La Cina sfida Microsoft e con KylinOS 11 è sempre più indipendente
La Cina è sempre più indipendente dai modelli occidentali, rilasciato KylinOS 11, l’ultimo update del sistema operativo nazionale che introduce le funzioni AI

La Cina ha presentato ufficialmente KylinOS 11, l’ultimo e più importante aggiornamento del suo sistema operativo nazionale, definendolo “un passo cruciale verso la creazione di un ecosistema tecnologico autonomo”.
Il software, basato sul kernel Linux 6.6, si distingue per la sua ampia compatibilità, supportando non solo i processori AMD e Intel, ma anche otto CPU cinesi e sette schede video di produzione nazionale, molte delle quali utilizzano architetture proprietarie. Può inoltre funzionare con acceleratori AMD e Nvidia.
Centrale, naturalmente, l’arrivo di alcune funzionalità avanzate come ad esempio un assistente basato sull’intelligenza artificiale, che segna un ulteriore passo avanti della Cina in questo settore.
Cosa sappiamo del nuovo sistema operativo cinese
Il lancio di KylinOS 11 ha interessato le versioni desktop e server del sistema operativo, introducendo una serie di funzionalità avanzate molto interessanti.
C’è l’appena citato assistente AI integrato, che aiuta gli utenti a interagire con il proprio PC sul modello di Copilot di Microsoft. C’è il supporto per il Model Context Protocol (protocollo di contesto del modello), che fornisce un metodo universale per collegare i modelli AI a diverse fonti di dati e diversi strumenti. C’è l’integrazione con servizi cloud e ci sono significativi miglioramenti a livello di sicurezza informatica, che rendono il sistema operativo molto più complesso da attaccare.
Ciò è dovuto essenzialmente anche alla scelta del kernel Linux 6.6 che, pur essendo una base molto sicura e stabile, potrebbe sollevare diversi dubbi. Pur avendo ricevuto lo status LTS (Long-Term Support) nel 2023, infatti, il supporto per questa versione terminerà a dicembre 2026, appena 16 mesi dopo il rilascio di KylinOS 11.
Questa non è una novità per gli sviluppatori cinesi che già con la precedente versione, KylinOS 10 (rilasciata nel 2020 e basata sul kernel 4.19) hanno dovuto fare i conti con la fine del supporto fissata al 2024, molto prima che il sistema operativo stesso venisse dismesso.
Ad ogni modo, i rappresentanti delle principali aziende tecnologiche del Paese hanno garantito di supportare la distribuzione e l’implementazione della nuova versione.
Cosa cambia con l’arrivo di KylinOS 11
Secondo il presidente di KylinSoft, Chen Zhihua, questo software è già il sistema operativo nazionale più diffuso in Cina, con oltre 16 milioni di installazioni. Sebbene questa cifra rappresenti una quota di mercato ancora modesta rispetto ad altri colossi come Microsft, il lancio di questa nuova versione un passaggio fondamentale per KylinOS 11 che da una semplice “piattaforma di supporto funzionale” diventa una “base di connessione intelligente“.
La presentazione di KylinOS 11, comunque, ha rappresentato un evento fondamentale per l’industria cinese che si dimostra sempre più pronta a realizzare la propria infrastruttura IT interna, lontana dai modelli occidentali, vedi l’arrivo di Harmony OS di Huawei, ad esempio, che ha sostituito Android sugli smartphone.
Ciò potrebbe voler dire, essenzialmente, che nel giro di pochi anni e di pochi aggiornamenti di sistema, la Cina potrebbe tecnicamente svincolarsi dai software occidentali e utilizzare all’interno del Paese solamente tecnologie proprietarie che rispettano le proprie leggi statali e non devono sottostare a esigenze, regole e modelli “stranieri” che c’entrano poco o niente con la cultura locale.
Un modo, insomma, per confermare la propria leadership nel settore IT con un ecosistema che, seppur destinato a non uscire mai al di fuori dei propri confini, può vantare comunque milioni e milioni di utenti.



















