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AI, tutor digitali, percorsi personalizzati: come sarà la scuola del futuro

L’AI rivoluziona la scuola senza sostituire i docenti: introduce tutor personalizzati, nuove valutazioni e approcci interattivi, puntando a pensiero critico e inclusione

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AI, tutor digitali, percorsi personalizzati: come sarà la scuola del futuro Shutterstock

In sintesi

  • Immaginando il futuro della scuola, si può ipotizzare che l’intelligenza artificiale offrirà tutoraggio personalizzato su larga scala e renderà l’apprendimento più flessibile, inclusivo e vicino agli interessi degli studenti.
  • Docenti e istituzioni in futuro potrebbero dover ripensare metodi, etica e valutazioni per integrare l’IA senza perdere lo sviluppo del pensiero critico e della partecipazione attiva.

L’intelligenza artificiale sta già cambiando la scuola, e continuerà a farlo. Ma quale sarà il risultato finale? È difficile indovinare con esattezza i futuri sviluppi dell’integrazione tra nuove tecnologie e apprendimento scolastico, eppure non mancano ipotesi e previsioni da parte degli esperti del settore. Un’anticipazione arriva da Jayna Devani, Education Lead per Europa, Nord Africa e Medio Oriente di OpenAI, e da Antonio Pisante, CEO di Yellow Tech e Presidente di AIFIA (ovvero l’Associazione Italiana Formatori di Intelligenza Artificiale). Secondo loro, nella scuola del futuro la IA non sostituirà l’insegnante, ma renderà possibile un tutoraggio personalizzato su larga scala e un apprendimento più accessibile, flessibile e inclusivo.

Come cambierà la scuola con l’intelligenza artificiale e i tutor virtuali

Il tema del futuro della scuola nell’era dell’AI è stato affrontato in una recente videointervista a Jayna Devani e Antonio Pisante, pubblicata sul canale YouTube di Andrea Muzii, ex campione mondiale di memoria e fondatore di Accademia Atena.

Secondo i due intervistati, la scuola del futuro avrà ancora al centro l’essere umano, ma non come accade oggi. Per Devani, alcuni elementi saranno radicalmente rivisti: gli insegnanti dovranno coordinare l’interazione tra studenti e AI, e gli standard etici e le modalità di valutazione dovranno essere ripensate alla luce dell’integrazione delle nuove tecnologie.

Inoltre, l’esperta ipotizza che esisteranno percorsi di apprendimento altamente personalizzati. Ad esempio, se una studentessa è molto sportiva, potrebbero venirle proposte metafore sportive per facilitare la spiegazione e l’apprendimento di concetti scientifici o relativi ad altri ambiti. Le stesse metafore però non avrebbero la stessa presa su studenti con interessi e background diversi.

Anche Pisante immagina una scuola del futuro molto diversa da oggi. Anche grazie alla sempre più consolidata presenza di tutor AI virtuali, l’esperto ipotizza che il modello della lezione frontale tradizionale sarà superato per fare spazio a modalità più pratiche e interattive per gestire il tempo in classe.

Come evitare che l’AI renda gli studenti più pigri

Uno dei rischi di affidarsi eccessivamente all’intelligenza artificiale nello svolgimento di compiti cognitivi complessi, come hanno iniziato a fare studenti e studentesse di vari ordini e gradi, è compromettere lo sviluppo del pensiero critico e delle capacità di ragionamento. Un’eventualità che non può essere ignorata nel momento in cui si immagina un futuro in cui scuola e tecnologie IA sono saldamente intrecciate.

Per prevenire la “pigrizia mentale” degli alunni, Devani ha spiegato che OpenAI sta investendo in studi longitudinali per misurare se e come l’IA possa effettivamente migliorare abilità come il pensiero critico. È ad esempio in atto una collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dell’Estonia, con neuroscienziati, pedagogisti, insegnanti e genitori coinvolti nel definire i comportamenti desiderabili (come frizione, curiosità e motivazione) nei modelli.

Un’altra iniziativa che rientra in questo contesto è il lancio di Study Mode in ChatGPT, una modalità che, anziché fornire subito la risposta chiesta dall’utente, in questo caso uno studente, applica principi pedagogici per spingere verso il ragionamento autonomo.

Cosa si sta facendo in Italia per portare l’AI nelle scuole

Come accennato, la IA è già entrata nelle scuole. Secondo uno studio abbastanza recente, negli Stati Uniti 6 insegnanti su 10 utilizzano strumenti AI per diverse attività, dalla creazione di test di valutazione alla pianificazione delle lezioni. Sempre negli USA, OpenAI è già all’opera per diffondere l’uso della sua AI nei campus, per renderla parte integrante dell’esperienza accademica anche di studenti e studentesse.

Ma questa rivoluzione non sta accadendo solo all’estero, naturalmente. Secondo Jayna, anche l’Italia sta giocando un ruolo chiave nella strategia globale di OpenAI per l’education. Lo dimostra l’accordo recentemente siglato da OpenAI con la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, che rappresenta 1,2 milioni di studenti e 200.000 persone tra docenti e personale scolastico.

Inoltre, sono già in atto collaborazioni con alcuni atenei, come l’Università Bocconi. L’obiettivo per OpenAI è capire come, anche in Italia, i casi d’uso della IA nell’insegnamento e nell’apprendimento stiano supportando docenti e studenti.

«Il maggiore impatto dell’AI sugli studenti è il tutoraggio personalizzato», ha aggiunto invece Pisante commentando la situazione italiana e specificando che Yellow Tech ha già collaborato con oltre 500 scuole superiori sul territorio nazionale. «Per la prima volta, tutti possono avere un tutor che si adatta al loro ritmo e al loro livello di conoscenze. Il tutoraggio personalizzato è da sempre uno dei modi più efficaci per imparare, ma non è mai stato democratico. Con l’IA lo diventa».