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L'AI è cruciale per le aziende, ma per un vera rivoluzione ci vuole tempo

L’AI è centrale nella vita delle aziende ma i ritorni economici tardano ad arrivare. Le strategie richiedono più tempo e, per ora, ancora la presenza dell’uomo

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In Sintesi

  • Nonostante l’adozione diffusa a tre anni dal lancio di ChatGPT, solo una minima parte delle aziende ha registrato un reale aumento dei profitti.
  • L’efficacia dell’IA è frenata da problemi come le “allucinazioni”, la mancanza di coerenza in compiti complessi e la tendenza all’adulazione dell’utente.
  • Per superare la cosa i grandi player come OpenAI e Anthropic stanno passando da modelli generalisti a collaborazioni dirette con le imprese e allo sviluppo di strumenti verticali per settori specifici.

A tre anni dall’esordio di ChatGPT, l’intelligenza artificiale generativa è entrata pienamente nelle strategie di aziende grandi e piccole, diventando una presenza fissa in software, servizi e processi interni. L’entusiasmo iniziale, però, si sta scontrando con una realtà più complessa e per la maggior parte delle imprese, i ritorni economici concreti tardano ad arrivare.

Secondo una ricerca Forrester Research condotta nel secondo trimestre del 2025 su 1.576 dirigenti, solo il 15% ha registrato un miglioramento dei margini di profitto attribuibile all’uso dell’intelligenza artificiale nell’ultimo anno. Ancora più prudente il quadro tracciato da Boston Consulting Group dove appena il 5% dei 1.250 dirigenti intervistati tra maggio e metà luglio afferma di aver ottenuto un reale vantaggio dall’IA.

L’IA resta strategica, ma serve più tempo

Questi dati non equivalgono a una bocciatura di questa tecnologia e, infatti, i vertici aziendali continuano a credere che l’intelligenza artificiale generativa possa trasformare in profondità le organizzazioni, pur rivedendo le aspettative sulle tempistiche.

Nel frattempo, i principali sviluppatori di intelligenza artificiale non rallentano. OpenAI, Anthropic e Google sono pronti a intensificare la competizione per conquistare il mercato enterprise, considerato la vera frontiera di crescita.

Questa spinta si inserisce in un contesto di investimenti tecnologici senza precedenti: dai chip ai data center, fino alle infrastrutture energetiche necessarie a sostenere la nuova domanda computazionale. La sostenibilità di questa strategia, però, dipenderà dalla capacità delle imprese di trasformare l’IA in ricavi, margini più elevati o processi di innovazione più rapidi.

Gli ostacoli dell’intelligenza artificiale

Subito dopo il lancio di ChatGPT, molte aziende hanno creato task force dedicate all’uso dell’IA generativa, immaginando un’integrazione rapida e quasi automatica. La realtà si è rivelata più ostica. Uno dei limiti più noti dei modelli linguistici è la loro tendenza a compiacere l’utente, un fenomeno spesso definito “adulazione”, che favorisce conversazioni fluide ma può compromettere la qualità dei suggerimenti.

Un altro ostacolo emerso riguarda la mancanza di coerenza, soprattutto in ambiti molto specifici, con l’IA che “dimentica” le regole date o le interpreta in modo errato, arrivando addirittura a inventarle per raggiungere il proprio scopo.

Questo evidenzia due cose: la prima è che l’AI, per quanto potente, ha ancora dei limiti evidenti che possono generare allucinazioni e fraintendimenti. La seconda è che, nonostante tutto, c’è ancora bisogno di personale umano in azienda, sia per le operazioni di controllo che per il “contatto umano” con i clienti.

In sintesi, possiamo dire che l’AI si è dimostrata efficace nelle richieste semplici e ripetitive, ma i casi complessi devono ancora essere trasferiti a personale umano che, oltretutto, si distingue anche per empatia e comprensione, due caratteristiche difficili da automatizzare.

Evoluzioni future dell’intelligenza artificiale

Le contraddizioni delle capacità dei modelli vengono descritte dagli esperti come una “frontiera frastagliata”. I sistemi più avanzati possono eccellere in matematica o programmazione ma, allo stesso tempo, fallire in compiti banali.

Di fronte a queste difficoltà, i fornitori di intelligenza artificiale stanno cambiando approccio. OpenAI ha creato team dedicati, come il Forward Deployed Engineering, per lavorare a stretto contatto con le aziende e adattare la tecnologia a problemi specifici.

Anthropic, sta assumendo specialisti di AI applicata che andranno a integrarsi direttamente nelle organizzazioni.

A questo si aggiunge anche un crescente interesse per strumenti verticali, progettati per settori specifici come finanza e diritto, che secondo gli esperti possono offrire più valore rispetto a soluzioni generaliste come ChatGPT. Anche qui, non bisogna, però, sottovalutare l’importanza della presenza dell’uomo, pronto a intervenire in caso di problemi.

Il messaggio che emerge, dunque, è chiaro: l’intelligenza artificiale resta una tecnologia cruciale, ma il percorso verso risultati tangibili è più lungo e complesso di quanto molti avessero immaginato e, cosa altrettanto importante, ancora coinvolge attivamente l’essere umano.