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Intelligenza artificiale, Microsoft: «Professioni come avvocati e contabili saranno automatizzate»

Intelligenza artificiale e lavoro sono ormai in stretto contatto: Suleyman, della divisione IA di Microsoft, parla della pressante automazione delle professioni

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Intelligenza artificiale e lavoro 123RF

In meno di due anni il lavoro “da scrivania” potrebbe cambiare per sempre. Le parole di un protagonista dell’IA accendono il dibattito: rivoluzione imminente o previsione troppo ardita?

Intelligenza artificiale e lavoro: l’annuncio che fa tremare gli uffici

Secondo Mustafa Suleyman, oggi alla guida della divisione IA di Microsoft, molte mansioni dei cosiddetti colletti bianchi saranno quasi del tutto automatizzate entro 12 – 18 mesi. La testata britannica Financial Times ha riportato una previsione che non lascia spazio a mezze misure: avvocati, contabili, project manager, marketing specialist sono nel mirino di una trasformazione rapida.

Il punto non è più “se” l’IA entrerà nei processi, ma quanto in profondità. Qui si gioca la partita tra produttività e disorientamento professionale.

Dall’assistente all’agente: perché l’automazione delle professioni accelera

Il cambio di paradigma è nel passaggio dai chatbot agli agenti IA, sistemi capaci di gestire flussi di lavoro complessi dall’inizio alla fine. Non solo suggerire una clausola, ma revisionare un contratto, confrontarlo con migliaia di precedenti e consegnarlo pronto.

Suleyman parla di una «AGI di grado professionale»: modelli sempre più autonomi, integrati nei software che milioni di persone usano ogni giorno. È questa integrazione a rendere plausibile l’automatizzazione diffusa, perché l’IA non resta uno strumento esterno: diventa parte dell’ufficio.

Lavori a rischio con l’intelligenza artificiale: esempi che fanno scuola

Nel mondo tech, i segnali sono già concreti. In Anthropic, che sviluppa Claude, il CEO ha confermato che una quota enorme del codice viene generata dai modelli linguistici. In Spotify, il co-CEO Gustav Söderström ha raccontato che gli ingegneri più esperti non scrivono più codice “a mano” da mesi: definiscono requisiti e verificano la qualità.

Qui emerge un nuovo profilo: il professionista non esegue, giudica. È un cambio di ruolo che promette velocità, ma solleva un problema: dove si forma la prossima generazione se le fasi “junior” scompaiono?

I limiti degli agenti: perché non è tutto automatico

Le profezie, però, si scontrano con i dati. I benchmark APEX-Agents, citati dagli addetti ai lavori, mostrano che gli agenti falliscono una larga parte dei compiti reali al primo tentativo in ambiti come diritto societario e investment banking. Non sono esercizi “da laboratorio”, ma flussi che coinvolgono documenti, fogli di calcolo e comunicazioni.

Qui nasce la critica di Daron Acemoglu: l’IA fatica con il sapere tacito, quella conoscenza che non si trova in un manuale. Per l’economista, solo una piccola quota delle attività è completamente automatizzabile nel prossimo decennio.

La strategia Microsoft e l’addio (parziale) alla dipendenza

Dietro le parole di Suleyman c’è una svolta industriale: modelli proprietari, meno dipendenza da OpenAI (creatrice di ChatGPT), integrazione profonda nei prodotti. È una corsa all’autosufficienza che rende l’automazione una scelta “di sistema”.

Chi è Mustafa Suleyman

Nel 2010, con Demis Hassabis e Shane Legg, Suleyman ha fondato DeepMind, poi acquisita da Google. Da allora ha dimostrato come l’IA possa generare efficienze concrete, persino nei data center. Nel 2024 è stato chiamato da Satya Nadella a guidare l’IA di Microsoft.

Il libro L’onda che verrà e la sfida sociale

Nel saggio L’onda che verrà, Suleyman parla di «contenimento»: tecnologie potenti, diffuse rapidamente, a costi decrescenti. La pressione sull’occupazione è reale e richiede risposte politiche, non solo tecnologiche.

Intelligenza artificiale e lavoro non rappresentano più due mondi destinati a incontrarsi (o scontrarsi) chissà quando. Fanno già parte di una discussione che riguarda il contemporaneo. Capirla, prima che diventi routine, è il primo passo per non subirla.