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Cervelli arrugginiti dall'AI, studiati i primi casi: chi rischia di più secondo la scienza

La ricerca, condotta su 67 persone per quattro settimane, mostra che chi delega il giudizio ai chatbot perde la capacità di valutare da solo

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Studente usa l'AI iStock

Usare in maniera costante l’intelligenza artificiale per pensare al nostro posto ha un prezzo notevole ma nascosto. A dirlo è uno studio del Mit, secondo cui un eccessivo affidamento ai chatbot può indebolire il pensiero critico. Di fatto va a ridurre la capacità di individuare autonomamente le informazioni false.

Un campanello d’allarme che suona per tutti noi, dagli studenti ai professionisti. La ricerca è stata guidata dalla dottoranda Anku Rani e pubblicata ad aprile 2026. Ha seguito 67 partecipanti per 4 settimane, mettendoli alla prova nel riconoscimento di notizie e immagini fasulle con il supporto di assistenti come Claude e ChatGPT. I risultati delineano un meccanismo sottile, che tocca da vicino il modo in cui consumiamo le notizie online.

L’AI ci rende più fragili

Grazie all’uso dell’AI, l’accuratezza immediata nell’identificare le fake news e le immagini manipolate è migliorata del 21%. Un dato di partenza molto positivo. Ciò offre, dunque, un supporto concreto nel momento in cui si tratta di smascherare un contenuto sospetto.

Il problema emerge però quando l’assistente viene tolto di mezzo. Alla quarta settimana, infatti, le prestazioni dei partecipanti lasciati senza aiuto digitale sono risultate peggiori del 15,3% rispetto all’inizio. In altre parole, delegando il giudizio alla macchina si spinge la propria capacità di valutare i contenuti da soli ad atrofizzarsi.

L’illusione di migliorare

C’è un aspetto decisamente più insidioso e riguarda le convinzioni del 25%, circa, dei partecipanti. Erano certi che le proprie competenze stessero migliorando. In realtà, invece, stavano peggiorando. Una falsa percezione che rende il fenomeno difficile da riconoscere e correggere. Chi ne è vittima, infatti, non si rende conto del problema.

Non tutti gli strumenti, però, agiscono alla stessa maniera. Secondo i ricercatori, infatti, gli assistenti che forniscono risposte dirette (prescrittivi) danneggiano il pensiero critico più di quelli che guidano l’utente con domande mirate (probing). Un’AI che spinge a ragionare, ci aiuta, una che si limita a dare la soluzione pronta, addormenta la mente dell’utente.

Sguardo al passato tra calcolatrice e Gps

Nulla di totalmente nuovo, perché gli studiosi inquadrano questa dinamica in un solco già noto e analizzato. È la stessa dipendenza sviluppata nei confronti della calcolatrice e del navigatore Gps. Strumenti che, sollevandoci da uno sforzo, riducono la nostra capacità autonoma.

Un parallelo preoccupante arriva infine dalla medicina. Alcuni dottori abituati alla diagnosi assistita dall’IA sono diventati meno bravi a individuare i tumori senza supporto. A questo si aggiungono gli avvertimenti delle neuroscienze, secondo cui delegare troppo all’intelligenza artificiale potrebbe indebolire le difese del cervello, allenato meno e quindi più esposto al declino cognitivo.