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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Lavoro e IA, un posto su quattro è a rischio: l'allarme di Consumers Forum

L’intelligenza artificiale potrebbe sostituire un lavoratore su quattro secondo Consumers Forum. Ma la tecnologia apre anche a nuove opportunità occupazionali.

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Persona che cerca lavoro disperatamente 123rf

Da mesi ormai è sempre la stessa la domanda che si fanno lavoratori, imprese e osservatori del mercato del lavoro: l’intelligenza artificiale sostituirà le persone nelle loro mansioni quotidiane? Per Consumers Forum, il rischio esiste già, in particolare per un posto su quattro. Anche se, paradossalmente, l’IA potrebbe comunque garantire nuovi posti di lavoro.

Quanto posti di lavoro sono andati persi a causa dell’IA (e quanti in futuro)

L’intelligenza artificiale è una rivoluzione in tanti campi, soprattutto nei posti di lavoro, a giudicare dai dati riportati da Consumers Formus.

In particolare, dal 2023 a oggi sarebbero andati persi nel mondo circa 425 mila posti di lavoro per cause direttamente o indirettamente riconducibili all’IA. Di questi, 142 mila riguarderebbero l’Europa, secondo le rilevazioni di ailayoffs.live.

E questo negli ultimi tre anni: in futuro potrebbe essere anche peggio. Attualmente circa il 25% dell’occupazione globale rientra infatti in professioni considerate potenzialmente esposte all’intelligenza artificiale. Nei Paesi ad alto reddito la percentuale sale addirittura al 34%. In sostanza 1 lavoratore su 4 rischia nei prossimi anni di perdere il proprio posto perché sostituito dall’intelligenza artificiale“, spiega Consumers’ Forum.

Professioni a rischio ma anche opportunità all’orizzonte

A essere nell’occhio del ciclone IA, spiega l’ente, sono quelle professioni caratterizzate da attività ripetitive e da una forte componente digitale o testuale facilmente automatizzabile. Ad esempio: addetti all’assistenza amministrativa, operatori del customer care e dei call center, impiegati bancari e postali, cassieri e traduttori.

Tutte mansioni che possono essere svolte (almeno in parte) da chatbot evoluti, assistenti virtuali e agenti AI progettati ad hoc. Non a caso, cresce pure la richiesta di competenze nell’ambito digitale. Secondo uno studio del Politecnico di Milano, il numero di annunci di lavoro che richiedono competenze legate all’intelligenza artificiale è aumentato del 93%.

In pratica chi oggi riesce a destreggiarsi con questa nuova tecnologia avrebbe (paradossalmente) maggiori possibilità di ottenere un lavoro rispetto ad altri. Una prova di quanto l’innovazione dell’IA sia ormai penetrata in profondità nella società, e stia ridefinendo in modo strutturale anche il mondo del lavoro.

Il nodo “algoretico” dell’intelligenza artificiale

Proprio alla luce di queste potenzialità, Consumers’ Forum ha annunciato l’intenzione di chiedere all’Unione europea di “accelerare sull’algoretica, affinché l’AI sia al servizio dei cittadini e diventi uno strumento per migliorare la vita quotidiana delle persone e non per governarla“.

Il nodo è infatti etico. L’AI non dovrebbe diventare strumento buono per accumulare ancora più profitti a discapito dei lavoratori, ma un moltiplicatore di competenze e opportunità economiche.

Proprio questa tecnologia potrebbe potenziale notevolmente l’economia digitale europea. Si stima che, entro i prossimi dieci anni, il valore delle transazioni online gestite o supportate da assistenti intelligenti potrebbe raggiungere 310 miliardi di euro in Europa.

Ma oltre alla società, l’IA deve guardare anche all’ambiente, essendo ormai uno strumento altamente energivoro. Già oggi i data center IA generano tra il 2,5 e il 3,7% delle emissioni globali di gas serra. Addirittura, secondo l’International Energy Agency (IEA) il consumo globale di elettricità dei data center arriverà entro il 2030 a 945 terawattora (dai 415 del 2024), con un consumo pari al 3% dell’intera elettricità mondiale. Coinvolgendo acqua, suolo e risorse naturali. 

FAQ

Quanti posti di lavoro sono già stati persi per l'IA?

Dal 2023 a oggi sarebbero andati persi circa 425 mila posti di lavoro a livello mondiale per cause legate all'IA.

Qual è la quota di lavoratori a rischio per l'IA?

Circa il 25% dell'occupazione globale è potenzialmente esposta all'IA; nei Paesi ad alto reddito la percentuale sale al 34%.

Quali professioni sono più a rischio di sostituzione?

Mansioni ripetitive e con forte componente digitale o testuale: assistenza amministrativa, customer care, call center, impiegati bancari/postali, cassieri e traduttori.

Davvero l'IA può creare anche nuove opportunità di lavoro?

Sì: cresce la domanda di competenze digitali e AI. Inoltre gli annunci che richiedono competenze AI sono aumentati del 93%, favorendo chi padroneggia la tecnologia.