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L'AI a scuola è davvero un vantaggio? La risposta degli esperti

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale in classe è sempre un vantaggio per gli studenti? Uno studio mostra l’impatto di questa tecnologia sull’apprendimento

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In Sintesi

  • L’uso dell’AI a scuola può essere un modo per offrire agli studenti supporto personalizzato e immediato nello studio.
  • Un utilizzo non guidato, però, può limitare lo sviluppo di capacità critiche e di risoluzione autonoma dei problemi.

L’integrazione dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale all’interno dei percorsi formativi sta trasformando radicalmente il settore dell’istruzione, soprattutto in quegli ambiti più tecnici come la programmazione. Questi strumenti offrono agli studenti un supporto personalizzato e immediato, affiancandoli nello studio passo-passo, ma secondo gli esperti un utilizzo scorretto potrebbe portare a risultati controproducenti.

In che modo gli studenti utilizzano l’AI?

Secondo i risultati di un’indagine condotta da un team di ricercatori su 231 studenti universitari (iscritti a un corso di programmazione) l’utilizzo dell’AI ha avuto un forte impatto sui risultati accademici.

Attraverso un questionario, gli studenti hanno rivelato la frequenza, gli scopi e la soddisfazione legati all’uso di tali strumenti e, alla fine, i dati sono stati confrontati con i risultati ottenuti nelle prove intermedie e all’esame finale.

Stando a quello che emerge dai dati condivisi, quasi l’80% degli studenti ha utilizzato l’AI almeno una volta, sebbene solo una piccola percentuale (circa il 4%) l’abbia fatto con cadenza settimanale. Questi strumenti sono stati utilizzati principalmente per il debugging, una pratica che consente di individuare e correggere eventuali errori nel codice.

Altri utilizzi comuni includono la comprensione di esempi complessi e la richiesta di spiegazioni passo-passo. Alcuni hanno anche esplorato funzioni più “creative”, come la traduzione di codice da un linguaggio all’altro, un approccio molto interessante che sfrutta le conoscenze pregresse per facilitare l’apprendimento di nuovi paradigmi.

Ciò che gli studenti hanno apprezzato di più, stando alle loro dichiarazioni ovviamente, è stata la rapidità delle risposte e la disponibilità di un “tutor digitale” sempre presente. La chiarezza delle spiegazioni fornite dai chatbot è stata spesso ritenuta superiore a quelle che si possono trovare su forum o documentazione tecnica, semplificando la comprensione degli argomenti.

Non sono, però, mancate le criticità e l’inesattezza delle risposte, soluzioni troppo complesse o l’incapacità di interpretare correttamente le domande (specialmente se formulate in modo troppo generico), per molti hanno rappresentato un grande problema.

L’uso dell’intelligenza artificiale è sempre un vantaggio?

Prima di procedere con l’analisi dei dati è necessario fare una breve parentesi: si tratta di risultati ottenuti in un ambito molto specifico e non è detto che l’AI sia altrettanto efficiente (o altrettanto inefficiente) in altri scenari. Gli studi sono ancora in corso e questa non è che la fase preliminare di un test che potrebbe espandersi verso altre discipline.

L’analisi dei dati ha rivelato una correlazione negativa (per molti inattesa) tra l’uso frequente dell’AI e il rendimento accademico. Gli studenti che si sono affidati maggiormente ai chatbot hanno ottenuto punteggi notevolmente più bassi in tutte le valutazioni.

Una delle possibili spiegazioni, tuttavia, è che gli studenti che hanno fatto ricorso a tali tecnologie fossero già in difficoltà e abbiano optato per l’uso di questi strumenti per semplificare lo studio, senza però concentrarsi nel consolidamento delle competenze di base.

Questo suggerisce che utilizzare l’intelligenza artificiale (almeno quando si parla di programmazione) potrebbe limitare lo sviluppo di capacità critiche e di risoluzione autonoma dei problemi, che sono due prerogative fondamentali in questa disciplina.

Secondo gli esperti, dunque, un utilizzo non guidato e non regolamentato dell’AI rischia di essere una soluzione dannosa per gli studenti (soprattutto per quelli con rendimenti più bassi) perché potrebbe influire negativamente sulla crescita cognitiva.

Gli autori dello studio suggeriscono che per utilizzare al meglio l’intelligenza artificiale nell’educazione, è fondamentale integrarla con precise linee guida didattiche, con i docenti che dovrebbero insegnare agli studenti a usare tali strumenti come un punto di partenza e non come un sostituto del pensiero critico.

L’obiettivo da qui al futuro, quindi, è quello di trasformare l’AI in un potente alleato del processo educativo, senza farlo diventare una scorciatoia che lavora al posto dei ragazzi senza insegnare loro nulla.