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Booking sotto indagine dall'Antitrust, cosa non va con i programmi preferiti: "Pratiche scorrette"

L’Antitrust indaga sui programmi "Partner Preferiti" di Booking. La visibilità dipenda dalle commissioni e non dalla qualità reale: ecco i rischi per gli utenti

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App Booking 123RF

Booking è tra le principali piattaforme sfruttate in Italia per programmare un viaggio. Si possono prenotare alloggi ed esperienze, optando per strutture alberghiere, abitazioni private, singole stanze o intere case.

È uno di quei siti che tendenzialmente visitiamo di default quando siamo in fase di ricerca. Per questo, considerando la gigantesca diffusione, è rapidamente diventata virale la notizia di un’ispezione nelle sedi aziendali da parte dei funzionari dell’Antitrust (con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza). L’azienda si difende ma, intanto, la diffidenza dei clienti aumenta. Ecco cosa sta succedendo.

Il rischio per gli utenti

L’AGCM ha avviato un’istruttoria nei confronti di: Booking.com, Booking.com International e Booking.com Italia. Il motivo? Pratiche commerciali scorrette. Detta così, però, vuol dire tutto e nulla.

L’Antitrust ha nel mirino i programmi “Partner Preferiti” e “Partner Preferiti Plus”. Di fatto ritiene che la società presenterebbe queste strutture partecipanti come selezionate in base alla qualità del servizio, così come al rapporto qualità-prezzo.

Questo vuol dire che, mentre fai ricerche per prenotare, ti lasci ammaliare maggiormente da queste proposte, perché ritieni d’avere maggiori chance di non ritrovarti con “brutte sorprese” in vacanza. I requisiti d’accesso a questi programmi, però, non sembrano garantire queste specifiche caratteristiche qualitative.

La selezione avrebbe più a che fare con la ricerca di strutture che garantiscono maggiori commissioni a Booking.com. Ciò può coincidere con una qualità sopra la media? A volte, ma non è una componente necessaria per iscriversi.

Non è da escludere, dunque, che l’utente medio si ritrovi in una di queste due situazioni:

  • rischio di prenotazione a costi maggiori, a parità di qualità;
  • preferenza per strutture qualitativamente inferiori ad altre non iscritte.

La risposta di Booking

Quando si parla di comunicazione, la chiarezza è fondamentale. Ogni scelta indirizza l’utente, spingendo un bel po’ di soldi in una direzione o nell’altra. Il colosso delle prenotazioni online si dice però sereno e certo della bontà delle proprie azioni:

“Stiamo collaborando pienamente con l’AGCM nell’ambito dell’indagine in corso e riteniamo che i nostri programmi dedicati ai partner, che sono facoltativi per le strutture ricettive, soddisfino i requisiti della normativa a tutela dei consumatori, garantendo al contempo un equilibrio tra gli interessi dei nostri partner e la possibilità per i clienti di continuare a beneficiare di un’ampia scelta”.

La reazione del Codacons

Al di là di come terminerà questa vicenda, l’avvio dell’indagine dovrebbe spingere tutti noi a una maggiore attenzione. In fase di ricerca e prenotazione, dunque, investiamo un po’ di tempo extra per evitare di investire un extra economico, dove non sarebbe necessario.

Vuol dire non fermarsi alle proposte della piattaforma, ma “scavare” a fondo per trovare la proposta giusta, qualitativamente ed economicamente. Intanto il Codacons ha ovviamente ben accolto l’iniziativa dell’Antitrust:

“Enfatizzare elementi come la qualità, il prezzo, i servizi al pubblico, in assenza di criteri oggettivi e solo perché la struttura paga commissioni più alte, rappresenterebbe una forma di inganno per gli utenti, e potrebbe determinare danni economici portando gli utilizzatori della piattaforma a spendere addirittura di più nell’errata convinzione di fare la scelta migliore e più conveniente. Una circostanza ancora più grave se si considera che in Italia il 70% delle prenotazioni alberghiere avviene oggi tramite siti specializzati, con Booking.com che detiene il 42% delle prenotazioni digitali”.