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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

L'IA ci ruberà il lavoro? In Italia ne è convinto più di uno su due

Secondo il Pew Research Center, il 55% degli italiani teme l'impatto dell'IA sul lavoro nei prossimi 20 anni, con i giovani tra i 18 e i 34 anni tra i più preoccupati. Eppure non manca l'ottimismo per la tecnologia.

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Persona che cerca lavoro disperatamente 123RF

Mentre analisti e gruppi di ricerca cercano di capire come l’intelligenza artificiale impatterà nel mondo del lavoro, la convinzione che agenti IA e chatbot possano sottrarci il posto si fa sempre più strada tra noi cittadini.

Lo segnala l’ultima ricerca a cura del centro studi statunitense Pew Research Center, che mette in luce questo stato d’animo con numeri particolarmente significativi.

In Italia, ad esempio, oltre una persona su due guarda con grande scetticismo all’evoluzione dell’IA.

In Italia prevale la paura dell’intelligenza artificiale che ruba il lavoro

Nella ricerca stilata da Pew Resaerch Center sulle opinioni di 50.838 persone in 37 paesi a reddito medio-alto, nel periodo compreso tra febbraio e giugno, l’Italia ha una posizione importante per quanto riguarda la preoccupazione circa l’IA nel mondo del lavoro.

Un netto 55% degli intervistati teme infatti che, nell’arco dei prossimi vent’anni, l’intelligenza artificiale porterà a una contrazione generale delle opportunità lavorative.

Guardando oltre confine, in Francia la percentuale sale al 60%, nel Regno Unito raggiunge il 61% e in Grecia arriva al 68%. In cima alla graduatoria globale troviamo gli Stati Uniti al 71%, affiancati dall’Australia e dalla Corea del Sud, entrambe attestate al 76%.

Non è così sorprendente il fatto che buona parte della preoccupazione provenga da Paesi a medio-alto reddito. In queste nazioni l’IA sta infatti ricoprendo un ruolo sempre più centrale nei piani strategici delle aziende, sia grandi che piccole, spinte dalla corsa all’ottimizzazione della produzione.

E sebbene ancora le analisi di settore siano lontane da ogni conferma definitiva, già questo rally basta e avanza per incutere timore tra i lavoratori. Soprattutto tra quelli giovani.

Giovani sempre più preoccupati del lavoro nell’era dell’IA

In diverse realtà analizzate dal report, il timore di perdere la propria occupazione a causa dell’IA risulta assai più accentuato tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni rispetto a chi ha superato i 50 anni.

È un trend trasversale, che attraversa senza distinzioni sia contesti ad alto reddito come Canada, Francia, Singapore e Svezia, sia paesi a reddito medio quali India, Indonesia e Malesia.

La stessa Italia rispecchia questa dinamica: il 77% dei giovani tra i 18 e i 34 anni si dichiara preoccupato per l’impatto dell’IA, cifra che si attesta al 64% nella fascia 35-49 anni e scende drasticamente al 38% tra gli over 50. Percentuali ancora più marcate si osservano in Francia (rispettivamente 79%, 68% e 34%) e in Giappone (79%, 74% e 42%).

Particolare è il caso degli Stati Uniti, dove l’ansia da automazione ha registrato un’impennata generalizzata: tra i 18 e i 34 anni la preoccupazione tocca il 74% (in riflesso alle diverse proteste degli studenti nelle università USA), ma anche tra gli over 50 raggiunge la soglia significativa del 67%.

Non manca l’ottimismo per i chatbot (ma tutto dipende dall’informazione)

A fronte di un clima d’ansia piuttosto diffuso, non mancano comunque segnali di ottimismo e curiosità per le prospettive dell’IA.

Prendendo in esame i 37 paesi coinvolti, una mediana del 37% si dichiara più preoccupata che entusiasta, mentre la mediana del 41% esprime una posizione intermedia, fatta di pari preoccupazione ed entusiasmo.

È proprio questo sentiment misto e ambivalente che rappresenta l’atteggiamento prevalente in circa la metà dei contesti analizzati. In Italia le rilevazioni indicano un 49% di preoccupati, un 36% che vive un misto delle due emozioni e un 15% di entusiasti: sommando queste ultime due percentuali, la quota di chi manifesta apertura verso la tecnologia supera quella di chi la teme apertamente.

Centrale è però la consapevolezza dello strumento: chi ha letto o approfondito maggiormente il tema dell’IA tende a mostrare una fiducia superiore. In Germania, tra chi ha una spiccata consapevolezza sul tema, solo il 26% si definisce prevalentemente preoccupato, il 59% si posiziona a metà strada e il 15% si dice entusiasta.

Tra gli italiani informati, le medesime risposte si attestano rispettivamente al 36%, 43% e 22%, laddove tra chi ne sa poco o nulla la preoccupazione schizza al 62%, contro un 29% di incerti e un misero 8% di entusiasti.

FAQ

In quali Paesi la paura è più forte che in Italia?

In Italia il dato è già elevato, ma altrove lo è ancora di più: Francia 60%, Regno Unito 61%, Grecia 68%. Gli Stati Uniti guidano la classifica con il 71%, seguiti da Australia e Corea del Sud al 76%.

Chi è più preoccupato dell'impatto dell'IA sul lavoro?

Soprattutto i più giovani. In Italia il timore riguarda il 77% dei 18-34enni, contro il 64% dei 35-49 anni e il 38% degli over 50. Il trend emerge anche in molti altri Paesi analizzati.

C'è anche entusiasmo verso chatbot e IA?

Sì, anche se prevale un atteggiamento misto. In Italia il 49% è preoccupato, il 36% prova insieme curiosità e timore, mentre il 15% è entusiasta. Sommati, i favorevoli o aperti superano chi teme apertamente la tecnologia.

L'informazione sull'IA cambia davvero la percezione?

Molto. Chi conosce meglio l'IA tende a fidarsi di più e a temerla meno. In Italia, tra gli informati, la quota di preoccupati scende al 36%; tra chi sa poco o nulla sale invece al 62%.