"Non è abbastanza affidabile per scrivere articoli": anche Wikipedia contro l'intelligenza artificiale
Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, chiarisce la linea della celebre enciclopedia online in merito all'intelligenza artificiale. E in quali casi è decisamente utile.

Uno potrebbe pensare che l’intelligenza artificiale abbia ormai rivoluzionato ogni settore, dall’economia all’istruzione fino alla sanità. Non è il caso di Wikipedia.
Anzi, la storica enciclopedia online evita con cura di sostituire i suoi redattori volontari, vera colonna portante del progetto, con gli algoritmi di generazione del testo.
Nonostante la forte reticenza nell’affidarle la stesura dei contenuti, la comunità wiki non rifiuta a priori l’IA come strumento di supporto editoriale. In effetti, nella pratica della scrittura, questa tecnologia ha i suoi vantaggi, oltre ad alcuni limiti da tenere in mente.
- Perché Wikipedia non vuole l'IA tra i suoi volontari
- I casi di eccezione in cui si può utilizzare
- Quando conviene usare l'IA nella redazione di testi
Perché Wikipedia non vuole l’IA tra i suoi volontari
Lo ha raccontato Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, in un’intervista rilasciata all’Adnkronos a Piacenza, in occasione del Premio Internazionale “Pensare Contemporaneo” 2026, conferitogli nell’ambito della manifestazione cittadina.
Per Wales è decisamente fastidioso trovarsi utenti che impiegano chatbot per la stesura di articoli. “Le persone pensano di poter scrivere una pagina di Wikipedia semplicemente chiedendo a un’intelligenza artificiale di farlo, ma il risultato non è molto buono e noi dobbiamo occuparcene”.
Insomma, il fondatore della storica enciclopedia non cambia idea su questa tecnologia, tacciata tempo prima di produrre informazioni fuorvianti o inventate di sana pianta, un fenomeno noto come “allucinazione” che lo stesso Wales ha definito senza mezzi termini “un pasticcio”.
Ma fosse solo questo il problema per Wiki. La ricerca di informazioni e la creazione di testi tramite IA si sono diffuse in modo capillare, al punto che, secondo la società di analisi Similarweb, nei soli Stati Uniti il traffico verso ChatGPT sta insidiando o addirittura superando le visite mensili a Wikipedia.
I casi di eccezione in cui si può utilizzare
Malgrado tutto, l’intelligenza artificiale non viene comunque scartata in blocco da Wales.
Già nell’aggiornamento delle sue linee guida operative diffuso a marzo, Wikipedia ha stabilito due deroghe ben definite all’impiego dei modelli linguistici di grande taglia (LLM): le traduzioni automatizzate e i piccoli interventi correttivi su testi preesistenti, a patto che vi sia sempre la supervisione diretta di un utente umano.
“Agli editori è consentito utilizzare i large language models per suggerire modifiche di base ai propri scritti e incorporarne alcuni dopo la revisione umana, a condizione che i LLM non introducano contenuti propri“, specifica la nuova regolamentazione.
Sempre Wales ha ribadito all’Adnkronos che molti membri della comunità stanno studiando le modalità più efficaci per sfruttare l’IA come supporto alla scrittura. Perché, anche se “non è abbastanza affidabile per scrivere articoli, può forse individuare potenziali errori e segnalarli alla nostra attenzione”.
A prescindere la posizione è comunque quella. “In generale diciamo di non usare Wikipedia per creare contenuti destinati all’intelligenza artificiale”.
Quando conviene usare l’IA nella redazione di testi
La posizione di Wales è di buon senso, soprattutto per chiunque scriva per lavoro o per passione. Demandare all’IA la stesura integrale di un qualsiasi elaborato (articolo, racconto, analisi…) fin dalle fasi preliminari (inclusa la selezione delle fonti nel caso del pezzo giornalistico o del saggio), comporta rischi elevati, oltre a risultare spesso controproducente.
Perché ad ogni uso occorrerebbe verificare tutto del testo: se sia stato scritto correttamente, se non ci sono errori, se lo stile è idoneo e piacevole alla lettura. Tanti “se” che occupano spazio e tempo, e che non garantiscono nemmeno un buon lavoro: dove è allora il vantaggio?
Il vero valore aggiunto è nel suo impiego non come creatore, ma come assistente. Un chatbot può tranquillamente svolgere il ruolo di correttore di bozze, qualora gli si chieda tramite un prompt strutturato di segnalare imprecisioni o proporre affinamenti stilistici.
Allo stesso modo, può supportare l’attività di verifica delle notizie, aiutando a controllare la pertinenza delle fonti utilizzate o a individuare eventuali riferimenti integrativi, fermo restando l’obbligo di vagliarne manualmente l’effettiva aderenza ai fatti.
Insomma, l’IA non possiede ancora le capacità necessarie per elaborare in autonomia un testo compiuto, sia esso un articolo, un racconto o un romanzo. Però in qualche aspetto della scrittura può venirci incontro.
FAQ
Perché i chatbot possono generare contenuti poco affidabili, con errori o informazioni inventate. Wikipedia preferisce che gli articoli siano scritti e controllati da volontari umani, che restano responsabili della qualità finale.
Sono previste due deroghe: traduzioni automatiche e piccoli interventi di correzione su testi già esistenti. In entrambi i casi serve sempre la revisione diretta di un utente umano.
Perché ogni testo andrebbe poi verificato in profondità: dati, stile, coerenza e attendibilità. Il rischio è perdere tempo in controlli e ottenere comunque un risultato debole o poco preciso.
Sì, se usata come assistente. Può correggere bozze, segnalare imprecisioni, suggerire miglioramenti stilistici e aiutare a controllare fonti o riferimenti, ma il controllo finale deve restare umano.



















