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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

L'IA sta rivoluzionando il lavoro, meno i salari: lo dice uno studio della BCE

Uno studio della BCE analizza l’impatto dell’intelligenza artificiale negli USA: cambiamenti nel lavoro evidenti, ma effetti su occupazione e salari finora limitati.

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Uomo fa lavoro tecnologico con grafici AI iStock

Che l’intelligenza artificiale stia trasformando profondamente il mondo del lavoro non è certo una novità. Da mesi istituzioni, centri di ricerca e organizzazioni internazionali cercano di misurare l’impatto concreto dell’IA non solo sull’occupazione, ma anche sui salari.

Tra queste c’è la Banca Centrale Europea (BCE), che ha esaminato gli effetti del boom dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti. Ecco cosa ha scoperto.

Un mercato del lavoro che si sta adattando all’IA

Negli ultimi anni la diffusione dell’intelligenza artificiale ha alimentato il timore che molte professioni possano essere sostituite dalle macchine, tanto per ampliare ancora di più le disuguaglianze economiche già vigenti.

Un timore ritenuto eccessivo dalla BCE, che nel suo recente studio “AI and the US labour market: effects on employment growth” invita a osservare il fenomeno con maggiore cautela. Pur riconoscendo che alcuni posti di lavoro sono effettivamente esposti al rischio di sostituzione, l’istituto di Francoforte sottolinea che l’economia statunitense ha iniziato ad adattarsi all’avanzata dell’IA già da diversi anni.

Secondo l’analisi, molti lavoratori provenienti dai settori più vulnerabili sono stati progressivamente assorbiti da altri comparti dell’economia, e proprio questo processo di riallocazione avrebbe contribuito a limitare gli effetti negativi complessivi sull’occupazione, favorendo una graduale trasformazione del mercato del lavoro anziché uno shock improvviso.

I lavori più esposti all’IA stanno crescendo meno

Ciò non significa che l’intelligenza artificiale non stia già influenzando le dinamiche occupazionali. Al contrario, i dati mostrano differenze significative tra le professioni considerate più a rischio e quelle meno esposte all’automazione.

Nel rapporto si legge che, “a parità di altre condizioni, tra il 2019 e il 2025 i posti di lavoro con un alto rischio di sostituzione sono cresciuti di circa 15 punti percentuali in meno rispetto ai posti di lavoro con un basso rischio di sostituzione“.

In altre parole, le professioni maggiormente esposte all’automazione stanno registrando una crescita decisamente più lenta rispetto a quelle che richiedono competenze difficilmente replicabili dall’IA.

Chi perde terreno e chi invece cresce

Sempre secondo la BCE, l’occupazione nei settori classificati ad alto rischio di sostituzione, tra cui professioni come economisti e grafici, è diminuita in media di oltre il 4% tra il 2019 e il 2025.

Nello stesso periodo, le professioni considerate meno vulnerabili all’intelligenza artificiale, come elettricisti e insegnanti delle scuole superiori, hanno registrato una crescita dell’occupazione pari al 13%.

Questa evoluzione si riflette anche nella composizione complessiva del mercato del lavoro statunitense: la quota dei posti di lavoro a basso rischio è infatti salita dal 23% al 25% del totale dell’occupazione; quella dei lavori ad alto rischio è scesa dal 35% al 33%.

Per ora salari stabili, ma il futuro resta incerto

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda l’andamento delle retribuzioni. Nonostante i cambiamenti osservati nell’occupazione, “il rischio di sostituzione con l’IA non ha avuto un impatto significativo sulla crescita salariale dal 2019“.

Dalla BCE invitano comunque alla prudenza.

L’attuale fase potrebbe rappresentare soltanto l’inizio di una trasformazione più ampia. Con il miglioramento continuo dei modelli di IA e una diffusione sempre più capillare degli strumenti di automazione, gli effetti sui redditi potrebbero diventare più evidenti negli anni a venire.

Come evitare di finire nel “tritacarne” dell’IA

Per certi versi i risultati dello studio firmato BCE non si discostano troppo da quelli del report elaborato dalla Banca di Canada, sempre incentrato sui rischi dell’IA nell’occupazione.

Alla fine, non tutti i lavori sono esposti allo stesso modo alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale, e anzi se si investe nell’aggiornamento continuo delle competenze, imparando a utilizzare l’IA come strumento di supporto ci si potrebbe difendere meglio in un mercato del lavoro destinato a cambiare rapidamente.

Più che sostituire indistintamente tutti i lavoratori, infatti, l’intelligenza artificiale sta premiando chi riesce a integrarla nel proprio lavoro e penalizzando chi resta fermo davanti al cambiamento. Meglio quindi avercela amica che nemica.

FAQ

L'IA sta eliminando posti di lavoro rapidamente?

No: la BCE rileva riallocazione dei lavoratori e una trasformazione graduale del mercato invece di uno shock improvviso.

Quali lavori crescono meno per effetto dell'IA?

Le professioni con alto rischio di sostituzione crescono circa 15 punti percentuali in meno rispetto a quelle a basso rischio.

L'IA ha già modificato i salari?

Per ora non c'è stato un impatto significativo sulla crescita salariale, ma la BCE avverte che il futuro resta incerto.