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Dipendenza da social, Instagram a processo: cosa sta succedendo davvero?

Instagram è stato citato in giudizio con l'accusa di "agganciare" le menti dei più giovani e crearne dipendenza

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ragazzi al telefono che usano i social media 123rf

Il confine tra intrattenimento digitale e patologia clinica è diventato il terreno di scontro di una delle battaglie legali più significative degli ultimi anni. A Los Angeles, il CEO di Instagram, Adam Mosseri, si è seduto sul banco dei testimoni per rispondere a domande cruciali: i social media sono progettati per “agganciare” il cervello degli utenti più giovani? E se sì, le aziende ne sono consapevoli?

La presenza di un dirigente di così alto livello in un’aula di tribunale è un evento raro negli Stati Uniti e segnala che la posta in gioco è altissima. Non si parla solo di possibili risarcimenti miliardari, ma della responsabilità strategica e morale di chi modella le abitudini digitali di miliardi di persone.

Il caso KGM e la strategia della difesa

Il processo in corso si concentra sulla storia di una ragazza di vent’anni, identificata con le iniziali KGM, che ha intentato una causa civile contro il colosso Meta. Il caso funge da “apripista” all’interno di un gigantesco meccanismo legale americano chiamato “Multidistrict Litigation”, che accorpa centinaia di denunce simili contro Meta, TikTok, Snapchat e Google.

Durante la sua deposizione, Mosseri ha adottato una linea di difesa molto precisa. Ha negato categoricamente che Instagram crei “dipendenza” nel senso medico del termine, sostenendo che non esista una documentazione scientifica definitiva capace di provare un legame diretto e incontrovertibile tra l’uso dell’app e scompensi clinici come la depressione. Tuttavia, il CEO ha ammesso che può esistere un “uso problematico”. Si riferisce a quelle situazioni in cui le persone trascorrono online più tempo di quanto vorrebbero, provando poi un senso di disagio o malessere.

Filtri di bellezza e salute mentale

Un punto delicato del dibattimento ha riguardato l’impatto dei social sull’umore e sull’ansia. Mosseri ha riconosciuto che alcune funzionalità, come i celebri filtri di bellezza, sono state oggetto di serie preoccupazioni per la salute mentale, motivo per cui l’azienda ha già iniziato a rimuoverne alcuni.

Per contrastare l’accusa di privilegiare il profitto rispetto alla sicurezza dei minori, Mosseri ha elencato le contromisure adottate da Meta: dal silenziamento delle notifiche durante la notte alla limitazione dei contenuti per adulti, fino ai sistemi per identificare gli utenti ritenuti più vulnerabili. Secondo il CEO, queste funzioni dimostrano l’impegno dell’azienda nel fornire strumenti di protezione piuttosto che trappole psicologiche.

Una battaglia che oltrepassa i confini americani

Sebbene il cuore del processo sia in California, gli effetti di una sentenza potrebbero essere globali. Anche in Europa la pressione normativa si sta facendo asfissiante, con multe e indagini basate sui regolamenti digitali. L’Italia non è da meno: il 14 maggio si aprirà a Milano la prima udienza di un’azione giudiziaria intentata da diverse associazioni di genitori contro Facebook, Instagram e TikTok.

Le richieste dei genitori italiani ricalcano quelle americane: verifica rigorosa dell’età degli utenti, trasparenza totale sui rischi per la salute e, soprattutto, la rinuncia a tutte quelle tecniche di design (come lo scroll infinito) sospettate di indurre comportamenti compulsivi.

Perché questa testimonianza cambia le regole del gioco

Il fatto che Mosseri sia stato chiamato a testimoniare di persona indica che il tribunale vuole indagare sulla consapevolezza aziendale. Se emergesse che i vertici di Meta sapevano che certi algoritmi avrebbero causato danni alla salute mentale dei minori ma hanno scelto di non intervenire per non danneggiare i ricavi pubblicitari, l’azienda si troverebbe di fronte a una crisi senza precedenti.

Il processo di Los Angeles non stabilirà solo il destino di un risarcimento per una singola utente, ma potrebbe costringere l’intera industria dei social media a riscrivere le regole del proprio design, mettendo la sicurezza psicologica dei ragazzi al di sopra della crescita metrica.