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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Perché l’amore resta off limits per l’intelligenza artificiale

Un'indagine su mille single: l'AI è benvenuta per le fasi noiose della ricerca del partner, ma viene respinta quando sostituisce le emozioni

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IA dating app iStock

L’intelligenza artificiale ha rapidamente trovato spazio ovunque nelle nostre vite, dal lavoro allo studio, fino allo svago. Per non parlare poi di chi si affida costantemente all’AI per qualsiasi consiglio necessario in casa, dal fai da te alle pulizie.

Esiste però ancora un territorio che resta off limits, ed è quello dei sentimenti. Lo chiarisce una ricerca di Match Group, la nota società che è dietro app come Tinder e Meetic. Ha indagato il rapporto dei single con l’intelligenza artificiale applicata all’amore.

Un’indagine condotta tra aprile e maggio 2026 su un campione di circa 1.000 single statunitensi (d’età compresa tra i 18 e i 39 anni). Il risultato? La fotografia è netta e incornicia un atteggiamento ben preciso: l’AI è benvenuta per semplificare le fasi più noiose della ricerca di un partner. Viene però totalmente respinta quando pretende di sostituire la connessione umana.

L’AI piace solo per il pratico

I numeri raccontano una diffusa familiarità con l’intelligenza artificiale. Il 74% dei single utilizza infatti questi strumenti regolarmente, con il 69% che lo fa soprattutto per attività connesse alla produttività.

Uno degli usi più apprezzati è l’apprendimento di nuove competenze, al fianco di verifica delle informazioni e consigli sulla carriera. Quando però si passa dalla sfera pratica a quella emotiva, tutto cambia. Il 47% dei partecipanti giudica negativamente la presenza dell’IA in un contesto romantico. L’idea di una relazione sentimentale con un bot, per quanto “intelligente” viene poi rifiutata con un rapporto di quattro a uno tra giudizi negativi e positivi.

Aiuto sì, sostituzione no

Possiamo riassumere il quadro individuato con una formula. Si accetta un aiuto per le parti difficili ma si fa divieto assoluto per quelle prettamente umane. La maggioranza dei single, infatti, si dice aperta a un supporto tecnologico nelle fasi più complesse e faticose dell’approccio. Il 64% infatti vede un potenziale positivo dell’IA nel proprio percorso di ricerca del partner.

Gli ambiti in cui questo contributo non è invece affatto gradito riguardano alcune attività specifiche:

  • portare avanti le conversazioni quando si arenano;
  • costruire un profilo efficace sulle app di incontri;
  • rompere il ghiaccio e avviare i primi messaggi;
  • organizzare e pianificare gli appuntamenti.

Il dato sulle app companion

I risultati per quanto riguarda le app companion sono particolarmente significativi. Sono quelle che propongono veri e propri partner virtuali. Per il 40% degli intervistati, infatti, frequentare una persona che le utilizza rappresenta un motivo di rottura. Una percentuale che sale al 51% tra le donne dai 18 ai 24 anni.

Anche tra chi le usa, peraltro, la motivazione prevalente non è la ricerca di un legame autentico, ma l’intrattenimento e il gioco di ruolo. Per i consigli sentimentali, infine, il 60% dei single preferisce ancora rivolgersi ad amici e familiari, contro appena il 20% che si affida all’intelligenza artificiale.

Il messaggio che arriva dalle nuove generazioni, insomma, è inequivocabile. L’IA può essere un’alleata preziosa per superare imbarazzi e timidezze, ma il cuore dell’esperienza amorosa resta saldamento umano.