro sarà sempre più all’insegna dell’intelligenza artificiale, indipendentemente dalle conseguenze che questo comporterà per la forza lavoro umana.
Chi ha modo di sviluppare conoscenze digitali nel proprio ambito di lavoro farebbe bene a cogliere la palla al balzo, così da garantirsi al meglio la propria carriera in futuro. Chi invece sta cercando lavoro e mira a queste posizioni dovrebbe mettersi subito in moto, almeno per evitare di finire in questo potenziale tritacarne che l’IA sta contribuendo a mettere in piedi.
FAQ
Sta creando opportunità soprattutto nei ruoli più qualificati, ma al tempo stesso riduce le assunzioni in diversi settori. Il saldo, secondo le analisi citate, non è uniforme: cresce la domanda di competenze IA, mentre molte funzioni tradizionali rallentano.
Soprattutto sviluppatori software, profili IT e ingegneri. Sono richiesti perché servono competenze per integrare l’IA nei processi aziendali e per gestire attività complesse che non si possono automatizzare del tutto.
Molte imprese cercano di contenere i costi in un contesto economico più instabile. Per questo le posizioni vacanti calano nel commercio, nella produzione e in alcuni ruoli impiegatizi più esposti all’automazione.
Sì, perché la domanda si sta spostando verso ruoli che sanno usare l’IA e affiancarla con capacità umane come creatività, leadership e gestione dei rapporti. Chi aggiorna le proprie skill aumenta le chance di restare competitivo.

















