Intelligenza artificiale e lavori a rischio: quali professioni (non) scompariranno
Secondo uno studio di Anthropic alcuni lavori potrebbero scomparire nel futuro a causa dell'intelligenza artificiale, mentre altre mansioni potrebbero sopravvivere

L’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro o, al contrario, ce ne troverà di nuovi? È la domanda che spopola oggi sui social e sul web, e che ancora oggi non ha una risposta definitiva. Una cosa è certa: l’IA sta trasformando il mondo del lavoro a una velocità sorprendente, tanto che alcune professioni potrebbero presto trovarsi a rischio estinzione.
- Intelligenza artificiale, i lavori a rischio secondo Anthropic
- Intelligenza artificiale, quali professioni non scompariranno
- Intelligenza artificiale, lavori a rischio per i giovani
Intelligenza artificiale, i lavori a rischio secondo Anthropic
Alcune indicazioni arrivano da Labor Market Impacts of AI, un recente studio della società statunitense Anthropic, creatrice dell’IA Claude, che evidenzia come, in un futuro più o meno prossimo, potremmo assistere a una vera rivoluzione del lavoro, con alcune professioni in cui l’IA potrebbe sostituirsi all’uomo, mentre in altre no.
Analizzando nel dettaglio il report, la professione più esposta al rischio risulta essere quella di programmatore informatico, con il 74,5% delle posizioni potenzialmente automatizzabili, dal momento che, secondo Anthropic, in questo ambito l’IA è capace di scrivere, aggiornare e gestire programmi software in autonomia. Al secondo posto c’è l’addetto al servizio clienti, con il 70,1% del lavoro che potrebbe essere svolto da agenti virtuali in compiti come interazione con i clienti, raccolta ordini e gestione reclami. Mentre al terzo posto si colloca l’addetto all’inserimento dati, le cui mansioni potrebbero essere gestite dall’IA per circa il 67%.
Altro dettaglio particolare dal report: il profilo dei lavoratori interessati. A differenza delle precedenti rivoluzioni industriali, in cui a essere colpite erano soprattutto mansioni manuali e a basso reddito, la rivoluzione IA colpirebbe i cosiddetti "colletti bianchi": professionisti generalmente più anziani che "guadagnano in media il 47% in più e hanno livelli di istruzione più elevati".
Intelligenza artificiale, quali professioni non scompariranno
Al contrario, ci sono professioni che, al momento, sembrano immuni all’automazione. Secondo il report di Anthropic, circa il 30% dei lavoratori non rientrerebbe nelle capacità degli algoritmi.
Si tratta di un gruppo praticamente inattaccabile agli algoritmi, che "comprende, ad esempio, cuochi, meccanici di motociclette, bagnini, baristi, lavapiatti e addetti ai camerini".
Tutti mestieri, insomma, che estieri che richiedono presenza fisica, sensibilità sensoriale e capacità di adattarsi in tempo reale a contesti non strutturati: abilità in cui oggi l’IA difficilmente può sostituire.
Intelligenza artificiale, lavori a rischio per i giovani
Dal paper di Anthropic non emerge un dato chiaro sulla disoccupazione causata dall’IA. Tuttavia, qualche indicazione si trova analizzando le nuove assunzioni nelle professioni più a rischio: "la stima media nell’era post-ChatGPT indica un calo del 14% del tasso di occupazione rispetto al 2022 nelle occupazioni a rischio". Di contro, "non si osserva una diminuzione simile per i lavoratori di età superiore ai 25 anni".
Dunque una possibile impennata della disoccupazione giovanile? In realtà, secondo Anthropic, pur essendo questo un possibile segnale dei primi effetti dell’IA sull’occupazione: "Esistono diverse interpretazioni alternative. I giovani lavoratori che non vengono assunti potrebbero rimanere nei loro attuali impieghi, accettare lavori diversi o tornare a studiare". Inoltre: "Le transizioni di lavoro potrebbero essere più soggette a errori di misurazione nei sondaggi".
FAQ
Lo studio indica i programmatori (74,5%), gli addetti al servizio clienti (70,1%) e gli inseritori di dati (circa 67%) come le professioni più esposte all'automazione.
Sono più protette le occupazioni che richiedono presenza fisica o una certa sensibilità, come cuochi, meccanici, bagnini, infermieri e simili.
Secondo il paper, le nuove assunzioni nelle posizioni a rischio potrebbero calare in media del 14%, colpendo più i giovani, ma le interpretazioni restano incerte.



















