Instagram, troppe immagini di nudo indesiderato: l'indagine
Secondo un sondaggio condotto da Meta, il 19% degli adolescenti dichiara di essere esposto a immagini di nudo contro la propria volontà.

Circa 1 adolescente su 5 ha denunciato a Meta di aver visto immagini di nudo indesiderato su Instagram. Un dato tutt’altro che rassicurante, considerato quanto caldo e sentito sia il tema: sono tantissimi i giovani che utilizzano la app e altrettanti sono i rischi che corrono, ancora oggi. Il dato emerge da un documento reso pubblico venerdì 20 febbraio, nell’ambito di una causa federale in corso in California.
Adolescenti e immagini esplicite indesiderate
I dati in questione sono relativi a un sondaggio realizzato da Meta nel 2021, con un feedback piuttosto preoccupante. Quasi 1 utente su 5 di età compresa tra 13 e 15 anni ha dichiarato di essere stato impropriamente esposto a immagini di nudo o a sfondo sessuale su Instagram. Tutto contro la propria volontà.
Secondo un’analisi di Reuters, che ha visionato i documenti relativi a una delle cause che vedono protagonista Meta, parliamo del 19% degli adolescenti attivi su Instagram.
Adam Mosseri, CEO di Instagram, ha già deposto in tribunale, affermando che gran parte dei contenuti espliciti a cui si fa riferimento nel sondaggio è stata condivisa tramite messaggi privati anziché tramite post pubblici e sottolineando come il monitoraggio sia difficile in tal senso. Da una parte la messaggistica privata è veicolo di contenuti indesiderati, dai quali si chiede protezione, ma dall’altra è pretesa privacy in direct da parte degli utenti.
Oltre a contenuti sessualmente espliciti, si fa riferimento anche a un 8% di adolescenti, sempre tra i 13 e i 15 anni, che hanno dichiarato di aver “visto qualcuno farsi del male o minacciare di farlo su Instagram”.
Dagli atti del processo sono emersi ulteriori documenti, come una nota interna risalente a gennaio 2021, redatta da un ricercatore di Meta, che suggerisce che gli adolescenti dovrebbero essere una priorità strategica per l’azienda: i giovani sono in grado di “trascinare” e “influenzare” le abitudini digitali all’interno di ciascun nucleo familiare, diventando la vera forza per la crescita e la fidelizzazione degli utenti.
Meta, le accuse e la protezione degli adolescenti
L’accusa rivolta al colosso è molto grave: aver creato e messo a disposizione dei più giovani delle vere e proprie macchine progettate per creare dipendenza. Un punto comune a migliaia di casi presentati presso i tribunali federali e statali americani, in cui si sostiene che Meta e le sue piattaforme stiano lentamente (ma non troppo) contribuendo ad arrecare danni agli utenti, soprattutto ai minori.
La società madre di Instagram e Facebook è sottoposta a controlli legali, voluti sia da rappresentanti delle istituzioni che dalle famiglie preoccupate per il futuro e la salute mentale dei propri figli. Meta non ha rilasciato dichiarazioni a Reuters nel merito dei nuovi dati emersi, ma alla fine dello scorso anno ha pubblicato il documento Come facciamo in modo che i teenager vedano contenuti adatti alla loro età, in cui dichiara di impegnarsi in tal senso.
“Ci impegniamo a evitare che i teenager vedano contenuti inappropriati in tre modi principali: rimuovendo completamente i contenuti che violano le nostre regole, nascondendo determinati tipi di contenuti per adulti o sensibili ai teenager e applicando criteri più severi per i contenuti che consigliamo – si legge -. (…) Abbiamo rivisto le nostre linee guida relative all’età appropriata, ossia le linee guida che determinano quali contenuti nascondere ai teenager ed evitare di raccomandare loro, confrontandole con le classificazioni dei film per utenti dai 13 anni in su. Ciò significa che i teenager vedranno contenuti generalmente simili a quelli che vedrebbero in un film adatto all’età”.
E prosegue: “Proprio come in un film considerato adatto a utenti dai 13 anni in su, è possibile rintracciare contenuti allusivi o un linguaggio forte, anche su Instagram i teenager potrebbero occasionalmente imbattersi in contenuti simili, ma continueremo a fare tutto il possibile per ridurre al minimo questi casi. Sappiamo che nessun sistema è perfetto e ci impegniamo a migliorarlo nel tempo”.



















