Libero
SCIENZA

Quante posizioni ha perso l'Italia nella lotta alla crisi climatica

Sono diverse le posizioni perse dall’Italia nella lotta alla crisi climatica, nell’ultima edizione del Climate Change Performance Index è al 46esimo posto

Pubblicato:

L’ultima edizione del Climate Change Performance Index mostra con chiarezza quante posizioni ha perso l’Italia nella lotta alla crisi climatica, segnando un arretramento che riflette anni di ritardi, politiche poco incisive e un progresso troppo lento nel campo delle energie pulite. Il dato, tutt’altro che incoraggiante, fa luce su una difficoltà ormai strutturale del Paese nell’allinearsi agli obiettivi climatici internazionali e al percorso tracciato dall’Accordo di Parigi.

L’Italia arretra nella classifica internazionale sul clima

Nel rapporto annuale che valuta l’impegno dei principali Paesi contro il surriscaldamento globale, l’Italia scivola al 46° posto perdendo tre posizioni rispetto all’anno precedente. Una discesa che si inserisce in un trend iniziato da alcuni anni e che ora assume dimensioni preoccupanti.

La performance italiana appare infatti distante dagli standard richiesti per contribuire in modo significativo al contenimento dell’aumento della temperatura globale entro la soglia critica di 1,5 °C. La classifica sulla crisi climatica in Italia evidenzia come il Paese sia ormai lontano dai primi posti dominati da nazioni che hanno investito con decisione sulle rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni. Questo arretramento non sorprende gli esperti, che da tempo segnalano una mancanza di continuità e ambizione nelle politiche climatiche nazionali.

Politiche insufficienti e ritardi strutturali nella transizione energetica

Per comprendere davvero quante posizioni ha perso l’Italia nella lotta alla crisi climatica, è necessario analizzare le cause di questo declino. Nonostante una riduzione delle emissioni nel periodo 1990-2023, il Paese procede a un ritmo troppo lento rispetto alle esigenze attuali. Le proiezioni indicano che entro il 2030 l’Italia potrebbe raggiungere solo una riduzione del 42% delle emissioni, valore insufficiente per centrare gli impegni del Pniec e contribuire in modo efficace all’azione climatica globale.

La crescita delle rinnovabili continua a rimanere uno dei punti deboli. Nel 2023 l’energia prodotta da fonti verdi ha coperto appena il 19,6% dei consumi finali, una percentuale lontanissima dall’obiettivo del 39,4%. Questo ritardo pesa in modo rilevante sulla posizione dell’Italia nella classifica internazionale sul clima, perché segnala una distanza significativa tra le reali prestazioni del sistema energetico e gli obiettivi dichiarati.

Anche la decisione di rinviare il phase-out del carbone e di puntare su tecnologie controverse come la cattura del carbonio non migliora la percezione internazionale del Paese, che appare ancora poco deciso nel compiere la svolta necessaria.

Il confronto con i Paesi leader e il quadro internazionale

Il quadro globale non aiuta l’Italia a emergere. La Danimarca continua a distinguersi per politiche coerenti e risultati misurabili, mentre il Regno Unito e il Marocco consolidano le loro posizioni grazie a investimenti mirati e strategie climatiche ambiziose. In questo scenario, il nostro Paese sembra rimanere in una zona di mediocrità difficile da superare.

Anche giganti come Cina e Stati Uniti faticano, ma la loro collocazione nella classifica ha dinamiche diverse legate al peso delle emissioni globali. L’Italia, pur non essendo tra i grandi responsabili mondiali, risulta penalizzata da una performance poco competitiva rispetto agli altri Stati europei, elemento che rafforza il dato negativo messo in evidenza dal Climate Change Performance Index 2026.

Perché l’Italia deve invertire la rotta

Comprendere quante posizioni ha perso l’Italia nella lotta alla crisi climatica significa riconoscere che il Paese non può più permettersi esitazioni. Le trasformazioni richieste dal contesto climatico sono rapide, profonde e ormai inevitabili.

Per recuperare terreno nella classifica crisi climatica Italia, sarà necessario accelerare in modo deciso su rinnovabili, efficienza energetica, elettrificazione dei consumi e politiche industriali coerenti con la transizione ecologica. Solo una visione chiara e continuativa potrà riportare l’Italia a essere protagonista nella sfida globale contro il surriscaldamento del pianeta.