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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

L'intelligenza artificiale può calcolare le tue tasse? Ecco che cosa dovresti sapere

Sempre più persone pensano di affidare a ChatGPT, Gemini o Claude il calcolo delle imposte. Ecco cosa sanno fare oggi, quali sono i rischi e cosa fare.

Sono settimane decisive per milioni di lavoratori dipendenti, autonomi e professionisti: c’è da inviare la dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Redditi PF che sia) e da provvedere ai pagamenti tramite F24. Un lavoro che oggi si può fare da soli attraverso i servizi di dichiarazione precompilata, oppure rivolgendosi a CAF, patronati o commercialisti.

C’è però chi vuole provvedere a fare tutto quanto con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, il che potrebbe essere rischioso al momento. Vediamo infatti cosa comporta l’uso dell’IA nel calcolo delle tasse.

Cosa sapere sull’intelligenza artificiale applicata al Fisco

Gemini, ChatGPT, Claude e tante altre IA oggi hanno dimostrato capacità di ragionamento e di calcolo sempre più avanzate, ottenendo risultati di rilievo anche in ambito matematico.

Non a caso, in campo tributario, l’IA è già impiegata in diverse attività, anche se per lo più ripetitive e dispendiose in termini di tempo.

Ad esempio, nell’estrarre automaticamente dalle fatture, dagli scontrini o da archivi digitali le informazioni necessarie per predisporre elaborazioni tributarie.

Oppure nei rimborsi fiscali. La stessa Agenzia delle Entrate utilizza modelli dedicati per analizzare grandi quantità di dati in tempi molto rapidi, accelerando così l’erogazione dei crediti fiscali.

Oppure nel confronto tra database vari. Paesi come Francia, Malta e Irlanda stanno testando algoritmi in grado di confrontare in tempo reale dati catastali, movimenti bancari, acquisti online e dichiarazioni fiscali.

Nonostante questi progressi, però, ancora oggi l’IA non trova grande applicazione nel calcolo delle tasse. E per buone ragioni.

L’intelligenza artificiale può calcolare le tue tasse?

La risposta è sì, ma questo non significa che il risultato sia necessariamente corretto.

Se si utilizza un chatbot pubblico nella sua versione standard, come ChatGPT, Gemini o Claude, soprattutto con prompt poco dettagliati, il rischio è quello di ottenere un calcolo incompleto. Il modello potrebbe infatti tralasciare aliquote, agevolazioni fiscali, detrazioni o deduzioni, anche nel caso in cui alcune informazioni siano presenti tra gli allegati o nella documentazione caricata.

O peggio mettersi a inventare cifre inesistenti, così da sostenere alla fine che il contribuente di turno abbia diritto a crediti d’imposta inesistenti.

Per quanto oggi siano campioni nel calcolo, i chatbot generici devono confrontarsi con un sistema tributario estremamente articolato, composto da una quantità enorme di norme, eccezioni, agevolazioni, requisiti specifici, interpretazioni e casi particolari che cambiano in base alla situazione personale del contribuente.

Per affrontare un contesto di questo tipo non basta un modello generico. Servono strumenti molto più evoluti, specializzati in materia fiscale e costantemente aggiornati, spesso disponibili soltanto attraverso servizi professionali o piani di abbonamento dedicati.

Il consiglio migliore per chi vuole usare i chatbot nei tributi

Allo stato attuale, il modo più efficace per sfruttare l’intelligenza artificiale in ambito tributario è affidarle attività semplici, ripetitive e a basso rischio di errore, cioè quelle che richiederebbero molto tempo se svolte manualmente.

Ad esempio, per un professionista, l’IA può essere utile nell’organizzazione dei documenti, nell’estrazione delle informazioni dalle fatture, nella preparazione dei dati e nell’individuazione di eventuali incongruenze da approfondire.

Rimane comunque indispensabile da parte di contribuenti e (soprattutto) professionisti provvedere alla supervisione dei dati elaborati. Verificare ogni dato significa ridurre il rischio di errori che potrebbero tradursi in contestazioni o accertamenti da parte del Fisco.

FAQ

Perché un'IA può sbagliare i calcoli delle tasse?

I modelli generici non sempre conoscono tutte le norme, eccezioni e agevolazioni aggiornate: possono omettere regole specifiche o inventare valori, portando a errori rilevanti.

Quali attività fiscali può svolgere l'IA in sicurezza?

Attività ripetitive e a basso rischio: estrazione dati da fatture e scontrini, organizzazione documenti, preparazione datasets e ricerca di incongruenze da approfondire.

Quali sono i rischi se affido tutto all'IA senza controllo?

Rischi di errori, omissioni di agevolazioni o addirittura risultati inventati che possono causare contestazioni o accertamenti fiscali. Serve sempre supervisione umana.